
Cristiano Ronaldo, l'esordio amaro: Henry lo accusa, l'Africa non lo teme più
Mentre Messi segna una tripletta storica, il capitano portoghese delude contro la RD Congo e scatena un dibattito globale sul suo ruolo in nazionale.
Il 18 giugno 2026, a Houston, Cristiano Ronaldo è diventato il primo calciatore a disputare sei edizioni dei Mondiali, eguagliando un primato che poche ore prima Lionel Messi aveva già fatto suo. Ma se l'argentino ha celebrato l'evento con una tripletta che lo ha portato a 16 gol nel torneo, raggiungendo Miroslav Klose in vetta alla classifica di tutti i tempi, il portoghese ha vissuto una serata di frustrazione e polemiche. Contro la Repubblica Democratica del Congo, esordiente dopo 52 anni di assenza, il Portogallo non è andato oltre l'1-1, e Ronaldo ha chiuso con soli 25 tocchi, nessun tiro nello specchio e una sequela di fischi e cori "Messi, Messi" da parte dei tifosi africani.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Dall'Europa, la voce più tagliente è stata quella di Thierry Henry, campione del mondo con la Francia e oggi commentatore televisivo: "La squadra ha bisogno di un gol, non tu", ha sentenziato, puntando il dito contro un'azione in cui Ronaldo ha preferito una conclusione forzata anziché servire Bruno Fernandes libero. In Germania e Spagna, i media hanno rilanciato il tema: "Gli avversari non lo temono più", titolava la Süddeutsche Zeitung, mentre il quotidiano portoghese Público parlava di una squadra "in ostaggio della fiducia in Ronaldo". Dall'Africa, il centrocampista congolese Ngal'ayel Mukau ha offerto la prospettiva più schietta: "Non abbiamo preparato un piano speciale per lui, perché non è più lo stesso. È più vecchio, adesso". Parole che segnano forse più di ogni statistica il tramonto di un'aura.
Il tecnico Roberto Martinez ha difeso a spada tratta il suo capitano: "Non avrebbe senso togliere il miglior marcatore della storia quando cerchi un gol". Ma la scelta di tenerlo in campo per tutti i 90 minuti ha attirato critiche feroci, specie dal mondo anglosassone: l'ex attaccante Chris Sutton ha accusato Martinez di "paura" nel sostituire l'icona, mentre in India e Indonesia i commentatori hanno parlato di un Portogallo "ridotto a dieci uomini e una statua". Persino chi, come Wayne Rooney, ha elogiato l'intelligenza di Ronaldo nel movimento che ha portato al gol di João Neves, non ha potuto ignorare l'evidenza di un attaccante che non segna su azione in un grande torneo dal 2021 e che allunga a dieci le partite consecutive senza reti tra Mondiali ed Europei.
Il paradosso è che proprio mentre Messi, a quasi 39 anni, riscrive la storia con la maglia dell'Argentina, Ronaldo appare sempre più un problema tattico per una nazionale ricca di talento giovane. La partita di Houston ha mostrato un Portogallo capace di dominare il possesso (74%) ma sterile in fase offensiva, con un solo tiro nello specchio. La domanda che ora percorre le redazioni sportive da Lisbona a Giacarta è se Martinez avrà il coraggio di ridisegnare l'attacco prima che la corsa nel Gruppo K si faccia complicata. Perché il record delle sei partecipazioni, conquistato insieme all'eterno rivale, rischia di restare l'unico trofeo di un Mondiale che per Ronaldo è già cominciato in salita.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Dopo la tripletta di Messi, Ronaldo è rimasto a secco mentre il Portogallo veniva fermato sull'1-1 dalla RD Congo. Il ct Martinez ha dichiarato impensabile sostituire il 41enne, mentre online circolava la teoria che il Portogallo abbia pareggiato di proposito per evitare l'Argentina ai quarti.
Cristiano Ronaldo ha vissuto uno show horror con zero tiri in porta nel pareggio per 1-1 contro la RD Congo, allungando a 10 partite il digiuno di gol nei grandi tornei. I cori 'Messi, Messi' sono piovuti su di lui, sollevando dubbi sul fatto che l'età abbia finalmente raggiunto il 41enne.
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