
La foglia d’acero sul palco dell’Eurovision: il Canada debutta nel 2027
Dopo anni di attesa, il paese nordamericano entra ufficialmente nella gara canora più seguita al mondo, portando l’eredità di Céline Dion e una strategia di avvicinamento all’Europa.
Nella platea della Wiener Stadthalle, durante la finale dell’Eurovision 2026, un gruppo di canadesi sventolava bandiere con la foglia d’acero, mescolandosi ai fan europei. Non erano semplici turisti musicali: il Canada si era classificato tra i primi tre paesi nel voto “Rest of the World” e i suoi cittadini erano stati tra i maggiori acquirenti di biglietti al di fuori del continente. Un amore a distanza, coltivato per anni davanti agli schermi, che ora trova una consacrazione ufficiale.
Il 1° luglio, giorno della festa nazionale canadese, l’Unione europea di radiodiffusione (EBU) e CBC/Radio-Canada hanno annunciato che il paese parteciperà all’edizione 2027 in Bulgaria, diventando il primo nuovo concorrente dopo l’Australia nel 2015. L’ingresso è stato reso possibile dal passaggio del broadcaster canadese a membro a pieno titolo dell’EBU, ma l’innesto nella famiglia eurovisiva ha radici più profonde. Era il 1988 quando una giovane québécoise, Céline Dion, trionfò a Dublino con “Ne partez pas sans moi” sotto bandiera svizzera, regalando al paese elvetico la sua seconda vittoria e lanciando la propria carriera internazionale. Da allora, altri artisti canadesi hanno calcato quel palco per nazioni diverse: La Zarra per la Francia nel 2023, Natasha St-Pier sempre per i francesi nel 2001. Ora, per la prima volta, potranno farlo in nome della foglia d’acero.
Dietro la scelta, secondo gli osservatori del settore, si intrecciano ragioni culturali e strategiche. Per il governo di Mark Carney, che ha inserito la partecipazione all’Eurovision nel bilancio del 2025 e ha spinto personalmente per l’adesione, si tratta di un tassello del più ampio riavvicinamento all’Unione Europea in un momento di raffreddamento delle relazioni con Washington. Per l’EBU, invece, l’arrivo di un paese “grande e non controverso”, come lo ha definito la commentatrice svedese Carolina Norén, rappresenta una boccata d’ossigeno dopo un’edizione segnata dal boicottaggio di cinque nazioni per la presenza di Israele e da un calo di ascolti da 160 a 130 milioni di spettatori. L’ingresso canadese, insomma, sposta l’attenzione dalle polemiche e rafforza il bilancio dell’organizzazione.
L’Eurovision, del resto, sta allargando i propri confini ben oltre la geografia: a novembre debutterà a Bangkok la versione asiatica del format, mentre l’Australia partecipa ormai da un decennio pur essendo solo membro associato dell’EBU. In Bulgaria, nel maggio 2027, la foglia d’acero apparirà per la prima volta tra i simboli delle semifinali, con un artista o una band selezionati attraverso un meccanismo che CBC/Radio-Canada svelerà nei prossimi mesi. Sarà una voce nuova nel coro polifonico della kermesse, un timbro nordamericano che si unisce a una tradizione nata in Europa ma ormai capace di accogliere il mondo, come ha ricordato il direttore dell’Eurovision Martin Green. E forse, tra il pubblico, qualcuno canterà ancora “Ne partez pas sans moi”, a ricordare che certi amori a distanza, alla fine, trovano sempre una casa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il debutto del Canada all'Eurovisione nel 2027 è accolto come un'espansione naturale della famiglia eurovisiva, un segno della crescente influenza culturale canadese e un'opportunità per rinnovare il concorso con sonorità nordamericane.
L'annuncio del Canada per l'Eurovisione 2027 viene accolto con cautela: si teme che l'allargamento extraeuropeo possa diluire l'identità del concorso, spostando l'attenzione dalla diversità europea a logiche commerciali globali.
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