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Sam Neill, l’attore che scriveva messaggi agli sconosciuti e parlava con le pecore

La scomparsa a 78 anni del paleontologo di Jurassic Park, un uomo che ha portato le storie della Nuova Zelanda nel mondo senza mai prendersi troppo sul serio.

Poche ore dopo aver terminato una giornata di riprese particolarmente tesa sul set della serie australiana The Twelve, un giovane comparsa di Perth, Chris Thomas, ricevette un messaggio sul cellulare. «Chris, sono Sam. Spero di aver azzeccato il numero. Ieri non è stato giusto nei tuoi confronti. Mi è dispiaciuto molto e spero di averti tirato un po’ su. Sei stato impeccabile per tutte queste settimane. Non perdere il sonno, amico. Sam N.». Il mittente era Sam Neill, la star di Jurassic Park, che si era preso la briga di rintracciare il numero di un figurante per accertarsi che stesse bene. L’aneddoto, raccontato dallo stesso Thomas dopo la morte dell’attore, restituisce la cifra di un uomo che, anche all’apice della fama planetaria, non smise mai di considerarsi «metà attore e metà contadino».

La notizia della scomparsa di Neill, avvenuta il 13 luglio a Sydney all’età di 78 anni, è stata comunicata dalla famiglia con un messaggio scarno e dignitoso: «La perdita è stata improvvisa e inattesa, ma ci consola sapere che Sam era libero dal cancro». Diagnosticato nel 2022 con un linfoma angioimmunoblastico a cellule T, una rara forma di tumore del sangue, l’attore neozelandese aveva annunciato in aprile di essere in remissione grazie a una terapia genica sperimentale. La causa del decesso non è stata resa nota, ma i familiari hanno voluto ringraziare il personale del St Vincent’s Private Hospital di Sydney, dove Neill era ricoverato.

Nato in Irlanda del Nord nel 1947 e trasferitosi in Nuova Zelanda a sette anni, Nigel John Dermot Neill – che a dodici anni si ribattezzò Sam perché a scuola c’erano troppi Nigel – costruì una carriera di oltre cinquant’anni capace di spaziare dal cinema d’autore ai blockbuster. Il grande pubblico lo ricorderà per sempre come il paleontologo Alan Grant, lo scienziato scontroso che in Jurassic Park (1993) si toglieva gli occhiali da sole fissando un brachiosauro con lo stupore di un bambino. Quella scena, girata alle Hawaii sotto la direzione di Steven Spielberg, divenne uno dei momenti iconici del cinema degli anni Novanta e trasformò Neill in un volto familiare in ogni angolo del pianeta. Ma la sua filmografia è molto più ampia: da Lezioni di piano di Jane Campion, Palma d’oro a Cannes, a Caccia a Ottobre Rosso, passando per il cult horror Possession e la serie Peaky Blinders, dove interpretò lo spietato ispettore Chester Campbell.

Per la Nuova Zelanda, Neill è stato molto più di un attore di successo. Il primo ministro Christopher Luxon lo ha definito «uno dei grandi», ricordando come abbia iniziato quando nel Paese non esisteva quasi un’industria cinematografica e abbia contribuito a trasformarla in «una delle nostre maggiori esportazioni culturali». Anche il premier australiano Anthony Albanese ha sottolineato il posto speciale che Neill occupava «nel cuore degli australiani». Lontano dai riflettori, l’attore gestiva con passione i vigneti di Two Paddocks, nella regione di Central Otago, dove produceva pinot noir. Durante la pandemia aveva cominciato a pubblicare video in cui suonava l’ukulele, dipingeva quadri o dava lezioni di cucina, attività per le quali, diceva, non aveva alcun talento. «Non mi importa di fare brutta figura, se può aiutare qualcuno», spiegò. Aveva anche l’abitudine di battezzare gli animali della sua fattoria con i nomi dei colleghi: la pecora Jeff Goldblum, la mucca Helena Bonham Carter, la gallina Meryl Streep.

I tributi sono arrivati da ogni latitudine. Steven Spielberg ha parlato di una «famiglia giurassica» che non lo dimenticherà mai; Nicole Kidman, che recitò con lui in Ore 10: calma piatta, ha ricordato come l’avesse presa sotto la sua ala quando lei aveva appena diciotto anni; Cillian Murphy lo ha descritto come «una delle persone più gentili, divertenti e delicate» che avesse mai incontrato. Forse, però, l’immagine più fedele di Sam Neill resta quella che lui stesso offriva senza volerlo: un uomo in tuta da lavoro tra i filari della sua vigna, o chino a parlare con le sue pecore, come faceva anche nel film Rams, convinto che la celebrità fosse «un destino peggiore della morte» e che la vera fortuna fosse poter invecchiare guardando crescere gli ulivi.

Divergenza — chi la racconta come
13%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.30
CriticoFavorevole
ATLEURIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera+0.20neutral
Stampa europea continentale0.00neutral
Stampa indiana e sudasiatica+0.30aligned
Stampa atlantica / anglosfera+0.20
Voce

New Zealand mourns the loss of a distinguished son, an actor who brought his country to the big screen.

Meccanismopersonificazione dello stato

By framing Neill as a national icon and highlighting political tributes, the narrative personalises the loss for the entire country, making his death a collective event.

DistaccoPragmatismo
Stampa europea continentale0.00
Voce

L'Europa ricorda l'attore che ha dato vita al paleontologo più iconico del cinema, un uomo che ha affrontato la malattia con discrezione.

Meccanismouniversalizzazione

Concentrandosi sul suo ruolo iconico e sulla citazione personale, la narrazione trasforma la sua storia in un omaggio universale al film Jurassic Park.

DistaccoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.30
Voce

India salutes a cinematic giant, an actor whose versatility enchanted generations.

Meccanismocelebrazione della longevità

By emphasising his long career and global appeal, the narrative positions him as a timeless icon whose work transcends borders.

TrionfoDistacco

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lunedì 13 luglio 2026

Sam Neill, l’attore che scriveva messaggi agli sconosciuti e parlava con le pecore

La scomparsa a 78 anni del paleontologo di Jurassic Park, un uomo che ha portato le storie della Nuova Zelanda nel mondo senza mai prendersi troppo sul serio.

Poche ore dopo aver terminato una giornata di riprese particolarmente tesa sul set della serie australiana The Twelve, un giovane comparsa di Perth, Chris Thomas, ricevette un messaggio sul cellulare. «Chris, sono Sam. Spero di aver azzeccato il numero. Ieri non è stato giusto nei tuoi confronti. Mi è dispiaciuto molto e spero di averti tirato un po’ su. Sei stato impeccabile per tutte queste settimane. Non perdere il sonno, amico. Sam N.». Il mittente era Sam Neill, la star di Jurassic Park, che si era preso la briga di rintracciare il numero di un figurante per accertarsi che stesse bene. L’aneddoto, raccontato dallo stesso Thomas dopo la morte dell’attore, restituisce la cifra di un uomo che, anche all’apice della fama planetaria, non smise mai di considerarsi «metà attore e metà contadino».

La notizia della scomparsa di Neill, avvenuta il 13 luglio a Sydney all’età di 78 anni, è stata comunicata dalla famiglia con un messaggio scarno e dignitoso: «La perdita è stata improvvisa e inattesa, ma ci consola sapere che Sam era libero dal cancro». Diagnosticato nel 2022 con un linfoma angioimmunoblastico a cellule T, una rara forma di tumore del sangue, l’attore neozelandese aveva annunciato in aprile di essere in remissione grazie a una terapia genica sperimentale. La causa del decesso non è stata resa nota, ma i familiari hanno voluto ringraziare il personale del St Vincent’s Private Hospital di Sydney, dove Neill era ricoverato.

Nato in Irlanda del Nord nel 1947 e trasferitosi in Nuova Zelanda a sette anni, Nigel John Dermot Neill – che a dodici anni si ribattezzò Sam perché a scuola c’erano troppi Nigel – costruì una carriera di oltre cinquant’anni capace di spaziare dal cinema d’autore ai blockbuster. Il grande pubblico lo ricorderà per sempre come il paleontologo Alan Grant, lo scienziato scontroso che in Jurassic Park (1993) si toglieva gli occhiali da sole fissando un brachiosauro con lo stupore di un bambino. Quella scena, girata alle Hawaii sotto la direzione di Steven Spielberg, divenne uno dei momenti iconici del cinema degli anni Novanta e trasformò Neill in un volto familiare in ogni angolo del pianeta. Ma la sua filmografia è molto più ampia: da Lezioni di piano di Jane Campion, Palma d’oro a Cannes, a Caccia a Ottobre Rosso, passando per il cult horror Possession e la serie Peaky Blinders, dove interpretò lo spietato ispettore Chester Campbell.

Per la Nuova Zelanda, Neill è stato molto più di un attore di successo. Il primo ministro Christopher Luxon lo ha definito «uno dei grandi», ricordando come abbia iniziato quando nel Paese non esisteva quasi un’industria cinematografica e abbia contribuito a trasformarla in «una delle nostre maggiori esportazioni culturali». Anche il premier australiano Anthony Albanese ha sottolineato il posto speciale che Neill occupava «nel cuore degli australiani». Lontano dai riflettori, l’attore gestiva con passione i vigneti di Two Paddocks, nella regione di Central Otago, dove produceva pinot noir. Durante la pandemia aveva cominciato a pubblicare video in cui suonava l’ukulele, dipingeva quadri o dava lezioni di cucina, attività per le quali, diceva, non aveva alcun talento. «Non mi importa di fare brutta figura, se può aiutare qualcuno», spiegò. Aveva anche l’abitudine di battezzare gli animali della sua fattoria con i nomi dei colleghi: la pecora Jeff Goldblum, la mucca Helena Bonham Carter, la gallina Meryl Streep.

I tributi sono arrivati da ogni latitudine. Steven Spielberg ha parlato di una «famiglia giurassica» che non lo dimenticherà mai; Nicole Kidman, che recitò con lui in Ore 10: calma piatta, ha ricordato come l’avesse presa sotto la sua ala quando lei aveva appena diciotto anni; Cillian Murphy lo ha descritto come «una delle persone più gentili, divertenti e delicate» che avesse mai incontrato. Forse, però, l’immagine più fedele di Sam Neill resta quella che lui stesso offriva senza volerlo: un uomo in tuta da lavoro tra i filari della sua vigna, o chino a parlare con le sue pecore, come faceva anche nel film Rams, convinto che la celebrità fosse «un destino peggiore della morte» e che la vera fortuna fosse poter invecchiare guardando crescere gli ulivi.

Divergenza — chi la racconta come
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Meccanismopersonificazione dello stato

By framing Neill as a national icon and highlighting political tributes, the narrative personalises the loss for the entire country, making his death a collective event.

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L'Europa ricorda l'attore che ha dato vita al paleontologo più iconico del cinema, un uomo che ha affrontato la malattia con discrezione.

Meccanismouniversalizzazione

Concentrandosi sul suo ruolo iconico e sulla citazione personale, la narrazione trasforma la sua storia in un omaggio universale al film Jurassic Park.

DistaccoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.30
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India salutes a cinematic giant, an actor whose versatility enchanted generations.

Meccanismocelebrazione della longevità

By emphasising his long career and global appeal, the narrative positions him as a timeless icon whose work transcends borders.

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