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L’ultimo bunker di Hitler e la memoria che divide Berlino

Un investitore vuole demolire l’ultimo resto della Cancelleria del Reich per far posto a nuovi appartamenti, scatenando un dibattito tra chi teme un luogo di culto neonazista e chi difende la conservazione delle tracce del passato.

In un lotto incolto di Berlin-Mitte, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, una collinetta d’erba nasconde un ingresso murato che sprofonda nel sottosuolo. È tutto ciò che resta in superficie della Neue Reichskanzlei, il monumentale centro del potere nazista progettato da Albert Speer e inaugurato nel 1939. Sotto quel prato si estendono ancora milleduecento metri quadrati di bunker intatti, con pareti e soffitti spessi un metro e settanta, usati prima dal personale della cancelleria e poi, nelle ultime settimane di guerra, come ospedale militare. Oggi un investitore di Amburgo progetta di demolirne circa la metà per costruire un edificio di sette piani con sessantasei appartamenti e un blocco uffici.

La notizia, rimbalzata dalla stampa locale fino ai quotidiani internazionali, ha riacceso in Germania una domanda che da decenni accompagna la topografia del Terzo Reich: che fare dei luoghi che hanno ospitato i carnefici? Il bunker in questione non è il più celebre Führerbunker – quello dove Hitler trascorse gli ultimi giorni e si tolse la vita insieme a Eva Braun il 30 aprile 1945, oggi riempito di sabbia e sormontato da un parcheggio anonimo, segnalato solo da un pannello informativo installato nel 2006. Si tratta invece dell’ultimo frammento sopravvissuto della Cancelleria vera e propria, rasa al suolo dalle truppe sovietiche nel 1949. Per gli storici berlinesi che hanno potuto ispezionarlo – l’ultima visita risale al 2007 – lo stato di conservazione è sorprendente, e l’idea di cancellarlo viene definita «una follia totale».

Le posizioni in campo riflettono due sensibilità che attraversano l’intera Europa della memoria. Da un lato il senatore all’edilizia di Berlino, Christian Gaebler, ha dichiarato che la città non intralcerà la costruzione di alloggi necessari per conservare un bunker che potrebbe trasformarsi in meta di pellegrinaggio per l’estrema destra. Dall’altro il Consiglio dei monumenti statali ha raccomandato di valutare l’inserimento del sito nella lista dei beni protetti, ricordando che «la Nuova Cancelleria del Reich fu il centro di pianificazione e il punto di partenza della Seconda guerra mondiale e simboleggia la fine catastrofica del regime nazista». La stessa tensione tra esigenze abitative, timori di nuove sacralizzazioni e dovere della testimonianza ha segnato in Italia il destino di architetture fasciste come il Foro Italico o l’obelisco del Foro Mussolini, dove la scelta è stata spesso quella di conservare stratificando significati, senza rimuovere.

Il progetto dell’investitore privato, che ha già ottenuto il via libera dell’amministrazione, prevede di lasciare in piedi solo una porzione del bunker, inglobata nelle fondamenta del nuovo complesso. Ma per i ricercatori dell’associazione Berliner Unterwelten, che da anni mappa e documenta i sotterranei della capitale, quella mezza demolizione equivarrebbe a perdere un documento storico insostituibile: non un monumento alla dittatura, ma una traccia fisica che racconta, con la sua stessa materia, la geografia del male. Propongono di trasformare il bunker in un museo e memoriale in collaborazione con il Museo dell’Olocausto, un luogo dove la fine della guerra possa essere raccontata a partire dalle viscere del regime.

Sul prato incolto della Vossstrasse, intanto, l’erba continua a crescere sopra l’ingresso murato. Le pareti di cemento armato, progettate per resistere ai bombardamenti alleati, attendono di sapere se diventeranno fondamenta di nuove cucine e soggiorni, oppure se resteranno lì, mute e ingombranti, a ricordare che costruire sul passato non significa necessariamente seppellirlo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa israeliana/ Sicurezza
IndignazioneAllarme

I piani per demolire l'ultimo bunker nazista intatto di Berlino e costruire appartamenti di lusso hanno suscitato una forte condanna. Il bunker, parte del complesso della Cancelleria del Reich, è considerato una testimonianza storica essenziale dei crimini del Terzo Reich e della sua catastrofica fine. I critici avvertono che la sua distruzione cancellerebbe un memoriale cruciale e rischierebbe di creare un vuoto che i gruppi di estrema destra potrebbero sfruttare.

Stampa europea continentale/ DACH+
PragmatismoDistacco

A Berlino è in corso un dibattito tra conservazione storica e sviluppo urbano riguardo a un bunker nazista in disuso. Il piano regolatore del 2006 prevedeva già la costruzione di nuovi alloggi sull'area, ma gruppi locali chiedono che il bunker venga conservato e reso accessibile come documento storico. La controversia riflette la tensione irrisolta tra la memoria del passato e le necessità abitative del presente.

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3 testate|2 lingue|3 min lettura
mercoledì 1 luglio 2026

L’ultimo bunker di Hitler e la memoria che divide Berlino

Un investitore vuole demolire l’ultimo resto della Cancelleria del Reich per far posto a nuovi appartamenti, scatenando un dibattito tra chi teme un luogo di culto neonazista e chi difende la conservazione delle tracce del passato.

In un lotto incolto di Berlin-Mitte, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, una collinetta d’erba nasconde un ingresso murato che sprofonda nel sottosuolo. È tutto ciò che resta in superficie della Neue Reichskanzlei, il monumentale centro del potere nazista progettato da Albert Speer e inaugurato nel 1939. Sotto quel prato si estendono ancora milleduecento metri quadrati di bunker intatti, con pareti e soffitti spessi un metro e settanta, usati prima dal personale della cancelleria e poi, nelle ultime settimane di guerra, come ospedale militare. Oggi un investitore di Amburgo progetta di demolirne circa la metà per costruire un edificio di sette piani con sessantasei appartamenti e un blocco uffici.

La notizia, rimbalzata dalla stampa locale fino ai quotidiani internazionali, ha riacceso in Germania una domanda che da decenni accompagna la topografia del Terzo Reich: che fare dei luoghi che hanno ospitato i carnefici? Il bunker in questione non è il più celebre Führerbunker – quello dove Hitler trascorse gli ultimi giorni e si tolse la vita insieme a Eva Braun il 30 aprile 1945, oggi riempito di sabbia e sormontato da un parcheggio anonimo, segnalato solo da un pannello informativo installato nel 2006. Si tratta invece dell’ultimo frammento sopravvissuto della Cancelleria vera e propria, rasa al suolo dalle truppe sovietiche nel 1949. Per gli storici berlinesi che hanno potuto ispezionarlo – l’ultima visita risale al 2007 – lo stato di conservazione è sorprendente, e l’idea di cancellarlo viene definita «una follia totale».

Le posizioni in campo riflettono due sensibilità che attraversano l’intera Europa della memoria. Da un lato il senatore all’edilizia di Berlino, Christian Gaebler, ha dichiarato che la città non intralcerà la costruzione di alloggi necessari per conservare un bunker che potrebbe trasformarsi in meta di pellegrinaggio per l’estrema destra. Dall’altro il Consiglio dei monumenti statali ha raccomandato di valutare l’inserimento del sito nella lista dei beni protetti, ricordando che «la Nuova Cancelleria del Reich fu il centro di pianificazione e il punto di partenza della Seconda guerra mondiale e simboleggia la fine catastrofica del regime nazista». La stessa tensione tra esigenze abitative, timori di nuove sacralizzazioni e dovere della testimonianza ha segnato in Italia il destino di architetture fasciste come il Foro Italico o l’obelisco del Foro Mussolini, dove la scelta è stata spesso quella di conservare stratificando significati, senza rimuovere.

Il progetto dell’investitore privato, che ha già ottenuto il via libera dell’amministrazione, prevede di lasciare in piedi solo una porzione del bunker, inglobata nelle fondamenta del nuovo complesso. Ma per i ricercatori dell’associazione Berliner Unterwelten, che da anni mappa e documenta i sotterranei della capitale, quella mezza demolizione equivarrebbe a perdere un documento storico insostituibile: non un monumento alla dittatura, ma una traccia fisica che racconta, con la sua stessa materia, la geografia del male. Propongono di trasformare il bunker in un museo e memoriale in collaborazione con il Museo dell’Olocausto, un luogo dove la fine della guerra possa essere raccontata a partire dalle viscere del regime.

Sul prato incolto della Vossstrasse, intanto, l’erba continua a crescere sopra l’ingresso murato. Le pareti di cemento armato, progettate per resistere ai bombardamenti alleati, attendono di sapere se diventeranno fondamenta di nuove cucine e soggiorni, oppure se resteranno lì, mute e ingombranti, a ricordare che costruire sul passato non significa necessariamente seppellirlo.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 3 testate · 2 lingue

48%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale40%
Critico60%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa israelianaStampa europea continentale
Stampa israeliana/ Sicurezza
IndignazioneAllarme

I piani per demolire l'ultimo bunker nazista intatto di Berlino e costruire appartamenti di lusso hanno suscitato una forte condanna. Il bunker, parte del complesso della Cancelleria del Reich, è considerato una testimonianza storica essenziale dei crimini del Terzo Reich e della sua catastrofica fine. I critici avvertono che la sua distruzione cancellerebbe un memoriale cruciale e rischierebbe di creare un vuoto che i gruppi di estrema destra potrebbero sfruttare.

Stampa europea continentale/ DACH+
PragmatismoDistacco

A Berlino è in corso un dibattito tra conservazione storica e sviluppo urbano riguardo a un bunker nazista in disuso. Il piano regolatore del 2006 prevedeva già la costruzione di nuovi alloggi sull'area, ma gruppi locali chiedono che il bunker venga conservato e reso accessibile come documento storico. La controversia riflette la tensione irrisolta tra la memoria del passato e le necessità abitative del presente.

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