
Ankara tratta la cessione degli S-400 russi per riaprire il dossier F-35 con Washington
La Turchia avrebbe avviato contatti con Mosca per trasferire i sistemi missilistici a un paese del Golfo, nel tentativo di superare le sanzioni americane e rientrare nel programma dei caccia di quinta generazione.
La Turchia ha avviato negoziati con la Russia per ottenere il via libera alla cessione a un paese terzo dei sistemi di difesa aerea S-400 acquistati da Mosca nel 2017, con l’obiettivo di rimuovere l’ostacolo che dal 2020 le impedisce di acquistare i caccia F-35 americani. Secondo fonti vicine al governo di Ankara, l’operazione – che avrebbe come possibili acquirenti gli Emirati Arabi Uniti o il Qatar – è stata discussa nelle ultime settimane e ha subìto un’accelerazione dopo che il presidente statunitense Donald Trump, a margine del vertice NATO di Ankara, ha annunciato l’intenzione di revocare le sanzioni imposte ai sensi del CAATSA e di riconsiderare la vendita degli F-35. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato l’esistenza di contatti con la parte turca, definendo la questione «estremamente sensibile» e ricordando implicitamente che qualsiasi trasferimento a terzi richiede il consenso di Mosca, come previsto dai contratti di fornitura di armamenti.
Nell’ottica di Washington, la rimozione delle sanzioni è subordinata alla condizione che la Turchia non detenga più i sistemi russi, ritenuti incompatibili con la sicurezza dell’alleanza atlantica e con la protezione dei segreti tecnologici degli F-35. L’amministrazione Trump ha mostrato una significativa apertura nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdoğan, ma la decisione finale dovrà passare attraverso il Congresso, dove una parte dei legislatori – sia democratici sia repubblicani – ha già espresso cautela, chiedendo garanzie verificabili sull’effettiva uscita degli S-400 dal territorio turco e sull’impegno di Ankara a non avviare in futuro cooperazioni analoghe con la Russia. In questo quadro, la Turchia starebbe anche valutando l’acquisto di sistemi Patriot americani o SAMP/T franco-italiani per sostituire la capacità di difesa aerea a lungo raggio.
La prospettiva di un riavvicinamento tecnico-militare tra Stati Uniti e Turchia ha innescato reazioni contrastanti nello scacchiere mediorientale. Da Tel Aviv, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condotto una campagna pubblica senza precedenti contro la possibile vendita degli F-35, sostenendo in interviste televisive che essa altererebbe l’equilibrio di potenza regionale e premierebbe un paese che «invoca la distruzione di Israele» e che, secondo analisti israeliani, starebbe cercando di colmare il vuoto lasciato dal declino dell’influenza iraniana con una nuova «cintura di fuoco sunnita». Le capitali europee, dal canto loro, osservano con attenzione la partita: il riarmo turco e il suo riposizionamento come hub industriale della difesa – con droni, navi e il caccia nazionale KAAN in sviluppo – potrebbero ridefinire gli equilibri all’interno della NATO e nel Mediterraneo orientale, dove Ankara contende ad Atene e a Nicosia spazi di influenza.
Sul piano giuridico e diplomatico, il dossier resta aperto. La Russia, pur confermando il dialogo, non ha ancora dato un assenso esplicito alla riesportazione, e il contratto del 2017, secondo quanto dichiarato da parlamentari russi, contiene clausole che vietano il trasferimento a terzi senza autorizzazione. La Turchia, da parte sua, non ha mai messo in servizio operativo i sistemi S-400, conservandoli in deposito, e il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha dichiarato di confidare in una rapida conclusione positiva. I prossimi passi attesi sono la formalizzazione dell’accordo di cessione, la notifica al Congresso americano e, in caso di via libera, l’avvio delle procedure per la consegna dei primi F-35, mentre Bruxelles monitora l’evoluzione dei rapporti tra Ankara e Mosca in un momento in cui la Turchia si conferma crocevia imprescindibile per la sicurezza energetica e militare del continente.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
La Russia gestisce la crisi con cautela, ribadendo la propria sovranità sul sistema S-400 e la necessità di contatti continui, senza ammettere alcuna perdita di controllo.
Il Cremlino utilizza l'etichetta 'supersensibile' per depotenziare la notizia e spostare l'attenzione sulla diplomazia in corso, evitando di confermare o smentire la vendita.
La Russia omette il ruolo attivo degli Stati Uniti nel condizionare la decisione turca e la prospettiva di un rientro di Ankara nel programma F-35.
Israele lancia l'allarme: la Turchia di Erdogan sta rimpiazzando l'Iran come potenza dominante e l'F-35 ne accelererà l'ascesa, minacciando l'equilibrio regionale.
La narrazione israeliana utilizza l'analogia storica (declino di una potenza, ascesa di un'altra) per trasformare una transazione commerciale in una minaccia esistenziale, spingendo per un intervento americano.
Israele omette che la vendita degli S-400 potrebbe indebolire la difesa aerea turca e che il rientro nel programma F-35 è subordinato a condizioni.
Iran records the Turkish move as a fact, highlighting the logic of the S-400/F-35 swap and the lifting of sanctions, without emphasizing strategic consequences.
Iranian media present the sale as already completed and rational, normalizing an operation that other actors consider destabilizing, and reducing tension to a simple deal.
Iran omits Russian concerns about the sensitivity of the sale and Israeli objections to Turkey's military strengthening.
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