
La Russia vende il colosso dell’oro confiscato a un oligarca ceceno, ma incassa la metà del prezzo iniziale
Dopo quattro aste fallite, il gruppo Yuzhuralzoloto passa a Ruslan Baisarov per 93 miliardi di rubli, ben sotto la valutazione statale, mentre i titoli reagiscono con forte volatilità.
L’asta che ha tenuto i mercati russi col fiato sospeso per settimane si è chiusa con un esito che ridimensiona le attese del Cremlino. Il 19 giugno il lotto comprendente il 67,2% di Yuzhuralzoloto (YUGK) – uno dei primi cinque produttori auriferi del Paese, con riserve stimate in 46 milioni di once equivalenti – è stato aggiudicato per 93,16 miliardi di rubli (circa 1,3 miliardi di dollari) alla holding moscovita BTS-Most, controllata dall’imprenditore di origine cecena Ruslan Baisarov. La cifra rappresenta poco più della metà della valutazione iniziale di 162 miliardi fissata da Rosimushchestvo. In Borsa i titoli YUGK hanno reagito con un’oscillazione brusca: dopo un rialzo mattutino superiore al 5%, nel pomeriggio hanno virato in calo di oltre il 6%, per poi assestarsi su una flessione contenuta intorno al 2,8%, segnalando l’incertezza degli investitori sulla nuova governance.
La vendita è avvenuta con il meccanismo dell’asta olandese, che prevede una progressiva riduzione del prezzo fino all’accettazione da parte di almeno due partecipanti. Dopo tre tentativi andati deserti – l’ultimo dei quali aveva visto l’unica candidatura respinta per mancanza della cauzione – il governo ha potuto abbassare la soglia fino a 81 miliardi di rubli, innescando una competizione al rialzo tra i soggetti ammessi. La formula, pensata per attrarre acquirenti in un contesto di domanda fiacca per asset confiscati, ha così prodotto un incasso ben al di sotto delle attese, ma ha evitato l’imbarazzo di un quarto flop consecutivo.
L’operazione affonda le radici nella confisca disposta nel luglio 2025 dal tribunale di Chelyabinsk su richiesta della Procura generale, che accusava l’ex proprietario Konstantin Strukov – deputato regionale di Russia Unita e insignito dell’Ordine al Merito per la Patria – di aver costruito il controllo del gruppo sfruttando il proprio ruolo pubblico. Il passaggio forzoso allo Stato aveva sollevato il nodo dell’offerta pubblica di acquisto obbligatoria per i soci di minoranza, aggirato poi da un decreto presidenziale che esentava il venditore statale. Resta aperta la questione se l’onere ricada ora su Baisarov, già sottoposto a sanzioni britanniche in quanto presidente di una società ritenuta strategica per il governo di Mosca.
Per le casse federali l’incasso è destinato, secondo le indicazioni del ministro delle Finanze Siluanov, a coprire priorità definite dal presidente Putin. L’esito dell’asta conferma tuttavia la difficoltà di Mosca nel monetizzare rapidamente il vasto portafoglio di imprese requisite dall’invasione dell’Ucraina, in un clima che vede gli investitori domestici cauti e quelli esteri di fatto esclusi. Il prossimo passaggio concreto sarà la firma del contratto di compravendita e il versamento dei fondi nel bilancio federale, mentre gli analisti di Mosca monitoreranno se il nuovo azionista di controllo procederà a un’offerta ai detentori del 10,8% di titoli ancora in circolazione.
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Dopo quattro tentativi, lo Stato ha venduto il pacchetto di controllo del minatore d'oro YUGK. L'asta olandese è stata vinta da BTS-Most Holding, riconducibile a Ruslan Baisarov, per 93,2 miliardi di rubli, un prezzo nettamente inferiore alla valutazione iniziale di 162 miliardi. I mercati hanno reagito con oscillazioni contenute, e la notizia è trattata come la conclusione tecnica di una procedura di dismissione.
Un'impresa edile riconducibile a un miliardario di origine cecena ha rilevato la quota di maggioranza del produttore d'oro russo YUGK alla quarta e ultima asta. Il prezzo finale di 93,16 miliardi di rubli è molto inferiore alla valutazione originaria, dopo ripetuti insuccessi nel trovare acquirenti. La cronaca sottolinea il forte sconto e l'identità dell'acquirente senza esprimere giudizi espliciti.
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