
Chris Brown condannato a 13 milioni di dollari per l’aggressione della governante da parte del suo cane da guardia
Una giuria di Los Angeles ha riconosciuto la responsabilità civile del cantante per le lesioni permanenti subite dalla donna, mentre emergono dettagli sulla gestione dei soccorsi e sulle versioni contrastanti.
Una giuria civile di Los Angeles ha condannato il cantante statunitense Chris Brown e la sua società, Black Pyramid LLC, a versare 12,9 milioni di dollari di risarcimento a Maria Avila, l’ex governante aggredita nel dicembre 2020 da Hades, un cane da guardia di razza pastore del Caucaso di circa 90 chilogrammi, all’interno della villa dell’artista a Tarzana, in California. Il verdetto, giunto al termine di un processo di due settimane, riconosce la negligenza del proprietario e destina ulteriori 885.000 dollari alla sorella Patricia, testimone diretta dell’attacco, e 50.000 dollari al marito Oscar Olivo per i danni emotivi subiti. Secondo la ricostruzione emersa in aula, la donna stava portando fuori la spazzatura quando l’animale l’ha azzannata, provocandole lesioni permanenti al volto e al braccio sinistro, in parte ricostruito con un innesto cutaneo prelevato dall’addome, oltre a un disturbo da stress post-traumatico che le impedisce di tornare al lavoro.
La linea difensiva di Brown, illustrata durante la sua deposizione, ha puntato sulla natura dell’animale – acquistato e gestito dal personale di sicurezza per fronteggiare situazioni di stalking, non un animale domestico – e su una presunta avvertenza rivolta alle due sorelle di non uscire senza la presenza delle guardie. Secondo la versione del cantante, riportata dalla cronaca giudiziaria, egli avrebbe udito il ringhio, trovato la governante a terra coperta di sangue e, in stato di shock, avrebbe allertato la sicurezza prima di allontanarsi su consiglio del manager per evitare un «circo mediatico». Le due donne hanno negato di aver mai ricevuto quell’avvertimento, sottolineando come la barriera linguistica rendesse improbabile una simile comunicazione. La giuria ha dunque ritenuto prevalente la tesi dell’accusa, che imputava al cantante la mancata adozione di misure adeguate a prevenire l’aggressione.
Sul piano delle conseguenze, la sentenza californiana si inserisce in un quadro giudiziario più ampio per l’artista, attualmente in tournée con Usher e in attesa di un processo nel Regno Unito in ottobre per una presunta aggressione a un produttore musicale in un nightclub nel 2023, episodio per il quale si è dichiarato non colpevole. La vicenda del cane Hades, al di là del risarcimento milionario, riaccende il dibattito sulla responsabilità dei proprietari di animali da guardia in contesti residenziali, tema che secondo osservatori del diritto civile nordamericano potrebbe influenzare futuri contenziosi in materia di negligenza e obblighi di prevenzione.
In un contesto più ampio, la cronaca recente ha registrato altri episodi di aggressioni canine con conseguenze gravi: secondo quanto riportato da organi di informazione britannici, l’ex partecipante al reality «Grande Fratello» Aisleyne Horgan-Wallace ha raccontato di essere stata morsa fino all’osso da un cane subito dopo aver posato per una foto con l’animale, lanciando un appello ai proprietari di razze forti affinché curino con attenzione l’addestramento. Il caso di Los Angeles, tuttavia, resta al momento il più rilevante per l’entità del risarcimento e per la notorietà del convenuto, con i legali della famiglia Avila che hanno espresso soddisfazione per una giustizia attesa oltre cinque anni.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un tribunale di Los Angeles ha imposto a Chris Brown un risarcimento di 13 milioni di dollari per l'aggressione del suo cane a una domestica. Questo caso dimostra come la giustizia americana sia ossessionata dalle celebrità e dai risarcimenti milionari, mentre trascura le vere ingiustizie. È l'ennesima prova del degrado morale degli Stati Uniti.
La corte di Los Angeles ha giustamente condannato Chris Brown a risarcire con 13 milioni di dollari la domestica aggredita dal suo cane. È una vittoria per i lavoratori domestici e per la giustizia, che dimostra come anche le celebrità debbano rispondere delle loro responsabilità. La sentenza manda un messaggio chiaro: nessuno è al di sopra della legge.
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