
Leone XIV, il Papa che unge i cardinali con la parola del lebbroso
Nel secondo Concistoro straordinario, il Pontefice americano invoca la pace e chiede ai porporati «sostegno pubblico e franchezza», mentre il Vangelo del giorno risuona come monito per un’umanità lacerata.
Nella penombra della Basilica di San Pietro, mentre il diacono proclamava il Vangelo di Marco – «Signore, se vuoi, puoi purificarmi» – i cardinali convenuti da ogni continente hanno ascoltato la supplica del lebbroso che osò avvicinarsi a Gesù infrangendo la legge. Pochi minuti dopo, sull’altare della Cattedra, Papa Leone XIV ha trasformato quella pagina in un appello rivolto al mondo: «La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio. Il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche». La messa che ha aperto il secondo Concistoro straordinario del pontificato leoniano, venerdì 26 giugno, ha così intrecciato la liturgia del giorno con la cifra più urgente di un papato nato appena tredici mesi fa.
L’assemblea a porte chiuse, proseguita nell’Aula Paolo VI, ha riunito tutti i 241 cardinali per interrogarsi – secondo le parole dello stesso Pontefice – sulle «sofferenze e i problemi» della situazione internazionale e sul cammino preparatorio della grande assemblea ecclesiale prevista nel 2028. Leone XIV ha chiesto ai porporati un aiuto esplicito: «Il ministero che mi è stato affidato non può essere vissuto da solo. Ho bisogno del vostro forte, esplicito, pubblico appoggio. Accompagnatemi non solo in questi giorni ma ogni giorno. Ho bisogno della vostra franchezza e lealtà». Un linguaggio che, secondo osservatori vicini alle Chiese del Sud globale, segna il passaggio da un governo centralizzato a una sinodalità reale, in cui le periferie non sono solo destinatarie ma protagoniste.
L’incontro conferma lo stile di un Papa che la stampa italiana ha definito «tessitore». Leone, eletto a sorpresa nel maggio 2025 dopo un conclave che un libro recente di Elisabetta Piqué e Gerard O’Connell ricostruisce come un lento decantarsi di candidature, ha fatto dei concistori regolari uno strumento di governo. Non più riunioni saltuarie, ma appuntamenti periodici per creare un collegio cardinalizio che si conosca e si confronti. «Più avremo questi incontri, più saremo uniti», ha confidato il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, cogliendo lo spirito di un pontefice che intende superare il tramonto dell’unità come “sistema romano” per edificare una comunione alimentata dalle Chiese locali.
L’appello alla pace, duramente criticato dall’amministrazione Trump secondo fonti diplomatiche, ha risuonato come un controcanto al Vangelo del lebbroso: l’uomo che si avvicina nonostante il divieto, che confida nella volontà di Cristo, diventa icona di un’umanità ferita che chiede di essere toccata. Leone XIV ha esteso la mano, come Gesù, e ha toccato i cardinali con una parola che sapeva di Vangelo e di cronaca. All’uscita dalla basilica, sotto un cielo romano di inizio estate, i porporati si sono dispersi verso l’Aula Paolo VI portando con sé l’immagine di quel lebbroso risanato, e la consegna di un Papa che non vuole essere lasciato solo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Papa Leone sta conducendo una campagna aggressiva contro la dottrina della guerra giusta, sostenendo che è diventata un pretesto per attaccare i nemici. Il suo messaggio contro la guerra al concistoro e nella prima enciclica ha suscitato aspre critiche dal presidente americano, inquadrando la posizione vaticana come una sfida diretta alla politica di sicurezza.
Papa Leone, abile tessitore di unità, ha riunito i cardinali per affrontare le sofferenze globali e la cultura della potenza, esortando a risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie. Il concistoro è celebrato come un'ulteriore prova della sua guida ispirata, tesa a costruire ponti e a sanare le fratture del mondo contemporaneo nel nome del Vangelo.
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