
L’America chiude i rubinetti dell’IA: scontro globale su Anthropic, tra sicurezza e accesso
Washington blocca i modelli Fable 5 e Mythos 5 per un difetto di jailbreak, mentre Europa e India reclamano garanzie e Wall Street si adegua ai divieti.
La Casa Bianca ha serrato la presa sull’intelligenza artificiale più avanzata, imponendo ad Anthropic di sospendere l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti al di fuori degli Stati Uniti. All’origine della stretta c’è una vulnerabilità di jailbreak — una tecnica che permette di aggirare le barriere di sicurezza del software con prompt testuali ingegnosi — ritenuta da Washington un rischio per la sicurezza nazionale. Secondo fonti dell’amministrazione Trump, l’ordine è stato perentorio: alla società californiana sono stati concessi appena novanta minuti per eseguire il blocco. Nei giorni successivi, i colloqui tra la Casa Bianca e il ceo Dario Amodei si sono spostati sulla definizione di un quadro condiviso per valutare la gravità delle falle e guidare eventuali interventi governativi, ma il clima resta teso: l’esecutivo non sembra più disposto a discutere la reale pericolosità del jailbreak, esigendo invece una correzione immediata del codice.
La decisione unilaterale di Washington ha immediatamente sollevato un’ondata di preoccupazione oltre Atlantico e nel quadrante asiatico. Al vertice G7 del 17 giugno, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno espresso il timore che gli Stati Uniti possano revocare in qualsiasi momento l’accesso ai modelli di IA più sofisticati, paralizzando interi settori economici e scientifici. I leader hanno discusso uno schema di “partner fidati” per preservare un accesso internazionale stabile e ridurre la dipendenza dalle oscillazioni politiche di Washington. L’allarme ha trovato eco immediata nel settore finanziario globale: JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno vietato ai propri dipendenti fuori dagli Stati Uniti — a partire dalle filiali di Hong Kong — di utilizzare i modelli Claude di Anthropic, interpretando restrittivamente le clausole di licenza e i nuovi controlli all’esportazione. Un segnale concreto di come la regolazione americana produca effetti extraterritoriali immediati, condizionando le scelte operative di multinazionali con sede a New York ma polmoni in Asia e in Europa.
Sul fronte domestico, la vicenda Anthropic ha innescato un dibattito che va ben oltre la sicurezza informatica. Il senatore indipendente Bernie Sanders ha presentato una proposta di legge — l’American AI Sovereign Wealth Fund Act — che imporrebbe una tassa una tantum pagata in azioni, pari al 50% del capitale delle imprese con ricavi annui nell’IA superiori a 200 milioni di dollari. Le quote confluirebbero in un fondo sovrano da circa 7 trilioni di dollari, capace di distribuire ogni anno oltre mille dollari a ogni cittadino americano. L’iniziativa, politicamente improponibile in un Congresso ostile, serve tuttavia a piantare una bandiera nel crescente scontro sull’oligopolio delle Big Tech: secondo gli analisti di Bruxelles, l’idea di una partecipazione pubblica diretta nella proprietà dell’IA generativa sta già influenzando il lessico della sinistra europea e potrebbe attecchire nei programmi di chi rivendica una sovranità digitale democratica.
Anthropic, dal canto suo, tenta una difficile navigazione tra acquiescenza e rilancio. Oltre a promettere una collaborazione più stretta con il Dipartimento del Commercio e tempi più rapidi nella risoluzione dei problemi di sicurezza, l’azienda ha appena annunciato un aggiornamento maggiore di Claude Design, che integra automaticamente le linee guida di marca nei progetti di IA e introduce ruoli di amministratore per i kit di design centralizzati. Una mossa che mira a rassicurare il mercato mentre la società — valutata somme astronomiche e candidata a quotarsi in borsa nel 2026 accanto a SpaceX e OpenAI — cerca di non perdere slancio commerciale. La tensione tra le ambizioni globali dell’impresa e i vincoli imposti dal suo governo di origine non è mai stata così palpabile.
La partita Anthropic segna uno spartiacque nella governance dell’intelligenza artificiale. Per l’Europa, e per l’Italia in quanto membro del G7, si profila un dilemma strategico: allinearsi alla dottrina di sicurezza americana, accettando un’architettura di accesso asimmetrico, oppure insistere per un regime multilaterale che garantisca porte aperte e standard condivisi. L’ipotesi dei “partner fidati” discussa al vertice potrebbe evolvere in un club di paesi con requisiti di sicurezza comuni, ma rischia di escludere economie emergenti e di cristallizzare nuove gerarchie digitali. Nel frattempo, il dibattito sulla proprietà pubblica delle infrastrutture cognitive, da Washington a Nuova Delhi, promette di ridefinire i confini tra innovazione privata e interesse collettivo. La lezione italiana è chiara: l’IA non è più un semplice strumento, ma un’infrastruttura di potere, e chi ne controlla i rubinetti detta le regole del secolo a venire.
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La Casa Bianca e Anthropic stanno negoziando un quadro di sicurezza per valutare i difetti dei modelli IA, passando dai controlli all'esportazione a una cooperazione strutturata. È un approccio pragmatico che bilancia sicurezza nazionale e innovazione, puntando a regole per i rilasci futuri anziché a divieti permanenti.
Strumenti come ChatGPT e Claude non sono neutrali: sono infrastrutture di potere controllate da poche corporation statunitensi. Il blocco all'esportazione dei modelli Anthropic dimostra che gli Stati devono intervenire per regolamentare l'IA prima che diventi uno strumento di dominio. È un campanello d'allarme per il Sud Globale affinché rivendichi la propria sovranità digitale.
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