
L'ultimo velluto rosso di Elsa Aguirre, diva del cinema d'oro messicano
A Cuernavaca, il feretro ricoperto di terziopelo e i gigli rosa hanno accompagnato l'addio all'attrice scomparsa a 95 anni, mentre la Cineteca Nacional prepara un omaggio con proiezioni e una mostra fotografica.
Nella piccola sala di una funeraria di Morelos, capace di appena quaranta persone, il feretro di Elsa Aguirre era avvolto da un terziopelo rosso intenso. Due fotografie la ritraevano in momenti lontani della sua vita, e intorno si disponevano composizioni floreali dai toni rosati, tra cui spiccavano i gigli. Erano presenti le quattro infermiere che l'avevano assistita fino alla notte del 14 luglio, quando un paro cardiorespiratorio, secondo quanto da loro riferito al programma De Primera Mano, ne aveva spento la voce a 95 anni. «È stato un accompagnamento, più che altro», ha raccontato una di loro, Isabel López, descrivendo una fine serena, «circondata da molto amore».
Quella voce, che la presidente Claudia Sheinbaum avrebbe ricordato pochi giorni dopo come «ancora profonda, molto bella», apparteneva a una delle ultime figure viventi dell'Época de Oro del cinema messicano. Nata a Chihuahua nel 1930, Elsa Irma Aguirre Juárez era entrata nel mondo del cinema quasi per caso, vincendo un concorso di bellezza che le aprì le porte degli studi Clasa Films. Il suo debutto nel 1946 con El sexo fuerte la portò in breve tempo a lavorare con i più grandi registi del momento – Emilio Fernández, Roberto Gavaldón, Ismael Rodríguez – e a condividere lo schermo con Pedro Infante, Jorge Negrete, Dolores del Río. In Cuidado con el amor (1954), Infante le cantò in scena Cien años, un momento che il pubblico messicano non ha mai dimenticato.
Eppure, dietro la bellezza che incantò il paese, Aguirre custodiva una ferita intima. In un'intervista concessa due anni fa a Matilde Obregón, aveva ricordato come la madre, proveniente da una famiglia aristocratica, alla sua nascita avesse esclamato: «Credo che me l'abbiano scambiata, questa non è mia figlia». Era l'unica dei fratelli ad avere la pelle scura, e per tutta l'infanzia si sentì «un po' separata» dal nucleo familiare, pur senza mai mancare di rispetto ai genitori. Quella sensazione di estraneità non l'abbandonò, ma trovò una forma di riscatto nella disciplina interiore: per oltre cinquant'anni praticò yoga e meditazione, abbracciò il vegetarianismo e, come hanno testimoniato le infermiere, «era nemica di fare del male persino a una formica».
La notizia della scomparsa ha spinto la Secretaría de Cultura e l'Instituto Mexicano de Cinematografía a organizzare un omaggio postumo che unisce tre linguaggi. Il 22 luglio, nella Sala 7 della Cineteca Nacional, verrà proiettato Cuatro noches contigo (1952), il film di Raúl de Anda in cui Aguirre recitò accanto a Luis Aguilar; al termine, un conversatorio ne analizzerà il contributo alla cinematografia nazionale. Ad agosto, la Cineteca Nacional Chapultepec inaugurerà un'esposizione con materiale fotografico proveniente dagli archivi dell'IMCINE, della stessa Cineteca e della Filmoteca UNAM. «Ricordarla significa riconoscere la sua traiettoria, preservare le opere che hanno costruito la sua eredità e permettere a nuovi pubblici di incontrarle», ha dichiarato la segretaria alla Cultura Claudia Curiel de Icaza.
Lontana dai riflettori dal 2004, Aguirre aveva scelto Cuernavaca come buen retiro, dove riceveva saltuarie interviste parlando di spiritualità e di una bellezza che, diceva, «nasce dalla pace interiore». Pochi mesi prima della morte, il governo del Morelos le aveva reso omaggio al Teatro Ocampo. La sua ultima volontà, espressa nel settembre 2025, era che il corpo venisse cremato e che le ceneri fossero portate «in un luogo alto, dove siamo più separati dalla materia». Un'immagine di leggerezza e distacco che contrasta con il velluto rosso del feretro, ma che forse restituisce il senso di una presenza destinata a rimanere sospesa, come quelle fotografie in bianco e nero che tra poche settimane torneranno a guardare il pubblico da una parete della Cineteca.
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