
L’Ue acquista gas russo a livelli record: 9,89 milioni di tonnellate da Yamal prima del bando
Nei primi sei mesi del 2026, l’Unione europea ha importato dal progetto Yamal Lng un volume senza precedenti, pagando circa 6 miliardi di euro, mentre si avvicina lo stop alle forniture a lungo termine.
Nei primi sei mesi del 2026, l’Unione europea ha importato dal progetto Yamal Lng, il più grande impianto di gas naturale liquefatto della Russia, un volume record di 9,89 milioni di tonnellate, con un balzo del 18% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo le stime dell’organizzazione non governativa Urgewald, il costo di queste forniture si aggira intorno ai 6 miliardi di euro. I principali acquirenti sono stati Francia (3,6 milioni di tonnellate), Belgio (2,9) e Spagna (2,7), mentre le quotazioni del gas al TTF di Amsterdam hanno reagito con un rialzo del 4%, superando i 600 dollari per mille metri cubi.
La corsa agli acquisti si spiega con l’imminente entrata in vigore del bando europeo sulle importazioni a lungo termine di Gnl russo, fissata al 1° gennaio 2027. Già dalla primavera 2026 sono vietati i contratti a breve, per cui ogni carico in arrivo deve essere giustificato da accordi pluriennali. A ciò si aggiunge il divieto di trasbordo nei porti Ue, introdotto nel 2025, che ha dirottato verso il mercato europeo volumi che in precedenza venivano riesportati in Asia: non a caso le spedizioni di Yamal verso Oriente sono crollate del 74%, fermandosi a poco più di 510 mila tonnellate. L’impianto, situato nell’Artico russo, dipende da una flotta ridotta di metaniere rompighiaccio di classe Arc7 e da cantieri navali europei per la manutenzione, il che rende difficile una rapida diversificazione delle rotte.
Per l’Italia, che non figura tra le prime destinazioni del gas di Yamal ma resta uno dei maggiori consumatori europei di gas, l’impennata degli acquisti Ue ha un duplice risvolto: da un lato contribuisce a mantenere elevata la pressione sui prezzi, dall’altro evidenzia la lentezza del processo di sganciamento dalle forniture russe, che nel 2025 coprivano ancora il 13% delle importazioni di gas dell’Unione. Nell’ottica di Bruxelles, il bando rappresenta uno strumento per ridurre i flussi di valuta verso Mosca, ma i dati mostrano che, nel breve periodo, l’effetto è stato un trasferimento record di risorse. Dal canto suo, la Russia dovrà affrontare la sfida di reindirizzare i volumi verso l’Asia, ostacolata dalle sanzioni e dalla logistica artica. TotalEnergies, azionista di Yamal con il 20%, ha già avvertito che potrebbe essere costretta a interrompere del tutto le esportazioni.
La prossima scadenza da monitorare è il 1° gennaio 2027, quando scatterà il divieto sui contratti a lungo termine. Bruxelles ha inoltre chiarito che dopo quella data le società europee non potranno rivendere Gnl russo al di fuori dell’Unione, chiudendo una possibile via di fuga. Resta da vedere se la Russia riuscirà a trovare acquirenti alternativi in Asia e se l’Ue manterrà la rotta del phase-out senza concedere deroghe, in un contesto di mercato che già sconta tensioni sui prezzi.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.40 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
L'Europa si affretta a fare scorte di gas russo prima del bando, rivelando la sua profonda dipendenza energetica.
La narrazione utilizza una 'corsa contro il tempo', enfatizzando l'urgenza e l'inevitabilità del bando, minimizzando qualsiasi scelta strategica.
Il resoconto omette l'esatto aumento percentuale (18%) e il costo totale (6 miliardi di euro), che mostrerebbero la portata degli acquisti.
L'Europa è costretta a continuare ad acquistare gas russo perché non ha alternative valide, dimostrando il fallimento delle sanzioni.
La narrazione utilizza la 'dipendenza inevitabile', presentando gli acquisti record come prova che l'Europa non può separarsi dall'energia russa, trasformando un accumulo pre-bando in una narrazione di indispensabilità russa.
L'Europa rimane dipendente dal gas russo, incapace di liberarsi nonostante l'imminente bando, e questo record mostra la profondità della sua dipendenza.
La narrazione utilizza la 'denuncia della dipendenza', enfatizzando la contraddizione tra la posizione politica dell'Europa e i suoi acquisti energetici effettivi, implicando ipocrisia o debolezza.
Il resoconto non specifica quali paesi UE sono i principali acquirenti, il che mostrerebbe che la dipendenza è concentrata in pochi stati, non nell'intero blocco.
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