
India revoca le restrizioni sul gas e accelera sulle trivellazioni offshore
La riapertura dello Stretto di Hormuz riporta le forniture di LNG alla normalità, ma Nuova Delhi spinge per ridurre la dipendenza energetica con esplorazioni nel Mare delle Andamane.
Il governo indiano ha revocato la maggior parte delle restrizioni di emergenza sulla fornitura di gas naturale, ristabilendo le allocazioni di mercato dopo la ripresa dei transiti di gas naturale liquefatto (GNL) attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo fonti ufficiali di Nuova Delhi, la normalizzazione dei flussi è stata resa possibile dal cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e dalla riapertura del corridoio marittimo che, secondo stime condivise a livello internazionale, veicola circa il 20% del commercio mondiale di GNL.
L’ordine di emergenza, imposto il 9 marzo in base all’Essential Commodities Act, era scaturito dall’interruzione delle spedizioni dopo gli attacchi reciproci di febbraio. Le misure avevano riscritto la gerarchia dei consumi: piena garanzia per famiglie, trasporti a gas compresso e produzione di GPL, mentre i settori petrolchimico ed elettrico subivano tagli significativi. L’India, che importa quasi la metà del proprio gas e oltre l’88% del greggio, aveva visto minacciata più della metà dei rifornimenti di GNL, in gran parte provenienti dal Qatar proprio via Hormuz. La crisi ha attivato clausole di forza maggiore e dirottato carichi, costringendo il governo a un intervento senza precedenti per proteggere i consumatori essenziali.
Con la revoca delle restrizioni, il Ministero del Petrolio e del Gas Naturale ha modificato l’ordinanza, abbandonando le priorità prestabilite. Ma l’impatto strategico della crisi non si è esaurito. Secondo dichiarazioni del ministro Hardeep Singh Puri, l’emergenza ha impresso un’accelerazione ai piani di esplorazione domestica. Il governo intende mettere a gara circa 250.000 chilometri quadrati di aree inesplorate, con un focus particolare sul bacino delle Andamane, nel mare che separa l’India dalla Thailandia e dall’Indonesia. La zona è geologicamente affine ai bacini produttivi del Sud-est asiatico e già un pozzo esplorativo ha mostrato segni di gas.
L’iniziativa, che si appoggia a partnership con giganti come TotalEnergies, Shell, Petrobras ed ExxonMobil, si inserisce in una strategia più ampia. Durante la crisi, Nuova Delhi ha ampliato da 27 a 41 il numero di paesi fornitori di greggio, intensificando gli acquisti da Russia e Iran nonostante le pressioni occidentali – un approccio che fonti governative descrivono come “pragmatico”. La domanda energetica indiana, cresciuta a 5,6 milioni di barili al giorno, potrebbe toccare i sei milioni entro breve, rendendo improrogabile la diversificazione.
Mentre i mercati asiatici del gas ritrovano equilibrio, la corsa indiana all’esplorazione di frontiera segna una svolta con implicazioni globali. Per l’Europa, che condivide con l’India l’esposizione ai colli di bottiglia marittimi, il caso indiano offre un termometro delle vulnerabilità comuni. Il prossimo banco di prova sarà l’apertura delle concessioni esplorative e la capacità di tradurre le ambizioni in produzione stabile.
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Il governo indiano ha revocato le restrizioni d'emergenza sulle forniture di gas dopo la ripresa dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz. La decisione è presentata come un ritorno alla normalità, sottolineando l'efficacia delle misure temporanee.
La Cina pone l'accento sulle conseguenze della guerra tra USA e Iran per l'approvvigionamento energetico indiano, e su come l'India stia cercando di espandere la propria esplorazione petrolifera per ridurre la dipendenza dalle importazioni. La crisi viene vista come un catalizzatore per una strategia di lungo termine.
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