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Economia e Mercatimercoledì 17 giugno 2026

Accordo Usa-Iran: il petrolio torna sotto 80 dollari, ma l’AIE avverte che le scorte sono ai minimi dal 1990

La riapertura dello Stretto di Hormuz fa crollare le quotazioni, ma l’Agenzia internazionale dell’energia rivede al ribasso la domanda 2026 e prevede un eccesso di offerta nel 2027, mentre le riserve strategiche toccano il livello più basso in oltre trent’anni.

Il Brent è tornato mercoledì sotto la soglia degli 80 dollari al barile per la prima volta dall’inizio di marzo, quando la guerra in Medio Oriente era appena scoppiata. Il West Texas Intermediate oscillava intorno ai 75 dollari, mentre il greggio omanita, che a maggio aveva toccato un picco di quasi 167 dollari, è crollato a meno di 73 dollari. A spingere al ribasso le quotazioni è l’imminente firma, prevista venerdì in Svizzera, di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran: Teheran riaprirà lo Stretto di Hormuz, Washington revocherà il blocco navale e l’Iran potrà tornare a esportare il proprio petrolio. Dopo aver guadagnato oltre il 50% durante il conflitto, il greggio è ora solo del 7% più caro rispetto ai livelli prebellici, un segnale che i mercati stanno rapidamente smantellando il premio di rischio geopolitico accumulato in mesi di scontri.

Nel suo rapporto mensile pubblicato lo stesso giorno, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha rivisto al ribasso le stime sulla domanda mondiale per il 2026: un calo di 1,1 milioni di barili al giorno, quasi il triplo rispetto ai 420 mila barili previsti a maggio. L’offerta cala di 3,9 milioni di barili al giorno, riducendo il deficit annuo a circa 920 mila barili, contro i 1,78 milioni stimati in precedenza. Le consegne del secondo trimestre sono diminuite del 5% su base annua – il primo arretramento trimestrale dal 2020 – mentre il ritmo di erosione delle scorte ha raggiunto i 4,6 milioni di barili al giorno a maggio. Le riserve strategiche dei governi, avverte l’AIE, sono scese al livello più basso dal 1990. Da Mosca a San Paolo, gli analisti sottolineano come la distruzione di domanda provocata dai prezzi elevati e dalle interruzioni logistiche abbia già lasciato cicatrici profonde, che un cessate il fuoco non potrà cancellare in poche settimane.

Guardando al 2027, l’AIE delinea uno scenario di forte surplus: l’offerta globale potrebbe balzare di 8 milioni di barili al giorno fino a 110 milioni, mentre la domanda crescerebbe di soli 2 milioni, generando un eccesso potenziale superiore a 5 milioni di barili. La riapertura di Hormuz e la revoca delle sanzioni all’export iraniano immetteranno volumi ingenti, ma la normalizzazione dei flussi sarà graduale. Per l’Europa e l’Italia, il ritorno del greggio sotto gli 80 dollari rappresenta un sollievo immediato per i costi energetici e l’inflazione, tuttavia la fragilità delle scorte strategiche – ai minimi da oltre tre decenni – mantiene alta la vulnerabilità a nuovi shock. Negli ambienti finanziari del Golfo e dell’America Latina si osserva che il cosiddetto “Trump put”, la scommessa su un intervento stabilizzatore di Washington, ha riportato la calma sui mercati, ma non elimina i rischi di intoppi nell’attuazione dell’accordo o di nuove tensioni regionali.

In prospettiva, il surplus atteso per il 2027 potrebbe innescare pressioni sull’OPEC+ affinché riduca la produzione, mentre i Paesi consumatori dovranno decidere se ricostituire le riserve di emergenza in un contesto di prezzi potenzialmente bassi. La guerra Iran-Usa-Israele, scatenata il 28 febbraio, ha dimostrato quanto sia esposta l’architettura energetica globale a un unico collo di bottiglia geografico. Se la pace reggerà, il mondo si troverà a gestire le contraddizioni di un mercato che passa dalla carestia all’abbondanza nel giro di pochi trimestri, con scorte esauste e un apparato produttivo che fatica a ritrovare l’equilibrio.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'AIE ha tagliato drasticamente le previsioni di domanda di petrolio, avvertendo che nemmeno l'accordo sullo Stretto di Hormuz elimina i rischi. Le scorte governative sono ai minimi dal 1990 e il mercato resta vulnerabile. Il calo della domanda di 1,1 milioni di barili al giorno riflette i danni duraturi del conflitto.

Stampa del Golfo arabo/ saudita
pragmatismodistacco

L'AIE prevede un ampio surplus di petrolio nel 2027 dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz e la normalizzazione dell'offerta. L'accordo USA-Iran porrà fine alla più grande interruzione di forniture della storia, che ha bloccato oltre 14 milioni di barili al giorno. Dopo una fase di recupero, il mercato passerà a un eccesso significativo.

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mercoledì 17 giugno 2026

Accordo Usa-Iran: il petrolio torna sotto 80 dollari, ma l’AIE avverte che le scorte sono ai minimi dal 1990

La riapertura dello Stretto di Hormuz fa crollare le quotazioni, ma l’Agenzia internazionale dell’energia rivede al ribasso la domanda 2026 e prevede un eccesso di offerta nel 2027, mentre le riserve strategiche toccano il livello più basso in oltre trent’anni.

Il Brent è tornato mercoledì sotto la soglia degli 80 dollari al barile per la prima volta dall’inizio di marzo, quando la guerra in Medio Oriente era appena scoppiata. Il West Texas Intermediate oscillava intorno ai 75 dollari, mentre il greggio omanita, che a maggio aveva toccato un picco di quasi 167 dollari, è crollato a meno di 73 dollari. A spingere al ribasso le quotazioni è l’imminente firma, prevista venerdì in Svizzera, di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran: Teheran riaprirà lo Stretto di Hormuz, Washington revocherà il blocco navale e l’Iran potrà tornare a esportare il proprio petrolio. Dopo aver guadagnato oltre il 50% durante il conflitto, il greggio è ora solo del 7% più caro rispetto ai livelli prebellici, un segnale che i mercati stanno rapidamente smantellando il premio di rischio geopolitico accumulato in mesi di scontri.

Nel suo rapporto mensile pubblicato lo stesso giorno, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha rivisto al ribasso le stime sulla domanda mondiale per il 2026: un calo di 1,1 milioni di barili al giorno, quasi il triplo rispetto ai 420 mila barili previsti a maggio. L’offerta cala di 3,9 milioni di barili al giorno, riducendo il deficit annuo a circa 920 mila barili, contro i 1,78 milioni stimati in precedenza. Le consegne del secondo trimestre sono diminuite del 5% su base annua – il primo arretramento trimestrale dal 2020 – mentre il ritmo di erosione delle scorte ha raggiunto i 4,6 milioni di barili al giorno a maggio. Le riserve strategiche dei governi, avverte l’AIE, sono scese al livello più basso dal 1990. Da Mosca a San Paolo, gli analisti sottolineano come la distruzione di domanda provocata dai prezzi elevati e dalle interruzioni logistiche abbia già lasciato cicatrici profonde, che un cessate il fuoco non potrà cancellare in poche settimane.

Guardando al 2027, l’AIE delinea uno scenario di forte surplus: l’offerta globale potrebbe balzare di 8 milioni di barili al giorno fino a 110 milioni, mentre la domanda crescerebbe di soli 2 milioni, generando un eccesso potenziale superiore a 5 milioni di barili. La riapertura di Hormuz e la revoca delle sanzioni all’export iraniano immetteranno volumi ingenti, ma la normalizzazione dei flussi sarà graduale. Per l’Europa e l’Italia, il ritorno del greggio sotto gli 80 dollari rappresenta un sollievo immediato per i costi energetici e l’inflazione, tuttavia la fragilità delle scorte strategiche – ai minimi da oltre tre decenni – mantiene alta la vulnerabilità a nuovi shock. Negli ambienti finanziari del Golfo e dell’America Latina si osserva che il cosiddetto “Trump put”, la scommessa su un intervento stabilizzatore di Washington, ha riportato la calma sui mercati, ma non elimina i rischi di intoppi nell’attuazione dell’accordo o di nuove tensioni regionali.

In prospettiva, il surplus atteso per il 2027 potrebbe innescare pressioni sull’OPEC+ affinché riduca la produzione, mentre i Paesi consumatori dovranno decidere se ricostituire le riserve di emergenza in un contesto di prezzi potenzialmente bassi. La guerra Iran-Usa-Israele, scatenata il 28 febbraio, ha dimostrato quanto sia esposta l’architettura energetica globale a un unico collo di bottiglia geografico. Se la pace reggerà, il mondo si troverà a gestire le contraddizioni di un mercato che passa dalla carestia all’abbondanza nel giro di pochi trimestri, con scorte esauste e un apparato produttivo che fatica a ritrovare l’equilibrio.

Divergenza delle fonti

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allarmescetticismo

L'AIE ha tagliato drasticamente le previsioni di domanda di petrolio, avvertendo che nemmeno l'accordo sullo Stretto di Hormuz elimina i rischi. Le scorte governative sono ai minimi dal 1990 e il mercato resta vulnerabile. Il calo della domanda di 1,1 milioni di barili al giorno riflette i danni duraturi del conflitto.

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L'AIE prevede un ampio surplus di petrolio nel 2027 dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz e la normalizzazione dell'offerta. L'accordo USA-Iran porrà fine alla più grande interruzione di forniture della storia, che ha bloccato oltre 14 milioni di barili al giorno. Dopo una fase di recupero, il mercato passerà a un eccesso significativo.

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