
L’oro vola oltre 4.180 dollari: il rallentamento del lavoro USA frena la Fed
I nuovi posti di lavoro americani crollano a 57.000, meno della metà delle attese, e i mercati ridimensionano la probabilità di un rialzo dei tassi a luglio, spingendo il metallo al primo guadagno settimanale in cinque settimane.
Il prezzo dell’oro ha superato quota 4.180 dollari l’oncia venerdì, toccando i massimi dal 23 giugno, dopo che i dati sul mercato del lavoro statunitense hanno mostrato un netto rallentamento delle assunzioni. I nuovi posti di lavoro non agricoli a giugno sono stati appena 57.000, ben al di sotto dei 115.000 attesi dagli analisti, e le revisioni al ribasso dei due mesi precedenti hanno dipinto un quadro di raffreddamento dell’economia. La reazione è stata immediata: il lingotto spot ha guadagnato l’1,4% a 4.179,94 dollari, mentre i future con consegna agosto hanno superato i 4.193 dollari, trascinando al rialzo anche l’argento (+2,3% a 62,43 dollari) e il platino.
Il meccanismo che lega la debolezza del mercato del lavoro al metallo prezioso passa per le attese sulla politica monetaria della Federal Reserve. Con un’occupazione in frenata, i trader hanno ridotto drasticamente la probabilità di un rialzo dei tassi nel breve termine: secondo lo strumento FedWatch del CME, la possibilità di un intervento a luglio è scesa al 18%, mentre per la riunione di settembre si stima ora una probabilità di mantenere i tassi invariati superiore al 46%. Tassi più alti rendono più attraenti gli asset che pagano interessi, penalizzando l’oro che non offre rendimento; il venir meno di questa prospettiva ha quindi ridato slancio al metallo, già favorito da un dollaro in calo che lo rende più accessibile ai detentori di altre valute, euro compreso.
L’impatto si è esteso ben oltre i mercati occidentali. A Dubai il grammo d’oro 24 carati è tornato sopra i 500 dirham (503,50), con un balzo di quasi 9 dirham in una sola seduta, mentre in India i titoli delle finanziarie che offrono prestiti garantiti dall’oro – Muthoot Finance, Manappuram Finance – hanno guadagnato fino al 5%, poiché il valore delle garanzie collaterali cresce con il prezzo del metallo. Sul fronte geopolitico, due fattori aggiuntivi hanno sostenuto la domanda: il calo del petrolio, favorito dai colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran che allentano le tensioni nello Stretto di Hormuz, riduce le pressioni inflazionistiche e quindi la necessità di una stretta monetaria; al tempo stesso, le manovre del presidente Trump per rimodellare il board della Fed hanno ravvivato il cosiddetto “debasement trade”, che già a gennaio aveva spinto l’oro ai massimi storici.
Lo sguardo degli operatori è ora puntato sulla prossima riunione della Federal Reserve di fine luglio, che dirà se la pausa nei rialzi sarà confermata. Fino ad allora, gli analisti si attendono una volatilità legata alle oscillazioni del dollaro, dei rendimenti obbligazionari e del petrolio, con supporti tecnici per l’oro sul mercato indiano MCX indicati a 1.44.400 rupie per 10 grammi e resistenze a 1.48.800 rupie.
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L'aumento del prezzo dell'oro a $4.200 è inquadrato come una reazione tecnica ai dati deboli del mercato del lavoro statunitense, senza allarmismi. L'attenzione è sugli indicatori macroeconomici e sulle implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve.
Il rialzo dell'oro a $4.200 è accolto con cautela ottimismo: visto come un bene rifugio in un contesto di dati USA deboli, ma con attenzione agli effetti sui mercati azionari indiani. L'analisi evidenzia le opportunità per gli investitori locali.
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