
L’impresa sfiorata dall’Egitto e l’orgoglio che unisce il mondo arabo
La nazionale dei Faraoni esce a testa alta dal Mondiale 2026 dopo aver fatto tremare l’Argentina di Messi, scatenando reazioni che vanno da Dubai a Buenos Aires.
Per undici minuti il sogno è stato realtà. L’Egitto conduceva 2-0 contro l’Argentina campione in carica, a un passo dai quarti di finale di un Mondiale che fino a poche settimane prima non aveva mai regalato ai Faraoni neppure una vittoria. Poi, in un quarto d’ora, Lionel Messi e compagni hanno ribaltato la partita con tre gol, spegnendo l’entusiasmo di una squadra che aveva costruito il vantaggio con ordine e pericolose ripartenze, e che fino a quel momento aveva reso inoffensiva la stella del Barcellona. L’eliminazione al primo turno a eliminazione diretta non cancella il percorso storico della nazionale di Hossam Hassan: prima vittoria in assoluto nella fase a gironi, superamento dell’Australia ai rigori e approdo agli ottavi, un traguardo mai raggiunto nelle tre precedenti partecipazioni.
L’eco di quell’impresa sfiorata ha varcato i confini del calcio. Negli Emirati Arabi Uniti, il miliardario Khalaf Al Habtoor ha annunciato il dono di un’automobile Mitsubishi a ogni membro della delegazione egiziana – giocatori, staff tecnico, amministrativo e medico – come riconoscimento per «l’onore reso alla nazione e la lezione di determinazione offerta a tutto il mondo arabo». La decisione, coordinata con la federcalcio egiziana, è stata presentata come un omaggio al lavoro collettivo e alla capacità di sollevare l’orgoglio panarabo in una competizione globale. Dalla stampa del Golfo, il gesto è stato letto come la conferma di una ritrovata centralità del calcio egiziano nel panorama emotivo della regione, capace di compattare tifoserie spesso divise.
Dall’altra sponda dell’Atlantico, la stessa partita ha generato un’eco diversa, che racconta la visceralità del rapporto sudamericano con il pallone. Un pilota di linea argentino, durante un volo interno, ha chiesto ai passeggeri «un minuto di silenzio per l’Egitto che è morto», scatenando applausi e abbracci nella cabina. Il video, virale, è stato interpretato negli ambienti sportivi di Buenos Aires non come un’offesa, ma come l’espressione di un folclore che trasforma ogni vittoria in catarsi collettiva, soprattutto quando la Selección rischia l’eliminazione. Un episodio che, letto dall’Europa, mostra quanto il Mondiale resti un rito capace di infrangere ogni protocollo, persino a diecimila metri di quota.
Al rientro in patria, centinaia di tifosi hanno accolto la squadra all’aeroporto di El-Alamein con bandiere egiziane e palestinesi, in un corteo che ha sfilato fino alla città costiera. Il capitano Mohamed Salah, che sui social ha promesso di fare «tutto il possibile perché questo sia un nuovo inizio per il calcio egiziano sulla scena internazionale», guiderà la delegazione all’incontro con il presidente Abdel Fattah al-Sisi. Nel frattempo, la federcalcio ha presentato un reclamo ufficiale alla FIFA per l’arbitraggio della sfida con l’Argentina, denunciando – secondo fonti del Cairo – «un’ingiustizia» che il responsabile arbitrale Pierluigi Collina ha già respinto come accusa infondata.
L’uscita dal torneo lascia in eredità la consapevolezza di un movimento in crescita. L’Egitto tornerà a competere per la qualificazione alla Coppa d’Africa con un gruppo ringiovanito e con la convinzione, espressa dallo stesso Al Habtoor, che «il futuro è davanti a voi e quanto mostrato in questo Mondiale conferma che il calcio egiziano può raggiungere traguardi ancora più alti». Per l’Italia e l’Europa, che osservano da lontano un Mondiale a 48 squadre disputato tra Stati Uniti, Messico e Canada, la parabola dei Faraoni è il promemoria di come il calcio globale stia allargando i propri orizzonti competitivi, rendendo ogni edizione meno prevedibile.
| Stampa del Golfo arabo | +1.00 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +1.00 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | +1.00 | aligned |
Il mondo arabo si unisce nell'orgoglio per i Faraoni, e il generoso gesto del magnate emiratino ne è la prova.
La narrazione personalizza il successo attraverso il dono di un miliardario, trasformando un risultato sportivo in un trionfo collettivo arabo e rafforzando il patronato come forma di riconoscimento.
I blocchi arabi omettono le reazioni di scherno o distacco da altre regioni, come l'aneddoto del pilota che chiede un minuto di silenzio, che potrebbe minare la narrazione celebrativa.
L'Argentina celebra la vittoria e, con un pizzico di ironia, ricorda la sconfitta dell'Egitto.
L'aneddoto dell'annuncio del pilota usa l'umorismo per sminuire il risultato egiziano e rafforzare il dominio argentino, rendendo la sconfitta quasi comica.
Il blocco latinoamericano omette il generoso dono e l'orgoglio arabo diffuso, presentando l'uscita dell'Egitto come una semplice nota a piè di pagina della vittoria argentina.
Il mondo arabo riconosce il merito collettivo dei Faraoni, e il dono del magnate ne è la giusta ricompensa.
La narrazione enfatizza la natura collettiva del successo, includendo tutto lo staff, per giustificare il dono come ricompensa di squadra e rafforzare la solidarietà.
I blocchi arabi omettono le reazioni di scherno o distacco da altre regioni, come l'aneddoto del pilota che chiede un minuto di silenzio, che potrebbe minare la narrazione celebrativa.
L'India saluta l'impresa egiziana come un trionfo sportivo e umano.
La storia si concentra sull'accoglienza emotiva e sulla natura storica del percorso, utilizzando le reazioni dei tifosi per creare una narrazione di orgoglio nazionale e successo.
Il blocco indiano omette il dono del miliardario emiratino e la narrazione panaraba, concentrandosi invece sulla celebrazione locale egiziana.
Allarga lo sguardo
New York valuta l’arresto di Netanyahu: scontro tra municipio e Israele
10 lingue · 25 testate
Da Economy & MarketsTra capitali in fuga e nuovi afflussi: il doppio volto delle economie emergenti
5 lingue · 8 testate
Da TechnologyL’India entra nel club dei lanci orbitali privati con il razzo Vikram-1
5 lingue · 7 testate