
Londra impone ai rifugiati un rimborso fino a 10mila sterline per l’asilo
Il nuovo disegno di legge laburista prevede che i richiedenti asilo riconosciuti restituiscano i costi di vitto e alloggio prima di ottenere la residenza permanente, suscitando critiche da parte delle organizzazioni umanitarie.
Il governo britannico ha annunciato che i richiedenti asilo adulti cui viene riconosciuta la protezione dovranno restituire allo Stato una somma forfettaria di circa 10.000 sterline (poco meno di 11.700 euro) per i costi di alloggio e sostegno economico ricevuti durante la procedura. La misura, inserita nel nuovo disegno di legge su immigrazione e asilo che sarà presentato martedì alla Camera dei Comuni, subordina l’accesso al permesso di soggiorno permanente (indefinite leave to remain) al rimborso integrale, con modalità simili a quelle dei prestiti studenteschi. Secondo il Ministero dell’Interno, il prelievo sarà parametrato al reddito e scatterà solo per chi supera una soglia ancora da definire, con clausole di salvaguardia per evitare l’indigenza. La ministra Shabana Mahmood ha difeso la scelta affermando che «ricevere il sostegno per l’asilo è un diritto, ma anche una responsabilità», e che ci si aspetta che i beneficiari «restituiscano la generosità del popolo britannico» non appena ne abbiano i mezzi.
Le organizzazioni per i rifugiati e gli esperti di migrazione hanno reagito con durezza. Il Consiglio britannico per i rifugiati, per voce del direttore Imran Hussain, ha definito il piano «ingiusto e impraticabile», una «tassa aggiuntiva sui rifugiati» che ostacolerà il reinserimento di chi fugge da guerre e persecuzioni. L’Osservatorio sulle migrazioni dell’Università di Oxford, attraverso la ricercatrice Madeleine Sumption, ha messo in dubbio la capacità effettiva di recupero: nel 2023 solo il 13% delle persone a cui era stato riconosciuto lo status di rifugiato da cinque anni guadagnava almeno 20.000 sterline annue, mentre la maggioranza restava disoccupata o con redditi inferiori. I critici sottolineano inoltre che durante l’esame della domanda i richiedenti asilo non possono lavorare per legge, il che li costringe a dipendere proprio da quel sostegno statale che ora dovrebbero ripagare.
La mossa si inserisce in un clima politico interno sempre più polarizzato sull’immigrazione. Il Partito Laburista, al governo da luglio 2024, è sotto pressione per l’ascesa di Reform UK, la formazione di Nigel Farage che promette deportazioni di massa. Secondo fonti parlamentari, il governo intende così ridurre l’onere per i contribuenti, che nel 2023 ha raggiunto i 4 miliardi di sterline per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il ministro ombra conservatore Chris Philp ha rivendicato la paternità della proposta, sostenendo che i laburisti hanno bloccato un emendamento analogo presentato dai Tory lo scorso anno. All’interno dello stesso partito di governo, alcuni deputati laburisti si oppongono alle misure più restrittive del disegno di legge, che prevede anche l’utilizzo di ex caserme per alloggiare i richiedenti asilo e l’espulsione di altre 45.000 persone senza diritto di soggiorno entro il prossimo decennio.
Il meccanismo di rimborso, i cui dettagli operativi – soglie di reddito, rateizzazione, eventuali esenzioni – saranno definiti in un secondo momento, rappresenta un esperimento senza precedenti in un grande Paese europeo. Mentre il dibattito britannico si concentra sul contenimento della spesa e sul contrasto all’immigrazione irregolare, gli analisti di Bruxelles osservano che la misura si discosta nettamente dall’approccio prevalente nell’Unione Europea, dove i costi dell’accoglienza restano a carico degli Stati senza meccanismi di recupero individuale. Il disegno di legge approderà in Parlamento nei prossimi giorni; il voto è atteso entro la sessione primaverile, ma le divisioni trasversali lasciano aperta la possibilità di emendamenti sostanziali.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
La Gran Bretagna invoca il principio di responsabilità fiscale per giustificare il recupero dei costi dai rifugiati riconosciuti.
Il provvedimento viene presentato come una norma universale di contabilità pubblica, trascurando la specifica condizione di vulnerabilità dei rifugiati.
Viene omesso il dettaglio che molti rifugiati non hanno reddito sufficiente per rimborsare, e che il costo dell'integrazione è già sostenuto dallo Stato.
L'Occidente punisce i rifugiati con politiche che scaricano su di loro i costi dell'accoglienza.
Lo Stato britannico viene personificato come attore ostile e ingiusto, mentre i rifugiati sono vittime passive, rafforzando un'opposizione morale.
Viene omesso il contesto fiscale britannico e il fatto che altri paesi europei adottano misure simili.
La Russia osserva come le politiche occidentali si ritorcano contro i loro stessi promotori, rivelando la vera natura del sistema.
Si stabilisce una simmetria tra le azioni britanniche e l'immagine di un Occidente in declino, utilizzando la notizia per corroborare una narrazione di crisi sistemica.
Viene omesso qualsiasi riconoscimento degli sforzi britannici di accoglienza o delle sfide pratiche della gestione migratoria.
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