
La riapertura a tappe: handball e pattinaggio riaccolgono la Russia, l’Europa si spacca
L’IHF revoca la sospensione, l’ISU concede lo status neutrale a otto atleti, mentre nove paesi UE chiedono di tagliare i fondi alle federazioni che riammettono russi e bielorussi.
La porta girevole dello sport internazionale ha ripreso a muoversi. Con un’accelerazione che ha colto di sorpresa molte capitali europee, la Federazione internazionale di pallamano (IHF) ha revocato con effetto immediato la sospensione di squadre e rappresentanti russi e bielorussi, spalancando loro la strada verso i Mondiali, a patto di superare le qualificazioni. La decisione arriva all’indomani della mossa del Comitato Olimpico Internazionale, che da Losanna ha provvisoriamente tolto la sospensione al Comitato Olimpico Russo, ritirando al contempo le raccomandazioni che invitavano le federazioni a limitare la partecipazione degli atleti. Un doppio colpo di spugna che ridisegna la geografia dello sport invernale e di squadra.
Sul ghiaccio, il disgelo ha già un volto e un nome. L’International Skating Union (ISU) ha concesso lo status neutrale a otto pattinatori russi, tra cui spicca Adeliia Petrosian, tre volte campionessa nazionale e già proiettata verso i Giochi di Milano-Cortina 2026. Accanto a lei, le colleghe Alina Gorbacheva, Alisa Dvoeglazova, Anna Frolova, Margarita Bazyliuk e il singolista Grigorii Fedorov, oltre alla coppia di artistico formata da Viktoriia Dvinina e Artem Petrov. L’ISU, che già a giugno aveva riaperto le porte alle competizioni in chiave neutrale a partire dalla prossima stagione, ha applicato un filtro individuale stringente: restano esclusi i team event e chiunque abbia legami attivi con le forze armate o abbia pubblicamente sostenuto l’intervento in Ucraina. Una lista d’attesa, secondo i media russi, includerebbe anche Aleksandra Trusova e Kamila Valieva.
La reazione politica non si è fatta attendere. Nove Stati membri dell’Unione – Estonia, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia – hanno indirizzato una lettera al Commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef, chiedendo di interrompere i finanziamenti comunitari a tutte le organizzazioni sportive che riammettono atleti russi e bielorussi, citando esplicitamente il CIO, World Aquatics e la Federazione internazionale di scherma. Nell’ottica dei governi nordici e baltici, la decisione ignora la condizione degli atleti ucraini, molti dei quali sfollati, privati degli impianti o arruolati nell’esercito, e rende insostenibile la pretesa di separare lo sport dalla politica di fronte al costo umano del conflitto.
Da Losanna, il portavoce del CIO ha difeso la scelta come un atto dovuto dopo che il Comitato Olimpico Russo ha rimosso gli enti sportivi regionali dai territori ucraini occupati, causa originaria delle sanzioni. La sospensione resta solo temporaneamente revocata, ha precisato, e non implica un cambiamento di linea: il CIO continuerà a non organizzare eventi in Russia né a invitare ufficiali governativi russi, mentre resta irrisolta la questione di bandiere, colori e inni. L’organismo di Losanna rivendica la missione di preservare una piattaforma sportiva globale fondata sui valori, capace di offrire speranza, ma deve destreggiarsi in un contesto geopolitico che rende ogni gesto tecnico un atto politico.
Il prossimo banco di prova sarà il percorso di qualificazione olimpica verso Milano-Cortina 2026, dove gli atleti russi con status neutrale potranno competere, mentre restano fuori dai Campionati Europei di pallamano, organizzati dalla federazione continentale e non toccati dalla decisione IHF. Un mosaico di regole frammentate che disegna un panorama in cui lo sport si muove a velocità diverse, tra aperture tecniche e resistenze politiche, con l’Italia che si prepara a ospitare un’Olimpiade destinata a essere anche un banco di prova per questa nuova, precaria normalità.
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.60 | aligned |
| Stampa israeliana | 0.00 | neutral |
La Svezia deve ora prepararsi ad affrontare di nuovo la Russia nella pallamano, una conseguenza della decisione dell'IHF di riammetterli.
Concentrandosi sulla concreta possibilità di una partita Svezia-Russia, l'articolo trasforma una decisione politica astratta in una minaccia tangibile, facendo apparire rischiosa la riammissione.
Omette il fatto che la Svezia è uno dei nove paesi che hanno protestato formalmente contro la riammissione, il che renderebbe la sua preoccupazione più esplicita.
Gli atleti russi stanno finalmente ricevendo lo status neutro che meritano, e il CIO sta resistendo alle pressioni europee.
Evidenziando la concessione dello status neutro come un passo positivo e citando la difesa del CIO, la narrazione inquadra la riammissione come un processo naturale e giustificato.
Omette il fatto che molti paesi europei sono fortemente contrari e minacciano tagli ai finanziamenti, il che minerebbe la narrazione di una reintegrazione senza intoppi.
Il CIO ha ragione a resistere alla politicizzazione dello sport da parte di una minoranza di paesi UE.
Riportando la difesa ufficiale del CIO e l'elenco dei paesi oppositori, l'articolo presenta il CIO come un attore razionale che affronta pressioni politiche irragionevoli.
Omette la prospettiva degli atleti russi stessi, concentrandosi solo sul conflitto istituzionale.
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