
Crollo storico dell’oro: il peggior trimestre in oltre un decennio tra dollaro forte e attese sui tassi
Il metallo prezioso perde oltre l’11% nel mese e il 13% nel trimestre, schiacciato dal rafforzamento del biglietto verde e dalle prospettive di una Fed più restrittiva, mentre gli investitori riducono l’esposizione.
Il prezzo dell’oro è sceso sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia, toccando i minimi da novembre e avviandosi a registrare la flessione mensile più marcata degli ultimi diciotto anni, con un calo superiore al 12% a giugno. Su base trimestrale la perdita si attesta intorno al 13%, la più pesante dal 2013, e rappresenta il quarto ribasso mensile consecutivo. Il movimento segna una discontinuità rispetto alla lunga fase rialzista che aveva spinto le quotazioni fino al record di quasi 5.600 dollari a gennaio, alimentata allora da una speculazione al dettaglio particolarmente accesa sui mercati asiatici.
Tre fattori concomitanti spiegano la correzione. Il dollaro statunitense si avvia alla seconda crescita mensile consecutiva, rendendo l’oro più oneroso per i detentori di altre valute. L’aumento dei prezzi dell’energia, innescato dalle tensioni in Medio Oriente, ha ravvivato i timori di un’inflazione persistente, inducendo gli operatori a scontare un atteggiamento più restrittivo della Federal Reserve. Secondo lo strumento FedWatch del CME, la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre è salita al 64%, e i mercati prezzano fino a tre interventi entro fine anno. In questo contesto, il costo-opportunità di detenere un asset che non genera rendimento erode l’attrattiva del metallo giallo, anche nella sua tradizionale funzione di copertura contro l’inflazione.
Sul fronte della domanda, i deflussi dagli ETF garantiti da oro fisico si sono intensificati: giugno è il secondo mese consecutivo di riscatti netti, secondo i dati diffusi dal World Gold Council. Alcune banche cinesi, tra cui ICBC e China Guangfa Bank, hanno annunciato restrizioni all’operatività in futures su metalli preziosi per la clientela retail a partire dal mese prossimo, una mossa che gli osservatori asiatici interpretano come un tentativo delle autorità di contenere l’esposizione speculativa dei piccoli investitori. Sul mercato statunitense, parte della liquidità è stata dirottata verso i titoli legati all’intelligenza artificiale e verso la quotazione record di SpaceX, riducendo ulteriormente il sostegno al comparto dei metalli preziosi.
Anche gli altri metalli del gruppo risentono della dinamica: l’argento cede oltre il 20% nel mese, il platino e il palladio si avviano a perdite trimestrali a due cifre. Gli analisti di New York osservano che, in assenza di un indebolimento del dollaro o di un ridimensionamento delle attese sui tassi, il recupero dell’oro resta subordinato al superamento della resistenza tecnica a 4.100 dollari. L’attenzione si sposta ora sui prossimi dati sul mercato del lavoro americano – il rapporto ADP e le buste paga non agricole – e sugli sviluppi dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Doha, che potrebbero influenzare le quotazioni energetiche e, di riflesso, le aspettative di politica monetaria.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
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| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
I prezzi dell'oro hanno registrato la peggiore performance trimestrale dal 2013. Il calo è stato determinato dalle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, in un contesto di inflazione persistente alimentata dall'aumento dei prezzi del petrolio.
L'oro ha subito un crollo storico, segnando la maggiore perdita mensile degli ultimi 18 anni. Il prezzo spot è sceso a circa 3.975 dollari l'oncia, mentre i futures sono scesi a 3.988,60 dollari, con un calo mensile del 12,4%. Questo segnala un cambiamento serio nelle aspettative degli investitori riguardo alla politica monetaria statunitense e alle prospettive economiche globali.
L'oro si avvia a chiudere il peggior trimestre in oltre un decennio, appesantito da un dollaro forte e dalle scommesse su ulteriori rialzi dei tassi. I prezzi si sono momentaneamente stabilizzati vicino a 4.000 dollari, mentre l'attenzione si spostava sui negoziati tra Stati Uniti e Iran; il metallo ha perso circa il 25% dall'inizio di quel conflitto.
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