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martedì 16 giugno 2026

L’Europa della difesa tra ambizioni comuni e rivalità industriali

Il fallimento del caccia franco-tedesco FCAS e le tensioni su carri armati e droni rivelano le difficoltà di una sovranità militare condivisa, mentre si cercano alternative ai Patriot e si copiano soluzioni russe.

Alla fiera aerospaziale di Berlino, tra modelli di missili e droni da combattimento, il direttore generale di MBDA Éric Béranger ha lanciato un monito: «L’Europa può essere sovrana solo insieme». Parole che suonano come un’ammissione di fragilità, proprio mentre il progetto del caccia di nuova generazione FCAS – simbolo della cooperazione franco-tedesca – naufraga sotto il peso delle divergenze industriali. La stessa MBDA, consorzio partecipato anche dall’italiana Leonardo, incarna questa duplice anima: da un lato la capacità di produrre sistemi missilistici avanzati, dall’altro la fatica di tenere insieme interessi nazionali contrastanti. Non a caso, mentre Washington fatica a soddisfare la domanda globale di batterie Patriot, una quindicina di Paesi europei e mediorientali guarda con interesse al SAMP/T NG, il sistema antimissile di nuova generazione sviluppato da Eurosam (joint venture tra MBDA e Thales). Ma gli analisti russi avvertono: la produzione non sarà scalabile rapidamente e le prime consegne non arriveranno prima del 2029, un orizzonte troppo lontano per le urgenze strategiche attuali.

Le crepe nell’asse franco-tedesco non si limitano ai cieli. Alla fiera Eurosatory di Parigi è stato presentato il concept MBT Vision 2032, il successore del Leopard 2, ma il progetto è già terreno di scontro. Le divergenze tra Berlino e Parigi sui requisiti del futuro carro armato europeo – protezione, mobilità, potenza di fuoco – riflettono visioni strategiche difficili da conciliare. La Francia spinge per un mezzo più leggero e proiettabile, la Germania insiste su un carro pesantemente corazzato. Intanto, il consorzio franco-tedesco KNDS arranca, mentre Rheinmetall e altri attori industriali propongono soluzioni unilaterali. È la fotografia di un’Europa che, pur invocando l’autonomia strategica, stenta a tradurla in programmi condivisi.

Anche il cielo a media quota risente di queste fibrillazioni. Il programma Eurodrone, nato nel 2017 per emancipare il continente dai Reaper americani e sostenuto da Francia, Germania, Italia e Spagna, è ostaggio di un nuovo braccio di ferro tra Dassault e Airbus. Dopo aver silurato l’FCAS, le due aziende litigano ora sugli investimenti per il velivolo a pilotaggio remoto: Dassault chiede compensazioni per modifiche ai piani di acquisizione, e il primo volo è slittato dal 2025 al 2027. Oltreoceano, osservatori americani prevedono un esito analogo a quello del caccia di sesta generazione, con il rischio di un definitivo fallimento che lascerebbe l’Europa senza un drone strategico comune.

Nel frattempo, la guerra in Ucraina impone pragmatismi spiccioli. La Francia ha iniziato a installare sui carri Leclerc XLR una gabbia metallica di protezione superiore contro i droni, copiando i “mangal” che le forze russe hanno adottato sul campo dal 2022. Quelle strutture, inizialmente derise sui social media occidentali, si sono rivelate efficaci contro gli attacchi dall’alto, e ora Parigi le produce in serie tramite KNDS France. È un’ironia della storia: mentre si discute di futuri sistemi ipertecnologici, la sopravvivenza dei mezzi corazzati passa per soluzioni artigianali mutuate dal nemico.

Il quadro che emerge è quello di un’Europa della difesa sospesa tra ambizione e realtà. La visione di Béranger – una sovranità costruita insieme – resta l’unica via percorribile per non dipendere da Washington in un mondo sempre più instabile. Ma i tempi della politica industriale europea sono scanditi da veti incrociati, rivalità tra campioni nazionali e cicli di sviluppo decennali. L’Italia, partner in MBDA e nel consorzio Eurodrone, può giocare un ruolo di mediazione, ma rischia anche di subire i contraccolpi di questi fallimenti. Se l’Europa non saprà accelerare e comporre le proprie fratture, la ricerca di alternative ai Patriot e il sogno di un carro armato comune resteranno esercizi retorici, mentre altri attori globali colmeranno il vuoto.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI/ stato
scetticismoschadenfreudeironia

La cooperazione europea nella difesa mostra crepe profonde: i programmi congiunti per caccia e droni sono in crisi per i dissidi franco-tedeschi. Di fronte alla carenza di Patriot, l'Europa valuta alternative come il SAMP/T NG, mentre la Francia copia le 'griglie' russe sui carri Leclerc. Gli Stati Uniti prevedono il fallimento dell'Eurodrone, confermando l'incapacità europea di agire autonomamente.

Stampa europea continentale/ dach_plus
pragmatismourgenza

Nonostante il fallimento del caccia franco-tedesco e le divergenze sul carro armato del futuro, i leader industriali europei insistono che la sovranità si raggiunge solo con progetti comuni. Il capo di MBDA invoca più cooperazione per rispondere a un mondo incerto, mentre il disaccordo sul MGCS mostra concezioni diverse ma ancora all'interno di un quadro collaborativo.

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L’Europa della difesa tra ambizioni comuni e rivalità industriali

Il fallimento del caccia franco-tedesco FCAS e le tensioni su carri armati e droni rivelano le difficoltà di una sovranità militare condivisa, mentre si cercano alternative ai Patriot e si copiano soluzioni russe.

Alla fiera aerospaziale di Berlino, tra modelli di missili e droni da combattimento, il direttore generale di MBDA Éric Béranger ha lanciato un monito: «L’Europa può essere sovrana solo insieme». Parole che suonano come un’ammissione di fragilità, proprio mentre il progetto del caccia di nuova generazione FCAS – simbolo della cooperazione franco-tedesca – naufraga sotto il peso delle divergenze industriali. La stessa MBDA, consorzio partecipato anche dall’italiana Leonardo, incarna questa duplice anima: da un lato la capacità di produrre sistemi missilistici avanzati, dall’altro la fatica di tenere insieme interessi nazionali contrastanti. Non a caso, mentre Washington fatica a soddisfare la domanda globale di batterie Patriot, una quindicina di Paesi europei e mediorientali guarda con interesse al SAMP/T NG, il sistema antimissile di nuova generazione sviluppato da Eurosam (joint venture tra MBDA e Thales). Ma gli analisti russi avvertono: la produzione non sarà scalabile rapidamente e le prime consegne non arriveranno prima del 2029, un orizzonte troppo lontano per le urgenze strategiche attuali.

Le crepe nell’asse franco-tedesco non si limitano ai cieli. Alla fiera Eurosatory di Parigi è stato presentato il concept MBT Vision 2032, il successore del Leopard 2, ma il progetto è già terreno di scontro. Le divergenze tra Berlino e Parigi sui requisiti del futuro carro armato europeo – protezione, mobilità, potenza di fuoco – riflettono visioni strategiche difficili da conciliare. La Francia spinge per un mezzo più leggero e proiettabile, la Germania insiste su un carro pesantemente corazzato. Intanto, il consorzio franco-tedesco KNDS arranca, mentre Rheinmetall e altri attori industriali propongono soluzioni unilaterali. È la fotografia di un’Europa che, pur invocando l’autonomia strategica, stenta a tradurla in programmi condivisi.

Anche il cielo a media quota risente di queste fibrillazioni. Il programma Eurodrone, nato nel 2017 per emancipare il continente dai Reaper americani e sostenuto da Francia, Germania, Italia e Spagna, è ostaggio di un nuovo braccio di ferro tra Dassault e Airbus. Dopo aver silurato l’FCAS, le due aziende litigano ora sugli investimenti per il velivolo a pilotaggio remoto: Dassault chiede compensazioni per modifiche ai piani di acquisizione, e il primo volo è slittato dal 2025 al 2027. Oltreoceano, osservatori americani prevedono un esito analogo a quello del caccia di sesta generazione, con il rischio di un definitivo fallimento che lascerebbe l’Europa senza un drone strategico comune.

Nel frattempo, la guerra in Ucraina impone pragmatismi spiccioli. La Francia ha iniziato a installare sui carri Leclerc XLR una gabbia metallica di protezione superiore contro i droni, copiando i “mangal” che le forze russe hanno adottato sul campo dal 2022. Quelle strutture, inizialmente derise sui social media occidentali, si sono rivelate efficaci contro gli attacchi dall’alto, e ora Parigi le produce in serie tramite KNDS France. È un’ironia della storia: mentre si discute di futuri sistemi ipertecnologici, la sopravvivenza dei mezzi corazzati passa per soluzioni artigianali mutuate dal nemico.

Il quadro che emerge è quello di un’Europa della difesa sospesa tra ambizione e realtà. La visione di Béranger – una sovranità costruita insieme – resta l’unica via percorribile per non dipendere da Washington in un mondo sempre più instabile. Ma i tempi della politica industriale europea sono scanditi da veti incrociati, rivalità tra campioni nazionali e cicli di sviluppo decennali. L’Italia, partner in MBDA e nel consorzio Eurodrone, può giocare un ruolo di mediazione, ma rischia anche di subire i contraccolpi di questi fallimenti. Se l’Europa non saprà accelerare e comporre le proprie fratture, la ricerca di alternative ai Patriot e il sogno di un carro armato comune resteranno esercizi retorici, mentre altri attori globali colmeranno il vuoto.

Divergenza delle fonti

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44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole67%
Critico33%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI/ stato
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La cooperazione europea nella difesa mostra crepe profonde: i programmi congiunti per caccia e droni sono in crisi per i dissidi franco-tedeschi. Di fronte alla carenza di Patriot, l'Europa valuta alternative come il SAMP/T NG, mentre la Francia copia le 'griglie' russe sui carri Leclerc. Gli Stati Uniti prevedono il fallimento dell'Eurodrone, confermando l'incapacità europea di agire autonomamente.

Stampa europea continentale/ dach_plus
pragmatismourgenza

Nonostante il fallimento del caccia franco-tedesco e le divergenze sul carro armato del futuro, i leader industriali europei insistono che la sovranità si raggiunge solo con progetti comuni. Il capo di MBDA invoca più cooperazione per rispondere a un mondo incerto, mentre il disaccordo sul MGCS mostra concezioni diverse ma ancora all'interno di un quadro collaborativo.

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