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Difesa e Sicurezzadomenica 21 giugno 2026

I droni di Kiev mettono in ginocchio la logistica russa in Crimea: sospesa la vendita di carburante

Almeno cinque morti e 28 feriti in un massiccio attacco ucraino contro depositi e terminali petroliferi: la penisola annessa da Mosca raziona il gasolio e blocca i ponti.

Una massiccia ondata di droni ucraini ha colpito nella notte tra sabato e domenica le infrastrutture logistiche ed energetiche della Crimea e della prospiciente regione russa di Krasnodar, provocando almeno cinque morti, 28 feriti e l’immediata sospensione della vendita di carburante ai civili nella penisola occupata. Secondo le autorità insediate da Mosca, i velivoli senza pilota hanno centrato un deposito di petrolio a Kerč e una raffineria nel porto di Kavkaz, scatenando vasti incendi e blackout elettrici. La Difesa russa ha dichiarato di aver abbattuto 239 droni, ma l’attacco – il più esteso da mesi – ha comunque paralizzato per oltre nove ore il traffico sul ponte di Crimea e interrotto i collegamenti via traghetto attraverso lo stretto di Kerč, arteria vitale per i rifornimenti militari e civili.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione come parte delle «sanzioni a lungo raggio» di Kiev, finalizzate a colpire «la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea degli occupanti». In una dichiarazione diffusa sui social, Zelensky ha elencato gli obiettivi: un deposito di greggio a Kerč, un terminal per il trasbordo di idrocarburi nella regione di Krasnodar, quattro stazioni radar di sistemi S-400 e due complessi Pantsir. «Tutto questo è una giusta risposta ai brutali attacchi russi contro il nostro popolo», ha affermato. Da parte sua, il governatore filo-russo della Crimea, Sergej Aksënov, ha denunciato vittime tra i civili e annunciato che da domenica mattina i distributori di carburante riforniranno esclusivamente gli enti governativi, sospendendo ogni vendita a privati e aziende. La misura aggrava una crisi energetica già in atto da settimane, con razionamenti di 20 litri a settimana per veicolo e file chilometriche ai distributori.

Le ripercussioni si estendono ben oltre la penisola. Secondo analisti energetici occidentali, gli attacchi sistematici di Kiev alle raffinerie e ai depositi russi hanno messo fuori uso circa un terzo della capacità di raffinazione del Paese, costringendo Mosca a vietare le esportazioni di benzina da aprile e a introdurre razionamenti perfino in alcune regioni della Federazione. In Crimea, l’inizio della stagione turistica è segnato dal caos: turisti russi bloccati, speculatori che rivendono carburante a prezzi raddoppiati, e autorità costrette ad attivare linee di assistenza per chi non riesce a rientrare. L’interruzione dei collegamenti marittimi e stradali ha isolato la penisola, rendendo i percorsi alternativi attraverso il corridoio terrestre del Donbass – già bersaglio di costanti bombardamenti ucraini – estremamente rischiosi.

Dal punto di vista del conflitto, l’offensiva conferma la capacità di Kiev di proiettare la propria forza a 300 chilometri dal fronte, minando un hub logistico strategico per la flotta russa del Mar Nero e le linee di rifornimento verso il sud dell’Ucraina. In un contesto di stallo negoziale – i colloqui di pace restano congelati mentre gli Stati Uniti e i leader del G7 discutono nuovi assetti per il sostegno a Kiev – questi raid rappresentano un tentativo di modificare i rapporti di forza sul terreno e di aumentare il costo economico e politico dell’occupazione. Al Cremlino, che in un raro gesto ha riconosciuto pubblicamente la gravità della crisi in Crimea, resta la sfida di garantire la tenuta di un territorio sempre più dipendente da un ponte e da rotte marittime vulnerabili. Intanto, il fronte orientale ucraino continua a subire rappresaglie: nella sola giornata di domenica, Mosca ha rivendicato 846 attacchi nella regione di Zaporizhzhia, con un bilancio di vittime civili che alimenta una spirale di violenza senza prospettive immediate di tregua.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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The coverage highlights civilian casualties from Ukrainian drone strikes on Crimea and the ensuing fuel shortage, with gas stations halting sales to the public. It portrays the attack as part of an intensified Ukrainian campaign to disrupt Russian supply lines.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
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The coverage frames the Ukrainian strike on Kerch port as a significant blow to Russian logistics, with civilian casualties. Some outlets highlight it as a justified response to Russian brutality, while others focus on the broader escalation of hostilities.

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domenica 21 giugno 2026

I droni di Kiev mettono in ginocchio la logistica russa in Crimea: sospesa la vendita di carburante

Almeno cinque morti e 28 feriti in un massiccio attacco ucraino contro depositi e terminali petroliferi: la penisola annessa da Mosca raziona il gasolio e blocca i ponti.

Una massiccia ondata di droni ucraini ha colpito nella notte tra sabato e domenica le infrastrutture logistiche ed energetiche della Crimea e della prospiciente regione russa di Krasnodar, provocando almeno cinque morti, 28 feriti e l’immediata sospensione della vendita di carburante ai civili nella penisola occupata. Secondo le autorità insediate da Mosca, i velivoli senza pilota hanno centrato un deposito di petrolio a Kerč e una raffineria nel porto di Kavkaz, scatenando vasti incendi e blackout elettrici. La Difesa russa ha dichiarato di aver abbattuto 239 droni, ma l’attacco – il più esteso da mesi – ha comunque paralizzato per oltre nove ore il traffico sul ponte di Crimea e interrotto i collegamenti via traghetto attraverso lo stretto di Kerč, arteria vitale per i rifornimenti militari e civili.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione come parte delle «sanzioni a lungo raggio» di Kiev, finalizzate a colpire «la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea degli occupanti». In una dichiarazione diffusa sui social, Zelensky ha elencato gli obiettivi: un deposito di greggio a Kerč, un terminal per il trasbordo di idrocarburi nella regione di Krasnodar, quattro stazioni radar di sistemi S-400 e due complessi Pantsir. «Tutto questo è una giusta risposta ai brutali attacchi russi contro il nostro popolo», ha affermato. Da parte sua, il governatore filo-russo della Crimea, Sergej Aksënov, ha denunciato vittime tra i civili e annunciato che da domenica mattina i distributori di carburante riforniranno esclusivamente gli enti governativi, sospendendo ogni vendita a privati e aziende. La misura aggrava una crisi energetica già in atto da settimane, con razionamenti di 20 litri a settimana per veicolo e file chilometriche ai distributori.

Le ripercussioni si estendono ben oltre la penisola. Secondo analisti energetici occidentali, gli attacchi sistematici di Kiev alle raffinerie e ai depositi russi hanno messo fuori uso circa un terzo della capacità di raffinazione del Paese, costringendo Mosca a vietare le esportazioni di benzina da aprile e a introdurre razionamenti perfino in alcune regioni della Federazione. In Crimea, l’inizio della stagione turistica è segnato dal caos: turisti russi bloccati, speculatori che rivendono carburante a prezzi raddoppiati, e autorità costrette ad attivare linee di assistenza per chi non riesce a rientrare. L’interruzione dei collegamenti marittimi e stradali ha isolato la penisola, rendendo i percorsi alternativi attraverso il corridoio terrestre del Donbass – già bersaglio di costanti bombardamenti ucraini – estremamente rischiosi.

Dal punto di vista del conflitto, l’offensiva conferma la capacità di Kiev di proiettare la propria forza a 300 chilometri dal fronte, minando un hub logistico strategico per la flotta russa del Mar Nero e le linee di rifornimento verso il sud dell’Ucraina. In un contesto di stallo negoziale – i colloqui di pace restano congelati mentre gli Stati Uniti e i leader del G7 discutono nuovi assetti per il sostegno a Kiev – questi raid rappresentano un tentativo di modificare i rapporti di forza sul terreno e di aumentare il costo economico e politico dell’occupazione. Al Cremlino, che in un raro gesto ha riconosciuto pubblicamente la gravità della crisi in Crimea, resta la sfida di garantire la tenuta di un territorio sempre più dipendente da un ponte e da rotte marittime vulnerabili. Intanto, il fronte orientale ucraino continua a subire rappresaglie: nella sola giornata di domenica, Mosca ha rivendicato 846 attacchi nella regione di Zaporizhzhia, con un bilancio di vittime civili che alimenta una spirale di violenza senza prospettive immediate di tregua.

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The coverage highlights civilian casualties from Ukrainian drone strikes on Crimea and the ensuing fuel shortage, with gas stations halting sales to the public. It portrays the attack as part of an intensified Ukrainian campaign to disrupt Russian supply lines.

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The coverage frames the Ukrainian strike on Kerch port as a significant blow to Russian logistics, with civilian casualties. Some outlets highlight it as a justified response to Russian brutality, while others focus on the broader escalation of hostilities.

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