
La Soyuz attracca alla ISS: intesa Russia-USA per prolungare la stazione fino al 2030
L’aggancio della navetta con a bordo due cosmonauti russi e un astronauta Nasa suggella l’accordo per estendere la vita del laboratorio orbitale e avviare un coordinamento senza precedenti sui detriti spaziali.
La navetta Soyuz MS-29 si è agganciata al modulo Prichal della Stazione Spaziale Internazionale il 14 luglio 2026, dopo un volo ultrarapido di circa tre ore dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. A bordo viaggiavano i cosmonauti di Roscosmos Pëtr Dubrov e Anna Kikina, insieme all’astronauta Nasa Anil Menon. L’attracco non è stato soltanto l’avvio di una missione scientifica di 261 giorni: nelle stesse ore, il direttore generale di Roscosmos Dmitrij Bakanov e l’amministratore Nasa Jared Isaacman – giunto a Baikonur per la prima volta in otto anni – annunciavano l’intesa per prolungare le operazioni congiunte della Iss fino al 2030.
L’accordo, discusso anche con il vicepremier russo Denis Manturov, poggia sul programma di voli incrociati siglato nel 2022, che consente a equipaggi russi di volare sulle Crew Dragon americane e ad astronauti statunitensi di salire a bordo delle Soyuz. Proprio questo meccanismo, ha ricordato Isaacman, ha permesso di mantenere la presenza umana in orbita anche quando, nel gennaio 2026, la Nasa dovette riportare a terra anzitempo una capsula Crew Dragon. Oltre alla scadenza del 2030, i due capi agenzia hanno concordato un coordinamento più stretto tra le rispettive costellazioni satellitari – centinaia di apparati russi e migliaia americani – per ridurre i rischi di collisione, e uno scambio di informazioni tecniche in vista delle future stazioni orbitali nazionali.
La missione appena cominciata ha una forte impronta internazionale. Menon, medico d’urgenza e colonnello della US Space Force, è il primo astronauta Nasa di origine malayali: nato a Minneapolis da padre indiano e madre ucraina, ha servito in Afghanistan e come chirurgo di volo per SpaceX. Con Dubrov e Kikina, entrambi al secondo volo, condurrà 38 esperimenti, tra cui studi sulla circolazione sanguigna in microgravità, la produzione di cristalli semiconduttori e la sperimentazione di fluidi endovenosi ricavati dall’acqua potabile della stazione. A bordo della Iss è presente anche l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea Sophie Adenot, a conferma di un laboratorio che resta un bene comune dell’esplorazione umana, con ricadute dirette per la ricerca italiana e europea in settori che vanno dalla medicina alla scienza dei materiali.
Sullo sfondo, la cooperazione spaziale tra Mosca e Washington resiste nonostante le tensioni legate al conflitto in Ucraina. Mentre la Russia intensifica i rapporti con la Cina per future missioni lunari, l’intesa con gli Stati Uniti si proietta oltre la Iss: i colloqui di Baikonur hanno toccato il deorbitamento controllato della stazione alla fine del 2030 e possibili collaborazioni sui programmi lunari, inclusi meccanismi di attracco, radiocomunicazioni e navigazione. Il prossimo passaggio concreto sarà il rientro dell’equipaggio della Soyuz MS-29, previsto per l’aprile 2027, mentre i team tecnici inizieranno a definire gli standard comuni per l’era post-Iss.
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