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Società e Culturasabato 18 luglio 2026

La rivolta dei centri dati: quando l’intelligenza artificiale diventa cemento e acciaio

Dalle strade del New Jersey alle piazze di Hamilton, la protesta contro i giganteschi campus per l’IA unisce comunità locali, ambientalisti e persino miliardari preoccupati per il futuro della democrazia.

Sotto una pioggia battente, sabato scorso, una folla si è radunata davanti al tribunale municipale di Kenilworth, nel New Jersey, brandendo ombrelli, tamburi e cartelli scritti a mano. «Pensate che questa sia pressione? Aspettate di restare senz’acqua», recitava uno striscione, mentre un altro ammoniva: «Costruite comunità, non centri dati». I residenti – circa ottomilacinquecento anime in un borgo che ha visto approvare un progetto da un miliardo e ottocento milioni di dollari per un campus di intelligenza artificiale – hanno riempito i marciapiedi di gessetti colorati e suonato trombe di plastica, decisi a farsi sentire nonostante l’acquazzone. Non era un episodio isolato: lo stesso giorno, in quarantadue Stati americani, si sono tenute centoquarantadue manifestazioni analoghe, coordinate dal movimento conservatore Humans First, che per la prima volta ha dato voce a un malessere trasversale, capace di unire Tea Party e ambientalisti della California.

Quella che fino a pochi mesi fa era una sequenza di battaglie locali – da Olds, in Alberta, dove si contesta un campus da dieci edifici e 1,4 gigawatt di generazione a gas, a Hino, periferia di Tokyo, dove una novantaquattrenne definisce «orribile» il progetto che le toglierà la luce del sole – è diventata una questione culturale e politica di portata globale. In Canada, un sondaggio Leger rivela che l’81 per cento dei cittadini teme un aumento delle bollette elettriche a causa dei centri dati, e il 79 per cento si dice preoccupato per l’impatto ambientale. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’Europa osserva con attenzione: in Italia, i primi progetti di data center iperscalabili iniziano a incontrare resistenze nei comuni, mentre il dibattito sul consumo di suolo e di acqua si intreccia con le direttive UE sull’efficienza energetica. «Un centro dati dedicato all’IA è l’avatar fisico dell’IA», ha spiegato David Coletto, amministratore delegato di Abacus Data, «uno spazio di cemento e acciaio per una tecnologia che i canadesi temono sempre più per il suo impatto dirompente sulle loro vite».

La protesta di Kenilworth non è soltanto una reazione all’ingombro fisico dei server. È il sintomo di una frattura più profonda, che attraversa la Silicon Valley e le cancellerie occidentali. Alex Karp, amministratore delegato di Palantir – azienda che ha appena raggiunto una capitalizzazione di trecentoventidue miliardi di dollari e che, secondo fonti russe, fornisce al Pentagono il sistema Maven per il puntamento dei droni – ha dichiarato in un podcast che l’IA potrebbe moltiplicare per venti la sua fortuna personale, portandola a quasi trecento miliardi, mentre il reddito del ceto medio raddoppierebbe soltanto. «Il problema più grande in questo Paese è che l’IA aumenterà il tenore di vita della persona media, ma le persone coinvolte diventeranno dieci, cento volte più ricche di quanto già non siano», ha affermato Karp, descrivendo un «completo disaccoppiamento tra ricchezza inimmaginabile e ricchezza normale». Parole che riecheggiano quelle di Larry Fink, numero uno di BlackRock, il quale al World Economic Forum di Davos ha avvertito che i benefici dell’intelligenza artificiale rischiano di concentrarsi in poche mani, lasciando indietro larga parte della società.

Nel frattempo, la corsa all’infrastruttura dell’IA sta assumendo i contorni di una spirale inflattiva. Secondo le stime di Morgan Stanley, il costo per costruire un gigawatt di capacità IA è salito del 20 per cento: un impianto basato su chip Nvidia, che fino a poco tempo fa richiedeva ventinove miliardi di dollari, oggi ne costa trentacinque. Google, Amazon, Microsoft e Meta hanno già annunciato investimenti per oltre settecento miliardi quest’anno, ma una quota crescente di queste somme – forse fino al 30 per cento, secondo Brad Gastwirth di Circular Technology – serve soltanto a coprire l’aumento dei prezzi di memorie, componenti elettrici e manodopera specializzata. Mentre il Dipartimento di Giustizia americano cerca un accordo con Apple per chiudere la causa antitrust del 2024, e SpaceX negozia con il Pentagono un contratto da miliardi per fornire potenza di calcolo, l’amministrazione Trump ha lanciato il programma Gold Eagle per regolare l’accesso delle aziende ai modelli di IA più avanzati, suscitando le critiche di Mosca, che accusa Palantir di essere «una delle più grandi minacce al mondo contemporaneo».

Sotto la pioggia del New Jersey, i manifestanti di Kenilworth non parlavano di geopolitica né di spirali dei costi. Chiedevano soltanto di non essere trasformati in periferia di un cervello artificiale che consuma acqua, elettricità e suolo senza chiedere permesso. E mentre i gessetti colorati si scioglievano sull’asfalto, restava sospesa una domanda che nessun algoritmo può calcolare: chi decide il prezzo di un quartiere?

Divergenza — chi la racconta come
25%Media
2 blocchi · posizioni da −0.70 a −0.20
CriticoFavorevole
ATLLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa latinoamericana−0.70critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.20
Voce

L'industria dell'IA minimizza i timori ambientali paragonando i data center a campi da golf, mentre i cittadini canadesi si mobilitano contro l'impatto sulle bollette e sull'ambiente.

Meccanismominimizzazione per analogia

L'analogia con il golf serve a normalizzare il consumo idrico, spostando il dibattito su un termine di paragone apparentemente innocuo.

Omissione

Manca la dimensione globale delle proteste e le testimonianze dirette di residenti colpiti, come quelle del Giappone.

AllarmePragmatismoVoci divise
Stampa latinoamericana−0.70
Voce

La comunità di Hino si oppone con forza al data center, definendolo un progetto orribile che minaccia il loro quartiere.

Meccanismopersonificazione della vittima

L'uso della testimonianza di una residente anziana crea un legame emotivo e rende tangibile il danno.

Omissione

Non viene menzionata la posizione dell'industria né le iniziative di regolamentazione negli Stati Uniti.

IndignazioneAllarme

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sabato 18 luglio 2026

La rivolta dei centri dati: quando l’intelligenza artificiale diventa cemento e acciaio

Dalle strade del New Jersey alle piazze di Hamilton, la protesta contro i giganteschi campus per l’IA unisce comunità locali, ambientalisti e persino miliardari preoccupati per il futuro della democrazia.

Sotto una pioggia battente, sabato scorso, una folla si è radunata davanti al tribunale municipale di Kenilworth, nel New Jersey, brandendo ombrelli, tamburi e cartelli scritti a mano. «Pensate che questa sia pressione? Aspettate di restare senz’acqua», recitava uno striscione, mentre un altro ammoniva: «Costruite comunità, non centri dati». I residenti – circa ottomilacinquecento anime in un borgo che ha visto approvare un progetto da un miliardo e ottocento milioni di dollari per un campus di intelligenza artificiale – hanno riempito i marciapiedi di gessetti colorati e suonato trombe di plastica, decisi a farsi sentire nonostante l’acquazzone. Non era un episodio isolato: lo stesso giorno, in quarantadue Stati americani, si sono tenute centoquarantadue manifestazioni analoghe, coordinate dal movimento conservatore Humans First, che per la prima volta ha dato voce a un malessere trasversale, capace di unire Tea Party e ambientalisti della California.

Quella che fino a pochi mesi fa era una sequenza di battaglie locali – da Olds, in Alberta, dove si contesta un campus da dieci edifici e 1,4 gigawatt di generazione a gas, a Hino, periferia di Tokyo, dove una novantaquattrenne definisce «orribile» il progetto che le toglierà la luce del sole – è diventata una questione culturale e politica di portata globale. In Canada, un sondaggio Leger rivela che l’81 per cento dei cittadini teme un aumento delle bollette elettriche a causa dei centri dati, e il 79 per cento si dice preoccupato per l’impatto ambientale. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’Europa osserva con attenzione: in Italia, i primi progetti di data center iperscalabili iniziano a incontrare resistenze nei comuni, mentre il dibattito sul consumo di suolo e di acqua si intreccia con le direttive UE sull’efficienza energetica. «Un centro dati dedicato all’IA è l’avatar fisico dell’IA», ha spiegato David Coletto, amministratore delegato di Abacus Data, «uno spazio di cemento e acciaio per una tecnologia che i canadesi temono sempre più per il suo impatto dirompente sulle loro vite».

La protesta di Kenilworth non è soltanto una reazione all’ingombro fisico dei server. È il sintomo di una frattura più profonda, che attraversa la Silicon Valley e le cancellerie occidentali. Alex Karp, amministratore delegato di Palantir – azienda che ha appena raggiunto una capitalizzazione di trecentoventidue miliardi di dollari e che, secondo fonti russe, fornisce al Pentagono il sistema Maven per il puntamento dei droni – ha dichiarato in un podcast che l’IA potrebbe moltiplicare per venti la sua fortuna personale, portandola a quasi trecento miliardi, mentre il reddito del ceto medio raddoppierebbe soltanto. «Il problema più grande in questo Paese è che l’IA aumenterà il tenore di vita della persona media, ma le persone coinvolte diventeranno dieci, cento volte più ricche di quanto già non siano», ha affermato Karp, descrivendo un «completo disaccoppiamento tra ricchezza inimmaginabile e ricchezza normale». Parole che riecheggiano quelle di Larry Fink, numero uno di BlackRock, il quale al World Economic Forum di Davos ha avvertito che i benefici dell’intelligenza artificiale rischiano di concentrarsi in poche mani, lasciando indietro larga parte della società.

Nel frattempo, la corsa all’infrastruttura dell’IA sta assumendo i contorni di una spirale inflattiva. Secondo le stime di Morgan Stanley, il costo per costruire un gigawatt di capacità IA è salito del 20 per cento: un impianto basato su chip Nvidia, che fino a poco tempo fa richiedeva ventinove miliardi di dollari, oggi ne costa trentacinque. Google, Amazon, Microsoft e Meta hanno già annunciato investimenti per oltre settecento miliardi quest’anno, ma una quota crescente di queste somme – forse fino al 30 per cento, secondo Brad Gastwirth di Circular Technology – serve soltanto a coprire l’aumento dei prezzi di memorie, componenti elettrici e manodopera specializzata. Mentre il Dipartimento di Giustizia americano cerca un accordo con Apple per chiudere la causa antitrust del 2024, e SpaceX negozia con il Pentagono un contratto da miliardi per fornire potenza di calcolo, l’amministrazione Trump ha lanciato il programma Gold Eagle per regolare l’accesso delle aziende ai modelli di IA più avanzati, suscitando le critiche di Mosca, che accusa Palantir di essere «una delle più grandi minacce al mondo contemporaneo».

Sotto la pioggia del New Jersey, i manifestanti di Kenilworth non parlavano di geopolitica né di spirali dei costi. Chiedevano soltanto di non essere trasformati in periferia di un cervello artificiale che consuma acqua, elettricità e suolo senza chiedere permesso. E mentre i gessetti colorati si scioglievano sull’asfalto, restava sospesa una domanda che nessun algoritmo può calcolare: chi decide il prezzo di un quartiere?

Divergenza — chi la racconta come
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Stampa atlantica / anglosfera−0.20
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L'industria dell'IA minimizza i timori ambientali paragonando i data center a campi da golf, mentre i cittadini canadesi si mobilitano contro l'impatto sulle bollette e sull'ambiente.

Meccanismominimizzazione per analogia

L'analogia con il golf serve a normalizzare il consumo idrico, spostando il dibattito su un termine di paragone apparentemente innocuo.

Omissione

Manca la dimensione globale delle proteste e le testimonianze dirette di residenti colpiti, come quelle del Giappone.

AllarmePragmatismoVoci divise
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La comunità di Hino si oppone con forza al data center, definendolo un progetto orribile che minaccia il loro quartiere.

Meccanismopersonificazione della vittima

L'uso della testimonianza di una residente anziana crea un legame emotivo e rende tangibile il danno.

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