
L’accordo USA-Iran riapre lo Stretto di Hormuz e fa precipitare il greggio
Il Brent scende sotto 80 dollari, le petroliere tornano a transitare, ma Israele continua la guerra in Libano e i negoziati sul nucleare restano in bilico.
Il prezzo del petrolio è sceso ai minimi dall’inizio di marzo dopo che Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa in 14 punti per porre fine alla guerra, revocare il blocco navale americano e riaprire al traffico commerciale lo Stretto di Hormuz. Giovedì le prime petroliere, tra cui tre battenti bandiera saudita con sei milioni di barili, hanno attraversato il canale, e il Brent è scivolato sotto 80 dollari al barile, mentre il WTI è sceso a circa 76 dollari. Il Kuwait ha revocato le clausole di forza maggiore e l’Iraq si prepara a riavviare la produzione.
L’intesa prevede la sospensione delle sanzioni sulle esportazioni di greggio iraniano e l’immissione sul mercato di oltre 85 milioni di barili finora bloccati nel Golfo. Secondo gli analisti finanziari, il ritorno dell’offerta mediorientale potrebbe trasformare la crisi di approvvigionamento in un eccesso di capacità già nel 2027, con un surplus stimato dall’Agenzia internazionale dell’energia in oltre 5 milioni di barili al giorno. Tuttavia, il ripristino dei flussi sarà graduale: gli operatori del settore avvertono che ci vorranno settimane, se non mesi, per tornare ai volumi prebellici, anche a causa delle operazioni di sminamento e della diffidenza degli armatori.
La tregua resta fragile. Israele prosegue i bombardamenti contro Hezbollah in Libano, e il vicepresidente americano JD Vance ha annullato un incontro con i negoziatori iraniani in Svizzera. Da Teheran, la Guida suprema Khamenei ha definito Trump “disperato” e ha avvertito che i colloqui sul programma nucleare – previsti in una finestra di 60 giorni prorogabile – non saranno facili. A Washington, esponenti repubblicani criticano l’accordo come troppo generoso verso l’Iran, che mantiene il controllo de facto sullo Stretto e ottiene un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari senza aver smantellato il proprio arsenale missilistico né interrotto il sostegno ai gruppi armati regionali.
Per l’Europa e l’Italia, il calo del greggio offre un sollievo immediato sul fronte dell’inflazione energetica, ma gli esperti mettono in guardia: le scorte globali sono ai minimi da oltre trent’anni, e la domanda per ricostituirle assorbirà parte della nuova offerta, impedendo un ritorno ai 60-70 dollari del periodo prebellico. Le banche d’affari americane prevedono che il Brent si stabilizzi sopra i 75 dollari, un pavimento più alto rispetto al passato. Il prossimo banco di prova saranno le sei settimane di negoziato: se il processo diplomatico dovesse incagliarsi, il premio di rischio geopolitico potrebbe riaccendersi rapidamente, trascinando di nuovo i prezzi verso l’alto.
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I prezzi del petrolio sono scesi dopo che le petroliere hanno ripreso a transitare per lo Stretto di Hormuz grazie all'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, allentando i timori sull'offerta. Il mercato ha reagito alla prospettiva del ritorno dei barili iraniani, spingendo Brent e WTI ai minimi da tre mesi. Il regno osserva con cautela la tenuta dell'intesa, poiché un calo prolungato dei prezzi potrebbe pesare sugli equilibri fiscali.
Il tanto atteso accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran è stato finalmente firmato, riaprendo lo Stretto di Hormuz e consentendo il libero transito delle petroliere. La risoluzione della più grande interruzione dell'approvvigionamento energetico della storia ha fatto crollare i prezzi del greggio ai minimi da tre mesi, con il Brent in calo dell'11% nella settimana. I mercati accolgono con favore il ritorno della stabilità, anche se l'attenzione si sposta ora sull'attuazione dell'intesa e sulla graduale normalizzazione delle esportazioni iraniane.
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