
L'intelligenza artificiale non cancella il lavoro: chi investe in IA assume di più
Uno studio su 22.000 imprese statunitensi mostra che le aziende con la spesa più alta in intelligenza artificiale aumentano l'organico, compresi i posti entry-level, ridimensionando le narrazioni apocalittiche.
Un'analisi condotta su 22.000 aziende americane tra il 2021 e il 2026, pubblicata da Ramp e Revelio Labs, rivela che le imprese che investono maggiormente in intelligenza artificiale non stanno tagliando posti di lavoro: nei due anni successivi all'adozione della tecnologia, l'organico è cresciuto in media del 10,2%, con un incremento del 12% per le posizioni di ingresso. Il dato sfida l'idea che l'IA sia la causa principale dei licenziamenti di massa e suggerisce una dinamica più articolata, in cui la tecnologia ridisegna le mansioni senza necessariamente distruggere l'occupazione aggregata.
Il fenomeno si inserisce in un quadro globale di forti investimenti. Alphabet, Amazon e Meta hanno destinato 250 miliardi di dollari all'IA e ai data center nel solo 2024, mentre, secondo un rapporto del Climate and Community Institute, hanno evitato quasi 50 miliardi di imposte. La concentrazione di capitale nelle infrastrutture digitali procede dunque con un doppio binario: da un lato accelera la domanda di competenze, dall'altro solleva interrogativi sul contributo fiscale dei giganti tecnologici che plasmano l'economia del futuro.
In Europa, la Banca centrale segue con attenzione l'evoluzione del mercato del lavoro. Il capo economista Philip Lane ha osservato che l'adozione dell'IA è già visibile nelle imprese del continente e che l'Europa è ben posizionata per trarne vantaggi di produttività. La presidente Christine Lagarde monitora gli effetti occupazionali, mentre da OpenAI l'economista Ronnie Chatterji, intervenendo al ritiro annuale della BCE a Sintra, ha ricordato che l'esposizione di una mansione all'IA non equivale alla sua sostituzione: la storia dell'informatica personale mostra come la tecnologia possa complementare il lavoro umano anziché soppiantarlo.
I segnali di tensione non mancano, soprattutto per i giovani laureati. Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione dei neolaureati è in aumento, e analisti cinesi registrano una dinamica analoga per i giovani con istruzione superiore. In Africa, il Ghana ha appena varato una strategia nazionale che punta a formare un milione di giovani pronti per l'IA entro il 2033, cercando di passare da consumatore a produttore di tecnologia. Il dibattito si sposta così dalla paura della sostituzione alla necessità di governare la transizione: per le banche centrali e i governi, il prossimo passo concreto sarà valutare se i guadagni di efficienza si tradurranno in aumenti duraturi della produttività e in politiche attive per le competenze, senza cedere a semplificazioni.
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Le aziende che investono massicciamente in IA non stanno tagliando posti di lavoro, ma assumono più rapidamente dei concorrenti, anche per ruoli entry-level. Tuttavia, ricerche sul campo mostrano che l'IA modifica i ritmi di lavoro in modi inattesi, dilatando le mansioni e sfumando i confini temporali, quindi il quadro è più complesso della semplice distruzione di posti.
L'intelligenza artificiale sta arrivando molto più velocemente del previsto, sollevando domande urgenti su quali professioni resteranno rilevanti tra cinque anni. Mentre emergono nuove figure legate all'IA come spina dorsale dell'industria futura, milioni di lavoratori affrontano l'incertezza mentre le macchine assumono compiti un tempo ritenuti esclusivamente umani.
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