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Lagarde apre a un addio anticipato alla Bce per il dibattito presidenziale francese

La presidente della Banca centrale europea non esclude le dimissioni prima del 2027 per portare una 'voce europea' nella corsa all'Eliseo, a condizione che la stabilità dei prezzi sia garantita.

Christine Lagarde ha dichiarato in un’intervista al quotidiano francese Les Echos che è «possibile» un suo abbandono anticipato della presidenza della Banca centrale europea, il cui mandato scade il 31 ottobre 2027. La condizione posta è duplice: che la stabilità dei prezzi nell’eurozona sia assicurata e che il dibattito politico in Francia richieda «una voce europea». L’apertura segna un mutamento rispetto alle rassicurazioni fornite nei mesi scorsi, quando la banchiera centrale aveva evocato la metafora del capitano che non abbandona la nave in piena tempesta, riferendosi alle turbolenze inflazionistiche innescate dal conflitto in Medio Oriente e al conseguente rialzo dei tassi deciso dalla Bce lo scorso giugno.

Secondo analisti vicini alle istituzioni europee, la precisazione di Lagarde va letta nel quadro della successione all’Eliseo della primavera 2027, alla quale Emmanuel Macron non può ricandidarsi. In ambienti diplomatici francesi si osserva che l’ex ministra e direttrice del Fondo monetario internazionale intende offrire un contributo al confronto presidenziale senza necessariamente candidarsi in prima persona: ha infatti escluso, definendola «uno scherzo», l’ipotesi di una propria discesa in campo, pur dicendosi disponibile a dialogare con i candidati per spiegare perché una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa rappresenterebbe «un cammino doloroso» per il Paese. L’obiettivo, secondo queste letture, sarebbe contrastare le spinte euroscettiche che potrebbero caratterizzare la campagna, in uno scenario in cui l’opposizione di destra viene data per favorita.

La prospettiva di un’uscita anticipata riapre il dossier della governance economica europea. La presidenza della Bce ha durata di otto anni non rinnovabile e la sua sostituzione richiede un accordo in seno al Consiglio europeo. Osservatori a Bruxelles ricordano che già a febbraio la stampa finanziaria internazionale aveva riferito di manovre per anticipare la scelta del successore, così da evitare che la nomina cadesse in concomitanza con il vuoto politico francese post-elettorale e con la probabile affermazione di un esecutivo di segno opposto a quello attuale. In quel contesto, Berlino era indicata come interessata a promuovere un proprio candidato, mentre il nome di Lagarde circolava per un possibile ruolo alla guida della Commissione europea in occasione del midterm di gennaio, la verifica intermedia degli incarichi comunitari.

Al momento, la presidente della Bce ha ribadito che un suo coinvolgimento diretto nella campagna «non è all’ordine del giorno» e che il suo dovere primario resta la stabilità dei prezzi. Tuttavia, la formula «è possibile» introduce un elemento di condizionalità che, secondo fonti diplomatiche, lascia aperta ogni opzione qualora il quadro inflazionistico si normalizzasse. Il dossier resta dunque in evoluzione, con il prossimo passaggio formale rappresentato dal midterm di inizio anno, quando i leader europei faranno il punto sulla distribuzione delle cariche apicali dell’Unione.

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venerdì 3 luglio 2026

Lagarde apre a un addio anticipato alla Bce per il dibattito presidenziale francese

La presidente della Banca centrale europea non esclude le dimissioni prima del 2027 per portare una 'voce europea' nella corsa all'Eliseo, a condizione che la stabilità dei prezzi sia garantita.

Christine Lagarde ha dichiarato in un’intervista al quotidiano francese Les Echos che è «possibile» un suo abbandono anticipato della presidenza della Banca centrale europea, il cui mandato scade il 31 ottobre 2027. La condizione posta è duplice: che la stabilità dei prezzi nell’eurozona sia assicurata e che il dibattito politico in Francia richieda «una voce europea». L’apertura segna un mutamento rispetto alle rassicurazioni fornite nei mesi scorsi, quando la banchiera centrale aveva evocato la metafora del capitano che non abbandona la nave in piena tempesta, riferendosi alle turbolenze inflazionistiche innescate dal conflitto in Medio Oriente e al conseguente rialzo dei tassi deciso dalla Bce lo scorso giugno.

Secondo analisti vicini alle istituzioni europee, la precisazione di Lagarde va letta nel quadro della successione all’Eliseo della primavera 2027, alla quale Emmanuel Macron non può ricandidarsi. In ambienti diplomatici francesi si osserva che l’ex ministra e direttrice del Fondo monetario internazionale intende offrire un contributo al confronto presidenziale senza necessariamente candidarsi in prima persona: ha infatti escluso, definendola «uno scherzo», l’ipotesi di una propria discesa in campo, pur dicendosi disponibile a dialogare con i candidati per spiegare perché una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa rappresenterebbe «un cammino doloroso» per il Paese. L’obiettivo, secondo queste letture, sarebbe contrastare le spinte euroscettiche che potrebbero caratterizzare la campagna, in uno scenario in cui l’opposizione di destra viene data per favorita.

La prospettiva di un’uscita anticipata riapre il dossier della governance economica europea. La presidenza della Bce ha durata di otto anni non rinnovabile e la sua sostituzione richiede un accordo in seno al Consiglio europeo. Osservatori a Bruxelles ricordano che già a febbraio la stampa finanziaria internazionale aveva riferito di manovre per anticipare la scelta del successore, così da evitare che la nomina cadesse in concomitanza con il vuoto politico francese post-elettorale e con la probabile affermazione di un esecutivo di segno opposto a quello attuale. In quel contesto, Berlino era indicata come interessata a promuovere un proprio candidato, mentre il nome di Lagarde circolava per un possibile ruolo alla guida della Commissione europea in occasione del midterm di gennaio, la verifica intermedia degli incarichi comunitari.

Al momento, la presidente della Bce ha ribadito che un suo coinvolgimento diretto nella campagna «non è all’ordine del giorno» e che il suo dovere primario resta la stabilità dei prezzi. Tuttavia, la formula «è possibile» introduce un elemento di condizionalità che, secondo fonti diplomatiche, lascia aperta ogni opzione qualora il quadro inflazionistico si normalizzasse. Il dossier resta dunque in evoluzione, con il prossimo passaggio formale rappresentato dal midterm di inizio anno, quando i leader europei faranno il punto sulla distribuzione delle cariche apicali dell’Unione.

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