
La Russia esporta petrolio a livelli record, ma i ricavi crollano: l’India ne approfitta
A giugno le spedizioni marittime russe hanno raggiunto 4,13 milioni di barili al giorno, il massimo dall’invasione dell’Ucraina, mentre le importazioni indiane di greggio russo sono salite a 2,7 milioni, oltre la metà del totale.
Nel mese di giugno l’export marittimo di greggio russo ha toccato i 4,13 milioni di barili al giorno, il volume più alto dall’inizio del conflitto in Ucraina, secondo i dati di tracciamento delle petroliere. L’impennata è in parte legata ai danni inflitti dai droni ucraini alle raffinerie interne: il greggio che non può essere lavorato viene dirottato sui mercati esteri. Tuttavia, i prezzi del principale blend russo, l’Urals, sono crollati seguendo i benchmark globali, sulla scia delle speranze di una tregua permanente tra Stati Uniti e Iran. La combinazione ha compresso i ricavi settimanali a 1,9 miliardi di dollari, il minimo da marzo, mentre nei punti di stazionamento al largo dell’Egitto e di Singapore si accumulano 133 milioni di barili in attesa di acquirenti.
L’India si è confermata il principale destinatario di questo flusso. A giugno Nuova Delhi ha importato 2,7 milioni di barili al giorno di greggio russo, oltre la metà del proprio fabbisogno complessivo, contro il 36,5 per cento di maggio. La scelta è dettata dalla necessità di compensare le incertezze legate allo Stretto di Hormuz e dalla convenienza di un barile che continua a essere scambiato a sconto rispetto al Brent. Secondo un rapporto di HSBC Global Research, le importazioni indiane sono tornate ai livelli precedenti la crisi mediorientale grazie a un paniere diversificato che include Stati Uniti, Oman, Africa occidentale e Sud America, riducendo l’esposizione al Golfo.
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno registrato un’impennata, con esportazioni di greggio e condensati salite a 3,7 milioni di barili al giorno, un massimo storico favorito dall’uscita dall’OPEC a maggio e dalla ripresa dei transiti attraverso Hormuz. Abu Dhabi sta attingendo alle scorte e punta sia sui mercati asiatici sia su quelli a ovest di Suez, contribuendo a un eccesso temporaneo di offerta globale.
La riapertura dello Stretto ha liberato carichi mediorientali rimasti bloccati, generando un mini-eccesso che però non si traduce in acquisti immediati da parte delle raffinerie asiatiche. India e altri acquirenti hanno già coperto il fabbisogno di luglio e agosto e stanno entrando nella stagione della manutenzione. Resta la cautela sul greggio iraniano: le raffinerie indiane attendono di sapere se le deroghe alle sanzioni americane saranno prorogate oltre la scadenza di metà agosto. È questo il prossimo snodo da osservare, perché condizionerà la profondità degli sconti russi e gli equilibri di un mercato che, nonostante i volumi record, fatica a trovare una domanda stabile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Russia ha raggiunto un nuovo picco nelle esportazioni marittime di greggio, ma il crollo dei prezzi ha ridotto i ricavi settimanali al minimo da marzo. L'impennata dei volumi non si traduce in maggiori entrate per Mosca, segnalando una debolezza di fondo.
Le esportazioni russe di greggio via mare toccano livelli record, ma i proventi crollano a causa del calo dei prezzi. A spingere i volumi sono anche i danni inflitti dagli attacchi ucraini alle raffinerie, che costringono Mosca a vendere più greggio non lavorato, con margini ridotti.
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