
Lagarde rivendica la resilienza dell’eurozona, mentre l’intelligenza artificiale divide Nord e Sud del mondo
La presidente della BCE difende il rialzo dei tassi come scelta robusta, ma da Sintra a Rabat emergono i rischi sistemici legati al debito, alla frammentazione tecnologica e alla nuova geografia degli shock.
L’aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea in giugno – il primo dal 2023 – è stato «una decisione robusta» e nulla di quanto osservato da allora la mette in discussione. Christine Lagarde, aprendo il Forum di Sintra, ha collocato quella mossa dentro un’architettura istituzionale che oggi assorbe meglio gli shock: dal crollo della Silicon Valley Bank, che non ha contagiato le banche dell’eurozona, alla guerra in Iran e alla raffica di dazi statunitensi, l’area a 21 paesi ha mostrato una capacità di tenuta che consente alla politica monetaria di tornare al suo mandato essenziale – la stabilità dei prezzi – senza dover ricorrere a strumenti non convenzionali.
Il meccanismo che spiega questa resilienza ha radici composite. Lagarde ha citato il nuovo quadro di vigilanza bancaria europea, lo strumento anti-frammentazione (il Transmission Protection Instrument) e l’evoluzione dell’architettura fiscale comune, dal Mes a Next Generation EU. A questi si aggiunge, secondo l’analisi offerta a Sintra, la transizione energetica: nei paesi con maggiore penetrazione di elettricità a basse emissioni, come Portogallo e Spagna, i prezzi all’ingrosso si stanno scollegando dal gas, riducendo la trasmissione degli shock da materie prime all’economia reale. L’ancoraggio delle aspettative di inflazione vicino al 2% – effetto di un obiettivo simmetrico e credibile – completa il dispositivo.
Proprio mentre l’eurozona rivendica una ritrovata solidità, altre sedi istituzionali mettono in guardia da vulnerabilità che attraversano i confini. Il Rapporto economico annuale della Banca dei regolamenti internazionali, presentato a Basilea, individua quattro fronti critici: il possibile riaccendersi dell’inflazione per le tensioni in Medio Oriente, l’eccesso di ottimismo sulle valorizzazioni legate all’intelligenza artificiale, i livelli di debito pubblico prossimi ai massimi dal dopoguerra e la crescente intermediazione finanziaria non bancaria, con hedge fund fortemente esposti sul debito sovrano. A Rabat, durante la conferenza annuale del Fondo monetario internazionale dedicata a Medio Oriente e Nord Africa, il focus si è spostato sul rischio di un mondo digitale frammentato: la competizione tra blocchi tecnologici rischia di creare recinti chiusi che privano i paesi in via di sviluppo dei benefici dell’IA, approfondendo il divario di produttività.
Da Teheran, un editoriale del quotidiano Donya-e Eqtesad aggiunge una prospettiva complementare: se i negoziati con gli Stati Uniti dovessero allentare le sanzioni, la banca centrale iraniana dovrebbe abbandonare rapidamente gli strumenti repressivi – tassi reali negativi, cambio amministrato – per adottare una politica monetaria basata su regole trasparenti, come una Taylor rule, e un tasso di cambio flessibile. È il riconoscimento che la resilienza non è un dato acquisito, ma una capacità che si costruisce con assetti istituzionali adeguati, e che può dissolversi se le condizioni geopolitiche mutano.
Il prossimo banco di prova per la BCE sarà il dato sull’inflazione dell’eurozona, atteso in calo al 3% dopo il 3,2% di maggio. I mercati scontano ancora un ulteriore rialzo di un quarto di punto, ma alcuni analisti di Londra, tra cui Oxford Economics e Capital Economics, ritengono che il ciclo restrittivo possa essere già concluso. La decisione dipenderà dalla tenuta delle aspettative di inflazione e dall’evoluzione del prezzo del petrolio, in un equilibrio che Lagarde ha definito «zona intermedia» tra shock che si possono ignorare e shock che esigono una reazione ferma.
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La BCE volta pagina sulle misure eccezionali, tornando alla sua missione fondamentale di stabilità dei prezzi. La ritrovata resilienza dell'Europa agli shock esterni le consente di agire in modo misurato, riunione per riunione. Il rialzo dei tassi è stata una decisione solida e nulla di quanto osservato finora l'ha messa in discussione.
L'Europa sta diventando meno vulnerabile agli shock economici, permettendo alla BCE di allentare la lotta all'inflazione condotta con forza nel 2022-23. La banca centrale segnala che potrebbe non dover alzare i tassi in modo aggressivo, con un modesto aumento possibile. Viene evidenziata la maggiore resilienza del sistema bancario.
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