
L’Asia consolida il primato della competitività: Singapore e Hong Kong scalzano la Svizzera
Il ranking IMD 2026 premia Singapore, Hong Kong e Taiwan, mentre l’Europa arretra sotto il peso di dazi e instabilità geopolitica.
Il nuovo rapporto sulla competitività globale pubblicato dall’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna ridisegna la geografia economica mondiale, consegnando all’Asia il dominio quasi incontrastato delle prime posizioni. Singapore torna in vetta – dopo averla già occupata nel 2024 – scalzando la Svizzera, che scivola dal primo al terzo gradino. Hong Kong, con il miglior piazzamento degli ultimi sette anni, si issa al secondo posto, mentre Taiwan raggiunge un record storico salendo al quarto. Completano la top ten, nell’ordine, Emirati Arabi Uniti, Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti, questi ultimi in ripresa dopo essere precipitati al tredicesimo posto nel 2025.
Il sorpasso asiatico affonda le radici in fattori strutturali e contingenti. Singapore deve il proprio primato a un balzo dell’efficienza delle imprese, Hong Kong ha mostrato progressi solidi in tutti e quattro i pilastri dell’indice – performance economica, efficienza governativa, efficienza del business e infrastrutture – mentre Taiwan ha beneficiato di una crescita robusta del PIL e delle esportazioni, accompagnata da una stabilità istituzionale decennale. Al contrario, la Svizzera paga un netto deterioramento della performance economica: il rafforzamento del franco, i dazi imposti dagli Stati Uniti e il conseguente calo degli investimenti diretti esteri hanno eroso la sua competitività. Secondo gli analisti elvetici, il paese resta un modello per infrastrutture e qualità istituzionale, ma la sua esposizione alle turbolenze del commercio globale ne ha penalizzato il dinamismo.
Il quadro europeo appare complessivamente in affanno. La Germania perde quattro posizioni scivolando al ventitreesimo posto, la Danimarca arretra dal quarto al sesto, la Svezia scende di una posizione. L’Italia, assente dalla top ten, condivide con i partner continentali le difficoltà legate alla frammentazione delle catene di approvvigionamento, ai costi energetici e a una domanda interna fiacca. Nell’ottica di Bruxelles, il declino relativo dell’Europa riflette la necessità di accelerare l’integrazione del mercato unico e di investire in innovazione per non restare schiacciata tra la potenza tecnologica americana e la macchina produttiva asiatica.
Il ritorno degli Stati Uniti nella top ten – dal tredicesimo al decimo posto – segnala una capacità di resilienza che resta formidabile, ma il rapporto IMD avverte che la competitività americana è sempre più condizionata dall’incertezza normativa e dalle tensioni commerciali. Gli osservatori asiatici leggono invece la classifica come la conferma di un baricentro economico ormai spostato: Singapore e Hong Kong fungono da hub finanziari e logistici insostituibili, mentre Taiwan si afferma come nodo cruciale della supply chain tecnologica globale.
Guardando avanti, il ranking del 2026 solleva interrogativi sulla sostenibilità dei modelli europei in un mondo segnato da protezionismo e riarmo doganale. Se la Svizzera, tradizionale campionessa di stabilità, può perdere il primato in un solo anno, nessuna economia può sentirsi al riparo. Per l’Italia e per l’Europa, la sfida è duplice: difendere i punti di forza nella formazione, nella ricerca e nelle infrastrutture, e al tempo stesso ridurre le vulnerabilità energetiche e commerciali che rischiano di trasformare ogni scossa geopolitica in un arretramento competitivo.
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Hong Kong brilla con un doppio successo: secondo posto nella competitività globale e due università tra le prime venti al mondo per la prima volta. Il sistema educativo della città è il più migliorato in Asia per il secondo anno consecutivo, mentre l'economia mostra una resilienza che la porta ai massimi da sette anni.
La Svizzera perde la corona della competitività, scivolando dal primo al terzo posto, mentre Singapore torna in vetta e Hong Kong sale al secondo. Il declino europeo è evidente: anche la Germania arretra, penalizzata da conflitti commerciali e debolezza economica. Hong Kong avanza per il terzo anno consecutivo, trainata da solidi risultati economici.
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