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La voce di 'Party Rock Anthem' si spegne a 36 anni: addio a Lauren Bennett

La cantante britannica, celebre per il tormentone del 2011 con gli LMFAO e membro delle G.R.L., è morta in circostanze ancora da chiarire; il padre denuncia carenze del sistema sanitario.

Lunedì scorso, sull’account Instagram delle G.R.L., è apparso un quadrato nero con poche righe di testo: «Con grande tristezza condividiamo la scomparsa della nostra amata Lauren». Le ex compagne Natasha Slayton, Paula van Oppen ed Emmalyn Estrada hanno scelto la piazza digitale per annunciare la morte di Lauren Bennett, la voce britannica che nel 2011 aveva prestato il timbro a uno dei ritornelli più pervasivi del decennio, quel «put yo’ hands up» che apriva “Party Rock Anthem” del duo LMFAO. Aveva 36 anni – alcune fonti riportano 37 – e si era spenta già il 29 maggio a Meopham, nel Kent, il villaggio dove era nata e dove un’inchiesta del coroner, attesa per ottobre, proverà a ricostruire le ultime ore.

Bennett era approdata alla notorietà globale quasi per caso, dopo un’adolescenza trascorsa tra concorsi canori locali e un’apparizione a “The X Factor” britannico nel 2006, dove era arrivata tra i dodici finalisti. La svolta arrivò con l’incontro con Robin Antin, la coreografa che aveva già plasmato le Pussycat Dolls: prima la volle nelle Paradiso Girls, un esperimento europeo che nel 2009 sfornò il singolo “Patron Tequila” con Lil Jon e Eve, poi, nel 2014, la inserì nelle G.R.L., pensate come una reincarnazione del girl group americano. Ma il momento che l’avrebbe consegnata alla memoria collettiva restava quel video di “Party Rock Anthem” – oltre due miliardi e mezzo di visualizzazioni su YouTube – in cui lei, accanto ai LMFAO, scandiva le sillabe di un inno da pista che Billboard ha classificato come il quinto brano di maggior successo di tutti i tempi, capace di restare in vetta alla Hot 100 per sei settimane.

Con le G.R.L., Bennett visse una parabola breve e intensa. Il singolo “Ugly Heart” dell’estate 2014 e la collaborazione con Pitbull in “Wild Wild Love” sembravano disegnare una traiettoria solida, ma a settembre di quell’anno la compagna Simone Battle si tolse la vita, e il gruppo si sciolse nel 2015. Bennett aveva già inciso per le colonne sonore di “Date Night” e “21 Jump Street”, e negli anni successivi avrebbe pubblicato brani solisti come “Hurricane”, in cui raccontava le battaglie di salute mentale della madre e di un amico. La sua carriera, pur segnata da intermittenze, era rimasta ancorata a un’idea di pop corale e fisico, lontano dalle luci fisse del divismo.

A gettare una luce diversa sulla scomparsa è stato il padre, Richard Bennett, che in un messaggio pubblico ha parlato di una «grave reazione a un farmaco prescritto» nei mesi precedenti la morte, e di una «profonda delusione» verso il servizio sanitario britannico, reo a suo dire di non averla curata adeguatamente nel momento del bisogno. La famiglia ha escluso sospetti sulle circostanze, ma ha acceso un riflettore su quei cinque mesi di sofferenza. L’inchiesta del coroner, attesa in autunno, dovrà ora dipanare il nodo tra la reazione avversa al farmaco e l’eventuale catena di omissioni cliniche.

Resta, di Lauren Bennett, l’immagine di una ragazza del Kent che per un istante ha fatto ballare il mondo, e la voce di un padre che affida il ricordo alla nipotina Harlow, nata nel 2019 dalla relazione con il ballerino Kenny Wormald, e a quelle canzoni che, scrive, «continuano a rendermi orgoglioso oltre ogni sogno». Un’eredità fragile, sospesa tra il riverbero di un tormentone e il silenzio di un’inchiesta.

Divergenza — chi la racconta come
9%Bassa
4 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.20
CriticoFavorevole
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Le ex compagne del gruppo G.R.L. annunciano la scomparsa di Lauren Bennett, senza fornire dettagli sulle cause.

Meccanismofonte autorizzata

La notizia viene presentata attraverso la dichiarazione ufficiale del gruppo, che conferisce autorevolezza e pathos senza aggiungere interpretazioni.

DistaccoPragmatismo
Stampa atlantica / anglosfera+0.20
Voce

Le ex compagne di gruppo rendono omaggio a Lauren Bennett, ricordando il suo contributo musicale e la loro amicizia.

Meccanismotestimonianza diretta

L'uso di citazioni dirette del comunicato crea un tono di lutto condiviso, mentre i dettagli biografici contestualizzano la sua carriera.

PragmatismoDistacco
Stampa latinoamericana0.00
Voce

Le ex compagne delle Paradiso Girls esprimono il loro dolore per la perdita di Lauren Bennett, senza specificare le cause.

Meccanismofonte autorizzata

La dichiarazione delle ex colleghe viene riportata integralmente, dando voce al lutto personale senza commenti giornalistici.

DistaccoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica0.00
Voce

La famiglia di Lauren Bennett conferma la sua morte, mentre i media indiani ne ripercorrono la carriera dagli esordi al successo mondiale.

Meccanismobiografia contestualizzata

L'articolo combina la conferma familiare con una biografia dettagliata, costruendo un ritratto completo della cantante.

DistaccoPragmatismo

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lunedì 6 luglio 2026

La voce di 'Party Rock Anthem' si spegne a 36 anni: addio a Lauren Bennett

La cantante britannica, celebre per il tormentone del 2011 con gli LMFAO e membro delle G.R.L., è morta in circostanze ancora da chiarire; il padre denuncia carenze del sistema sanitario.

Lunedì scorso, sull’account Instagram delle G.R.L., è apparso un quadrato nero con poche righe di testo: «Con grande tristezza condividiamo la scomparsa della nostra amata Lauren». Le ex compagne Natasha Slayton, Paula van Oppen ed Emmalyn Estrada hanno scelto la piazza digitale per annunciare la morte di Lauren Bennett, la voce britannica che nel 2011 aveva prestato il timbro a uno dei ritornelli più pervasivi del decennio, quel «put yo’ hands up» che apriva “Party Rock Anthem” del duo LMFAO. Aveva 36 anni – alcune fonti riportano 37 – e si era spenta già il 29 maggio a Meopham, nel Kent, il villaggio dove era nata e dove un’inchiesta del coroner, attesa per ottobre, proverà a ricostruire le ultime ore.

Bennett era approdata alla notorietà globale quasi per caso, dopo un’adolescenza trascorsa tra concorsi canori locali e un’apparizione a “The X Factor” britannico nel 2006, dove era arrivata tra i dodici finalisti. La svolta arrivò con l’incontro con Robin Antin, la coreografa che aveva già plasmato le Pussycat Dolls: prima la volle nelle Paradiso Girls, un esperimento europeo che nel 2009 sfornò il singolo “Patron Tequila” con Lil Jon e Eve, poi, nel 2014, la inserì nelle G.R.L., pensate come una reincarnazione del girl group americano. Ma il momento che l’avrebbe consegnata alla memoria collettiva restava quel video di “Party Rock Anthem” – oltre due miliardi e mezzo di visualizzazioni su YouTube – in cui lei, accanto ai LMFAO, scandiva le sillabe di un inno da pista che Billboard ha classificato come il quinto brano di maggior successo di tutti i tempi, capace di restare in vetta alla Hot 100 per sei settimane.

Con le G.R.L., Bennett visse una parabola breve e intensa. Il singolo “Ugly Heart” dell’estate 2014 e la collaborazione con Pitbull in “Wild Wild Love” sembravano disegnare una traiettoria solida, ma a settembre di quell’anno la compagna Simone Battle si tolse la vita, e il gruppo si sciolse nel 2015. Bennett aveva già inciso per le colonne sonore di “Date Night” e “21 Jump Street”, e negli anni successivi avrebbe pubblicato brani solisti come “Hurricane”, in cui raccontava le battaglie di salute mentale della madre e di un amico. La sua carriera, pur segnata da intermittenze, era rimasta ancorata a un’idea di pop corale e fisico, lontano dalle luci fisse del divismo.

A gettare una luce diversa sulla scomparsa è stato il padre, Richard Bennett, che in un messaggio pubblico ha parlato di una «grave reazione a un farmaco prescritto» nei mesi precedenti la morte, e di una «profonda delusione» verso il servizio sanitario britannico, reo a suo dire di non averla curata adeguatamente nel momento del bisogno. La famiglia ha escluso sospetti sulle circostanze, ma ha acceso un riflettore su quei cinque mesi di sofferenza. L’inchiesta del coroner, attesa in autunno, dovrà ora dipanare il nodo tra la reazione avversa al farmaco e l’eventuale catena di omissioni cliniche.

Resta, di Lauren Bennett, l’immagine di una ragazza del Kent che per un istante ha fatto ballare il mondo, e la voce di un padre che affida il ricordo alla nipotina Harlow, nata nel 2019 dalla relazione con il ballerino Kenny Wormald, e a quelle canzoni che, scrive, «continuano a rendermi orgoglioso oltre ogni sogno». Un’eredità fragile, sospesa tra il riverbero di un tormentone e il silenzio di un’inchiesta.

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Le ex compagne di gruppo rendono omaggio a Lauren Bennett, ricordando il suo contributo musicale e la loro amicizia.

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Le ex compagne delle Paradiso Girls esprimono il loro dolore per la perdita di Lauren Bennett, senza specificare le cause.

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La dichiarazione delle ex colleghe viene riportata integralmente, dando voce al lutto personale senza commenti giornalistici.

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La famiglia di Lauren Bennett conferma la sua morte, mentre i media indiani ne ripercorrono la carriera dagli esordi al successo mondiale.

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