
Venezuela, bambino di tre anni estratto vivo dalle macerie sei giorni dopo il terremoto
Il piccolo Klieber Morán è stato salvato da una squadra giordana a La Guaira, mentre la conta delle vittime sale a 1.943 e l’ONU lancia l’allarme per cibo e ripari.
Un bambino di tre anni, Klieber Morán, è stato estratto vivo dalle macerie di un edificio a La Guaira, in Venezuela, sei giorni dopo le devastanti scosse di terremoto che hanno colpito il paese. A recuperarlo è stata una squadra di soccorso giordana, come confermato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez. Il piccolo, le cui condizioni sono definite buone dai medici, è stato trasferito in un ospedale di Caracas. Il salvataggio è avvenuto ben oltre la finestra critica di 72 ore, durante la quale, secondo gli esperti, le probabilità di trovare sopravvissuti sotto le macerie sono più elevate.
Il bilancio ufficiale delle vittime, aggiornato dalle autorità, è di 1.943 morti e oltre 10.000 feriti, mentre decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. Secondo i dati satellitari della NASA, circa 58.870 edifici sono stati danneggiati o distrutti. L’ONU ha lanciato un appello urgente per cibo e ripari, denunciando che a La Guaira i servizi di base sono al collasso e le comunicazioni in gran parte interrotte. L’UNHCR segnala crescenti tensioni tra la popolazione per l’accesso limitato agli aiuti, e l’OMS mette in guardia dal rischio di epidemie di malattie prevenibili con i vaccini, come morbillo e difterite, a causa della bassa copertura vaccinale.
Sull’età esatta del bambino permane una lieve discordanza: la presidente Rodríguez parla di tre anni, mentre il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez lo indica come un bambino di due anni. Fonti locali non ufficiali, tra cui un sito web che monitora i dispersi, riportano oltre 46.000 persone scomparse, una cifra che non ha ancora trovato conferma da parte delle istituzioni. Testimoni nella regione descrivono scene di disperazione, con distribuzioni di viveri che talvolta degenerano in scontri.
Sul fronte degli aiuti, un carico di 47 tonnellate di materiale umanitario è giunto martedì, comprendente kit sanitari d’emergenza, attrezzature per parti sicuri e materiali per la prevenzione delle malattie. Squadre di soccorso da Stati Uniti, Messico e decine di altri paesi continuano a setacciare le macerie con cani addestrati e mezzi pesanti. Le autorità venezuelane affermano che oltre 2.000 soccorritori internazionali sono al lavoro, ma tra i residenti cresce la frustrazione per la lentezza percepita nella risposta governativa. Le operazioni di ricerca e recupero sono ancora in corso, e il bilancio delle vittime è considerato provvisorio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il salvataggio di un bambino dalle macerie non può nascondere il catastrofico fallimento del governo venezuelano, che ha lasciato la popolazione a scavare tra le rovine a mani nude mentre i proventi del petrolio scompaiono nella corruzione. L'immensa ricchezza naturale del paese contrasta grottescamente con gli attrezzi arrugginiti e l'assenza di carburante per i macchinari pesanti, rivelando una negligenza sistemica che trasforma i disastri naturali in tragedie provocate dall'uomo.
La storia di Grian Serrano, sopravvissuto sia alle frane del 1999 che a questo doppio terremoto, viene presentata come un miracolo divino, sottolineando la fede personale e la resilienza piuttosto che il fallimento istituzionale. L'attenzione è sulla fortuna incredibile e la gratitudine dell'individuo, trasformando un disastro naturale in una testimonianza dello spirito umano.
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