
La retata anticorruzione a Baghdad: arrestati politici e deputati nella Zona Verde
Un'operazione senza precedenti voluta dal nuovo premier Ali al-Zaidi colpisce l'establishment iracheno, tra reti di corruzione e pressioni internazionali.
All'alba di domenica, le forze speciali irachene, con il supporto di unità dell'esercito e del Servizio antiterrorismo, hanno sigillato la Zona Verde di Baghdad, il quartiere fortificato che ospita il parlamento, gli uffici governativi e le ambasciate. Carri armati e veicoli blindati hanno preso posizione mentre squadre speciali facevano irruzione nelle residenze di politici, imprenditori e alti funzionari. L'operazione, condotta su mandato dell'Autorità giudiziaria, ha portato all'arresto di almeno 47 persone – tra cui una dozzina di deputati, ex ministri e un vice ministro del Petrolio – accusate a vario titolo di corruzione finanziaria, frode e, secondo alcune fonti, di coinvolgimento nel contrabbando di petrolio iraniano.
L'inchiesta trae origine dalle confessioni di Adnan al-Jumaili, vice ministro del Petrolio per la raffinazione, arrestato il mese scorso. Le sue dichiarazioni, come riportato dall'agenzia di stampa statale INA, hanno fatto emergere una rete di connivenze che coinvolge esponenti di primo piano della vita politica irachena. Il nuovo primo ministro Ali al-Zaidi, giunto al potere a maggio con un profilo tecnocratico e l'appoggio di Washington, aveva fatto della lotta alla corruzione un pilastro del suo programma, promettendo di recidere i legami tra affari e politica che hanno dissanguato le casse dello Stato e minato la fiducia dei cittadini. Secondo un diplomatico occidentale citato dall'AFP, l'operazione sarebbe anche un "biglietto da visita" in vista del viaggio di Zaidi a Washington previsto per luglio, durante il quale il premier punta a rilanciare la partnership economica con gli Stati Uniti e a ottenere sostegno per le sue riforme.
La retata ha un evidente risvolto politico. Tra gli arrestati figurano esponenti di tutti i principali schieramenti: dal sunnita Muthanna al-Samarrai, leader della coalizione Azm, a deputati vicini all'ex premier Mohammed Shia al-Sudani e alla galassia sciita del Quadro di Coordinamento, sostenuto dall'Iran. La Procura irachena ha precisato che per diversi parlamentari l'immunità era stata revocata prima dell'intervento, a testimonianza di una regia istituzionale che ha coinvolto i vertici legislativi, giudiziari ed esecutivi. La mossa è stata interpretata da osservatori regionali come un tentativo di Zaidi di consolidare il proprio potere e di inviare un segnale a tutte le fazioni, comprese quelle legate a Teheran, che finora avevano goduto di una sostanziale impunità.
L'operazione si inserisce in un contesto regionale teso. Il blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza dello scontro tra Stati Uniti e Iran, sta mettendo a dura prova l'economia irachena, già provata da anni di cattiva gestione. Inoltre, la pressione americana per smantellare le milizie filo-iraniane – che negli ultimi mesi hanno lanciato attacchi contro basi statunitensi e obiettivi nel Golfo – si è fatta più incalzante. Bruxelles e le capitali europee, Roma inclusa, guardano con attenzione: un Iraq più stabile e meno permeabile ai traffici illeciti è cruciale per la sicurezza energetica del Mediterraneo e per contenere i rischi di nuovi flussi migratori. La visita del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Baghdad, avvenuta in concomitanza con le retate, lascia intendere che Teheran segue con preoccupazione l'evolversi della situazione.
Al momento la campagna anticorruzione è dichiarata "in corso". Le autorità irachene hanno assicurato che le indagini proseguiranno e che altri mandati di cattura potrebbero essere eseguiti nei prossimi giorni. La sfida per Zaidi sarà trasformare un'operazione spettacolare in un processo duraturo di riforma istituzionale, evitando che i dossier giudiziari si trasformino in merce di scambio politico. Il viaggio a Washington offrirà un primo banco di prova: gli Stati Uniti hanno già fatto sapere di voler condizionare il sostegno economico a progressi concreti sul fronte dello stato di diritto. Per l'Iraq, il percorso verso il risanamento è appena cominciato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media iraniani descrivono le incursioni come uno scontro violento e caotico, enfatizzando scontri armati e l'arresto di una figura politica importante. Sottolineano l'uso di carri armati e spari, inquadrando l'operazione come una pericolosa escalation con profonde implicazioni politiche. Il tono è allarmista, concentrandosi sul disordine piuttosto che sulla narrativa anti-corruzione.
I media arabi del Golfo presentano la repressione come una campagna anti-corruzione legale e decisa, citando dati ufficiali di 47 arresti tra cui deputati. Sottolineano il ruolo della magistratura e l'impegno del primo ministro, elogiando la trasparenza e il coordinamento tra i poteri. La narrazione è di sostegno all'azione del governo, presentandola come un passo necessario verso la responsabilità.
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