
La Cina accelera sull’AI: DeepSeek vale 59 miliardi, Shanghai apre le IPO
Pechino mobilita capitali e regole per contendere a Washington la supremazia nell’intelligenza artificiale, mentre l’Europa osserva da lontano.
La mossa che più ha scosso gli osservatori è stata la maxi-iniezione di capitale in DeepSeek, il laboratorio di Hangzhou che in pochi mesi ha ribaltato le gerarchie globali dell’intelligenza artificiale. Con un round Serie A da circa 50 miliardi di yuan, la startup ha raggiunto una valutazione post-money di 400 miliardi di yuan (59,2 miliardi di dollari), superando concorrenti come Moonshot AI e MiniMax. Il fondatore Liang Wenfeng, secondo fonti vicine all’operazione, ha guidato personalmente la raccolta per blindare il controllo e proseguire senza interferenze verso l’obiettivo dichiarato: l’intelligenza artificiale generale (AGI). Un segnale di maturità e ambizione che colloca DeepSeek subito dietro Zhipu AI, ancora avanti con una capitalizzazione di 95 miliardi di dollari, e che conferma come il venture capital cinese sia pronto a scommettere cifre da big tech americana.
Parallelamente, le autorità di regolamentazione stanno ridisegnando l’accesso ai mercati dei capitali. La Borsa di Shanghai ha chiarito i criteri per quotare sul mercato STAR le società di intelligenza artificiale ancora in perdita: basterà una capitalizzazione prevista di almeno 4 miliardi di yuan (591 milioni di dollari) e un potenziale di mercato giudicato solido. La mossa, letta negli ambienti finanziari asiatici, è un tentativo di replicare in patria il dinamismo che a Wall Street sta portando in quotazione SpaceX, OpenAI e Anthropic. Non si tratta solo di AI: le nuove regole abbracciano esplicitamente “industrie del futuro” come quantum computing, fusione nucleare e interfacce cervello-computer, segnalando una volontà politica di usare la borsa come leva per la sovranità tecnologica.
La dimensione geopolitica è onnipresente. Pechino ha annunciato che ospiterà a Shanghai, nel luglio 2026, la World Artificial Intelligence Conference e un incontro ad alto livello sulla governance globale dell’AI. Nell’ottica della diplomazia cinese, non si tratta di una semplice vetrina fieristica, ma di un palcoscenico per proporre un modello alternativo di sviluppo e regolamentazione, in un momento in cui la rivalità con gli Stati Uniti si estende dai chip avanzati agli umanoidi e alle applicazioni militari. Nel frattempo, colossi come ByteDance, proprietaria di TikTok, stanno riversando miliardi nell’infrastruttura domestica, costretti dalle restrizioni all’export a guardare oltre Nvidia. Secondo analisti di Pechino, i principali beneficiari saranno produttori di chip di seconda fascia come Iluvatar CoreX, che potrebbero scalare posizioni proprio grazie alla domanda generata dal vuoto lasciato dai semiconduttori americani.
Per l’Italia e l’Europa, questa accelerazione rappresenta una sfida su più fronti. Da un lato, la semplificazione delle IPO a Shanghai potrebbe attrarre talenti e capitali che finora guardavano prevalentemente al Nasdaq, aumentando la competizione per le piazze finanziarie europee. Dall’altro, la corsa cinese verso l’AGI e l’autosufficienza nei chip rischia di approfondire il divario tecnologico con un continente che fatica a trovare una sintesi tra regolamentazione e investimenti. Bruxelles ha appena varato l’AI Act, ma senza un ecosistema di venture capital paragonabile a quello americano o cinese, il rischio è di restare un mercato di consumo regolato, anziché un polo d’innovazione.
Guardando avanti, la convergenza tra finanziamenti privati, porte aperte in borsa e sostegno statale disegna un ecosistema cinese sempre più coeso. La scommessa su DeepSeek dimostra che Pechino è disposta a finanziare campioni nazionali con logiche da Silicon Valley, mentre la spinta sulle IPO promette di trasformare decine di laboratori in aziende quotate. Se a questo si aggiunge la domanda interna di chip per l’AI – ByteDance da sola sta alimentando un indotto di fornitori domestici – emerge il profilo di una potenza che vuole scalare ogni anello della catena, dai modelli ai semiconduttori. L’Europa, e l’Italia con le sue eccellenze nella robotica e nella manifattura di precisione, dovrà decidere se restare spettatrice o ritagliarsi un ruolo in questa partita, magari come partner selettivo in un mondo sempre più bipolare.
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La Cina accelera sull'intelligenza artificiale: DeepSeek raggiunge una valutazione di 59 miliardi di dollari e Shanghai facilita le IPO per startup non redditizie. I produttori nazionali di chip beneficiano della strategia di ByteDance, che riduce la dipendenza da Nvidia, consolidando l'autosufficienza tecnologica cinese nella competizione globale.
La guerra dell'IA si intensifica: la Cina sfrutta i big data di 1,4 miliardi di abitanti per sfidare la Silicon Valley. Pechino ospiterà un'importante conferenza globale sull'IA, segnalando l'ambizione di dominare AGI, robot umanoidi e catene di fornitura dei semiconduttori, alzando la posta nella rivalità tecnologica con gli Stati Uniti.
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