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Pogacar indica Del Toro come possibile vincitore, il Tour riparte da Barcellona

Alla vigilia della partenza, il fuoriclasse sloveno sorprende e include il giovane messicano tra i candidati al successo finale, mentre la corsa si prepara a un'edizione tra montagne estreme e duelli annunciati.

«Spero che Isaac vinca il Tour de France». La frase, pronunciata da Tadej Pogačar durante la conferenza stampa della vigilia a Barcellona, ha immediatamente ridisegnato la gerarchia dei favoriti. Il fuoriclasse sloveno, quattro volte vincitore della Grande Boucle, ha indicato il compagno di squadra Isaac del Toro, ventiduenne messicano all'esordio nella corsa, come uno dei corridori in grado di ambire alla maglia gialla. Un’investitura inattesa, che ha spostato i riflettori su un talento finora considerato gregario di lusso, ma che nel 2025 ha sfiorato la vittoria al Giro d’Italia e in questa stagione ha già conquistato la Tirreno-Adriatico e il Tour Auvergne-Rhône-Alpes.

La 113ª edizione scatta sabato 4 luglio con una cronometro a squadre nel cuore della Catalogna, prima di attraversare i Pirenei e puntare verso le Alpi. Il percorso, disegnato per mantenere il suspense fino all’ultimo, propone una sequenza di tappe che gli analisti francesi definiscono «la più dura mai concepita alla vigilia dell’arrivo»: il ventesimo giorno, 170 chilometri con 5.450 metri di dislivello tra Bourg d’Oisans e l’Alpe d’Huez, scalato due volte, dopo aver affrontato Galibier e Croix-de-Fer. Prima, la cronometro individuale di Thonon-les-Bains e l’inedita ascesa al Plateau de Solaison potrebbero già scavare distacchi incolmabili.

Sul piano sportivo, il duopolio Pogačar-Vingegaard domina le analisi degli esperti internazionali. Il danese, fresco vincitore del Giro con cinque tappe e già trionfatore di Parigi-Nizza e Volta a Catalunya, punta a diventare il terzo uomo della storia a detenere contemporaneamente i tre grandi giri. Pogačar, dal canto suo, ha collezionato tredici vittorie in sedici giorni di corsa nel 2026, tra classiche monumento e corse a tappe. Tuttavia, come osservato dagli addetti ai lavori, la profondità della start list è senza precedenti: il belga Remco Evenepoel e il tedesco Florian Lipowitz guideranno la doppia punta Red Bull-Bora, mentre il diciannovenne francese Paul Seixas, primo connazionale dal 2007 a vincere una corsa World Tour a tappe, incarna le speranze di una nazione che non alza le braccia a Parigi dal 1985.

La presenza di Del Toro riporta il Messico al Tour dopo ventinove anni di assenza. Prima di lui, solo Raúl Alcalá, ottavo nel 1989 e vincitore di due tappe, e Miguel Arroyo, ultimo messicano nel 1997, avevano calcato le strade della Grande Boucle. Il giovane della UAE Emirates, descritto dai media latinoamericani come «la joya mexicana», incarna un profilo inedito: scalatore resistente, capace di leggere la corsa e di sacrificarsi per il capitano, ma con margini di crescita che lo stesso Pogačar ha voluto pubblicamente riconoscere. La sua doppia missione – proteggere il leader e ritagliarsi uno spazio personale in classifica – sarà uno dei temi narrativi delle tre settimane.

La partenza da Barcellona, terzo Grand Départ spagnolo della storia, coincide con un momento di tensione palpabile. Nella conferenza stampa di Red Bull, Evenepoel ha reagito con irritazione a domande sulla tattica a due punte, mentre Lipowitz manteneva un profilo disteso, confermando – secondo la stampa tedesca – un’intesa di squadra ancora in fase di rodaggio. Il Tour si apre dunque con più interrogativi che certezze, e la prima risposta arriverà già sabato, quando i 184 corridori affronteranno i 19,6 chilometri contro il tempo che potrebbero già vestire di giallo uno dei protagonisti attesi.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

41%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa latinoamericana
Stampa europea continentale/ Nordica
ScetticismoIronia

La stampa nordica inquadra il Tour come un banco di prova per il danese Vingegaard, che ha dominato il Giro ma ora deve misurarsi con il vero parametro: Pogacar. Ci si chiede se la superiorità dello sloveno stia rendendo la corsa prevedibile, come un saltatore con l'asta che annulla la concorrenza. Il dibattito ruota intorno alla capacità di Vingegaard di insidiare davvero il campione in carica.

Stampa latinoamericana/ Mercato
TrionfoPaternalismo

I media latinoamericani celebrano il ritorno del Messico al Tour dopo quasi trent'anni, con il giovane Isaac del Toro come protagonista. Perfino Tadej Pogacar lo ha indicato come possibile vincitore, offrendo una benedizione paternalistica al debuttante. La corsa è dipinta come un'occasione storica per la regione, con le tappe di montagna decisive per il titolo.

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5 testate|4 lingue|3 min lettura
giovedì 2 luglio 2026

Pogacar indica Del Toro come possibile vincitore, il Tour riparte da Barcellona

Alla vigilia della partenza, il fuoriclasse sloveno sorprende e include il giovane messicano tra i candidati al successo finale, mentre la corsa si prepara a un'edizione tra montagne estreme e duelli annunciati.

«Spero che Isaac vinca il Tour de France». La frase, pronunciata da Tadej Pogačar durante la conferenza stampa della vigilia a Barcellona, ha immediatamente ridisegnato la gerarchia dei favoriti. Il fuoriclasse sloveno, quattro volte vincitore della Grande Boucle, ha indicato il compagno di squadra Isaac del Toro, ventiduenne messicano all'esordio nella corsa, come uno dei corridori in grado di ambire alla maglia gialla. Un’investitura inattesa, che ha spostato i riflettori su un talento finora considerato gregario di lusso, ma che nel 2025 ha sfiorato la vittoria al Giro d’Italia e in questa stagione ha già conquistato la Tirreno-Adriatico e il Tour Auvergne-Rhône-Alpes.

La 113ª edizione scatta sabato 4 luglio con una cronometro a squadre nel cuore della Catalogna, prima di attraversare i Pirenei e puntare verso le Alpi. Il percorso, disegnato per mantenere il suspense fino all’ultimo, propone una sequenza di tappe che gli analisti francesi definiscono «la più dura mai concepita alla vigilia dell’arrivo»: il ventesimo giorno, 170 chilometri con 5.450 metri di dislivello tra Bourg d’Oisans e l’Alpe d’Huez, scalato due volte, dopo aver affrontato Galibier e Croix-de-Fer. Prima, la cronometro individuale di Thonon-les-Bains e l’inedita ascesa al Plateau de Solaison potrebbero già scavare distacchi incolmabili.

Sul piano sportivo, il duopolio Pogačar-Vingegaard domina le analisi degli esperti internazionali. Il danese, fresco vincitore del Giro con cinque tappe e già trionfatore di Parigi-Nizza e Volta a Catalunya, punta a diventare il terzo uomo della storia a detenere contemporaneamente i tre grandi giri. Pogačar, dal canto suo, ha collezionato tredici vittorie in sedici giorni di corsa nel 2026, tra classiche monumento e corse a tappe. Tuttavia, come osservato dagli addetti ai lavori, la profondità della start list è senza precedenti: il belga Remco Evenepoel e il tedesco Florian Lipowitz guideranno la doppia punta Red Bull-Bora, mentre il diciannovenne francese Paul Seixas, primo connazionale dal 2007 a vincere una corsa World Tour a tappe, incarna le speranze di una nazione che non alza le braccia a Parigi dal 1985.

La presenza di Del Toro riporta il Messico al Tour dopo ventinove anni di assenza. Prima di lui, solo Raúl Alcalá, ottavo nel 1989 e vincitore di due tappe, e Miguel Arroyo, ultimo messicano nel 1997, avevano calcato le strade della Grande Boucle. Il giovane della UAE Emirates, descritto dai media latinoamericani come «la joya mexicana», incarna un profilo inedito: scalatore resistente, capace di leggere la corsa e di sacrificarsi per il capitano, ma con margini di crescita che lo stesso Pogačar ha voluto pubblicamente riconoscere. La sua doppia missione – proteggere il leader e ritagliarsi uno spazio personale in classifica – sarà uno dei temi narrativi delle tre settimane.

La partenza da Barcellona, terzo Grand Départ spagnolo della storia, coincide con un momento di tensione palpabile. Nella conferenza stampa di Red Bull, Evenepoel ha reagito con irritazione a domande sulla tattica a due punte, mentre Lipowitz manteneva un profilo disteso, confermando – secondo la stampa tedesca – un’intesa di squadra ancora in fase di rodaggio. Il Tour si apre dunque con più interrogativi che certezze, e la prima risposta arriverà già sabato, quando i 184 corridori affronteranno i 19,6 chilometri contro il tempo che potrebbero già vestire di giallo uno dei protagonisti attesi.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

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Stampa europea continentaleStampa latinoamericana
Stampa europea continentale/ Nordica
ScetticismoIronia

La stampa nordica inquadra il Tour come un banco di prova per il danese Vingegaard, che ha dominato il Giro ma ora deve misurarsi con il vero parametro: Pogacar. Ci si chiede se la superiorità dello sloveno stia rendendo la corsa prevedibile, come un saltatore con l'asta che annulla la concorrenza. Il dibattito ruota intorno alla capacità di Vingegaard di insidiare davvero il campione in carica.

Stampa latinoamericana/ Mercato
TrionfoPaternalismo

I media latinoamericani celebrano il ritorno del Messico al Tour dopo quasi trent'anni, con il giovane Isaac del Toro come protagonista. Perfino Tadej Pogacar lo ha indicato come possibile vincitore, offrendo una benedizione paternalistica al debuttante. La corsa è dipinta come un'occasione storica per la regione, con le tappe di montagna decisive per il titolo.

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