
La stretta americana sui veicoli cinesi minaccia anche l’industria europea
Mentre il Congresso USA vieta l’ingresso di auto e droni cinesi, Pechino accelera su importazioni high-tech e potenza di calcolo, con Taiwan sotto pressione marittima.
La Commissione Commercio del Senato degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che vieta l’ingresso nel mercato americano ai costruttori con una partecipazione cinese superiore al 15 per cento. Secondo fonti del Congresso, la norma – parte di un pacchetto più ampio contro i veicoli connessi ritenuti un rischio per la sicurezza nazionale – potrebbe colpire anche Mercedes-Benz, che detiene una quota passiva cinese vicina al 20 per cento, e ha già costretto Polestar, controllata dalla cinese Geely, a prepararsi a lasciare gli Stati Uniti entro il 2027. In parallelo, la Commissione federale per le comunicazioni (FCC) ha proposto di bloccare l’importazione di droni militari avanzati, isolando produttori come DJI e Autel Robotics, con una deroga per i componenti non cinesi prorogata fino al 2028.
Nell’ottica di Pechino, la risposta si articola su più piani. L’amministrazione generale delle dogane ha annunciato che nel quindicesimo piano quinquennale (2026-2030) la Cina amplierà l’import di apparecchiature tecnologiche avanzate, componenti chiave, risorse energetiche e prodotti agricoli di qualità, diversificando i paesi di origine. L’iniziativa, presentata come una condivisione delle opportunità del mercato cinese, si accompagna a una accelerazione della proiezione logistica e militare: nei cantieri di Guangzhou prende forma quella che gli analisti della difesa descrivono come la più grande nave da rifornimento navale al mondo, mentre le scorte petrolifere strategiche cinesi hanno raggiunto, a febbraio, una copertura di circa 109 giorni di importazioni marittime.
Sul fronte marittimo, Taipei ha registrato a giugno un forte incremento delle presenze di unità della guardia costiera e di navi da ricerca cinesi attorno all’isola – 55 avvistamenti contro i 30 di maggio – e accusa Pechino di utilizzare la “lawfare” per alterare lo status quo. Fonti taiwanesi riferiscono che le autorità stanno conducendo esercitazioni per proteggere le rotte del Pacifico da un’eventuale interruzione o blocco, mentre alcune motovedette cinesi, ottenute dalla conversione di cacciatorpediniere, avrebbero trasmesso messaggi radio a navi mercantili per ottenere informazioni sui movimenti portuali.
La competizione tecnologica si gioca anche sul terreno dell’intelligenza artificiale. Secondo i piani dell’ufficio municipale dell’economia e dell’informatica di Pechino, la capitale cinese aggiungerà 50mila petaflops di potenza di calcolo intelligente nel secondo semestre del 2026, portando la capacità totale oltre i 130mila petaflops, e promuoverà un ecosistema aperto basato sull’architettura RISC-V per ridurre la dipendenza dai chip occidentali. Per gli analisti di Bruxelles, la combinazione di restrizioni americane e accelerazione cinese rischia di intrappolare l’industria europea: il disegno di legge statunitense, se non modificato, potrebbe escludere dal mercato americano marchi europei con partecipazioni cinesi, mentre la corsa di Pechino alla supremazia nell’AI e nella cantieristica navale – dove la Cina detiene oltre il 50 per cento del tonnellaggio globale – ridisegna le catene del valore.
Il dossier resta aperto. Al Senato americano è già emersa la necessità di emendare la soglia di proprietà per evitare danni collaterali agli alleati, e il voto finale è atteso nelle prossime settimane. Nel frattempo, la Cina prosegue il doppio binario di apertura commerciale selettiva e pressione marittima, mentre l’Europa valuta come preservare l’accesso a entrambi i mercati senza rinunciare alla propria autonomia strategica.
| Stampa cinese | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.70 | critical |
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
Pechino sta costruendo la spina dorsale informatica delle sue ambizioni IA, ponendosi come altopiano nazionale nella corsa tecnologica contro gli Stati Uniti.
Concentrandosi esclusivamente su obiettivi quantitativi e traguardi tecnologici, la narrazione presenta le azioni cinesi come un’ascesa autonoma e inevitabile, omettendo il contesto difensivo o reattivo delle restrizioni statunitensi.
Non menziona i divieti statunitensi su droni e veicoli cinesi, né la costruzione navale militare, presentando la corsa tecnologica come una scelta puramente autonoma.
Questa enorme nave da rifornimento cinese è un chiaro avvertimento strategico: Pechino sta costruendo la spina dorsale logistica per proiettare potenza navale ben oltre i suoi confini, e gli americani dovrebbero allarmarsi.
La narrazione eleva un singolo progetto navale a minaccia sistemica, inquadrandolo in un modello a lungo termine di accumulo militare cinese, usando la voce autorevole della logistica militare ('la logistica decide chi resta in battaglia') per creare urgenza.
Non menziona i divieti statunitensi su droni e veicoli cinesi, né l’espansione delle importazioni tecnologiche cinesi, isolando l’aspetto navale come una minaccia esistenziale indipendente.
Pechino sta stringendo la morsa su Taiwan con un’impennata delle pattuglie costiere, costringendo l’isola a prepararsi per un potenziale blocco che strangolerebbe le sue linee di rifornimento nel Pacifico.
La narrazione personalizza le azioni cinesi come un’aggressione deliberata e crescente contro Taiwan, usando le immagini di ‘pressione marittima sostenuta’ e ‘timori di blocco’ per trasformare pattuglie di routine in una crisi imminente.
Non menziona le rivendicazioni di sovranità cinese su Taiwan, né la presenza militare statunitense e di altri paesi nella regione, presentando Taiwan come una vittima isolata.
La FCC statunitense sta procedendo a vietare l’importazione di droni cinesi avanzati, citando rischi per la sicurezza nazionale, con esenzioni per componenti esteri prorogate fino al 2028.
La narrazione inquadra il divieto come una procedura normativa basata su valutazioni di sicurezza, usando dettagli tecnici e scadenze di esenzione per presentarlo come un’azione misurata e burocratica piuttosto che come un’escalation.
Non menziona l’espansione tecnologica cinese, la costruzione navale o la rivalità più ampia tra Stati Uniti e Cina, riducendo la storia a una regolamentazione commerciale discreta.
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