
Acciaio, l’UE taglia del 47% le quote di import a dazio zero: la Svizzera penalizzata, mercati in tensione
Dal 1° luglio entrano in vigore le nuove regole europee che riducono a 18,3 milioni di tonnellate l’import esente da dazi e alzano la tariffa extra-quota al 50%.
Il 1° luglio l’Unione Europea attiva il nuovo scudo siderurgico: le importazioni di 26 categorie di prodotti in acciaio esenti da dazio vengono ridotte in media del 47%, scendendo a un contingente annuo di 18,3 milioni di tonnellate. Oltre quella soglia scatterà un dazio del 50%, il doppio rispetto al precedente 25%. La misura sostituisce la salvaguardia in scadenza e punta a proteggere l’industria europea da una sovraccapacità globale che Bruxelles stima in oltre 620 milioni di tonnellate, destinata a salire a 721, pari a cinque volte il consumo annuo dell’UE.
Il meccanismo di ripartizione riflette un equilibrio tra difesa commerciale e rispetto delle regole OMC. Metà del contingente (9,15 milioni di tonnellate) è riservata ai partner con accordi di libero scambio (ALS), l’altra metà a tutti, ALS compresi. All’interno della quota ALS, i Paesi con una presenza storica superiore al 5% delle importazioni UE nel triennio 2022-2024 ricevono assegnazioni specifiche. Secondo Bruxelles, la maggior parte dei partner ALS subirà una riduzione dell’accesso al mercato sensibilmente inferiore al 47% medio, mentre per i Paesi senza ALS il taglio arriva al 69%. Restano esentati i membri dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein).
L’impatto sulla Svizzera, legata all’UE da un ALS dal 1972, è immediato. I due stabilimenti siderurgici di Emmen e Gerlafingen vedranno i contingenti ridotti a circa il 65% dei volumi esportati in media nel periodo di riferimento, con una contrazione effettiva di circa un terzo rispetto al regime precedente. L’associazione degli industriali Swissmem denuncia una decisione “deludente” che non tiene conto dello stretto partenariato economico e politico, e avverte che i clienti europei dovranno cercare alternative più costose. Il governo elvetico, per bocca della Segreteria di Stato dell’economia, mantiene un profilo più cauto, limitandosi a confermare contatti con Bruxelles per limitare i danni al commercio bilaterale.
Sul fronte dei prezzi, la Commissione europea minimizza l’effetto al consumo, sostenendo che l’acciaio incide poco sul costo finale di beni come automobili o lavatrici. I mercati finanziari, tuttavia, scontano rincari: i titoli di ArcelorMittal e Voestalpine hanno guadagnato terreno nelle ultime settimane, e gli analisti di Baader segnalano un “rush” sugli steel stocks innescato proprio dall’annuncio delle nuove quote. La partita si gioca ora sul filo dell’entrata in vigore: da domani si osserverà la rapidità con cui i contingenti verranno saturati e se le tensioni sui prezzi si tradurranno in un aggravio per le filiere manifatturiere europee.
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L'UE riduce del 33% le quote di acciaio esenti da dazi per i partner commerciali più stretti, riservando metà del contingente ai paesi con accordi di libero scambio. La misura punta a proteggere i produttori europei dall'ondata di importazioni cinesi, ma penalizza anche gli alleati storici. Il nuovo sistema è un compromesso tra protezionismo e gestione delle alleanze.
L'UE dimezza le quote di acciaio esenti da dazi per difendere la sua industria strategica dalla sovraccapacità globale. Senza acciaio non c'è manifattura né potenza militare, quindi il nuovo dazio del 50% sulle importazioni in eccesso è uno scudo necessario. Il regolamento riserva metà dei 18,3 milioni di tonnellate ai partner di libero scambio, ma la priorità è la sovranità europea.
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