
Israele sfida l'intesa Usa-Iran: raid nel sud del Libano e zona di sicurezza
A poche ore dalla firma dello storico memorandum tra Washington e Teheran, un drone israeliano uccide un uomo a Kfartebnit, mentre Netanyahu ribadisce che l'IDF non si ritirerà dalla fascia di protezione.
L'accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alle ostilità in Medio Oriente, siglato mercoledì, ha subito mostrato la sua fragilità. Giovedì mattina, un drone israeliano ha colpito un'auto a Kfartebnit, nel sud del Libano, uccidendo almeno una persona e ferendone gravemente un'altra, secondo quanto riferito da fonti libanesi. Un secondo raid ha preso di mira un'abitazione a Yahoun, causando ulteriori feriti. L'attacco è avvenuto a ridosso della cosiddetta 'linea gialla', la fascia di sicurezza che Israele ha unilateralmente dichiarato di voler mantenere nel Libano meridionale, estesa per circa dieci chilometri oltre il confine riconosciuto.
Da Gerusalemme, la posizione è stata ribadita senza ambiguità: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze armate israeliane non si ritireranno finché non sarà garantita la sicurezza dei residenti del nord, e l'esercito ha diffuso una mappa della zona che intende presidiare, avvertendo che le operazioni militari potranno estendersi anche oltre tale perimetro. La tensione è aggravata dalla notizia, diffusa dallo stesso IDF, della morte di un soldato israeliano e del ferimento di altri sette in scontri avvenuti nel sud del Libano la notte precedente. Questi sviluppi segnalano una netta divergenza tra il quadro diplomatico e la realtà sul campo.
L'intesa tra Washington e Teheran, accolta con cauto ottimismo dalle cancellerie europee, mirava a un cessate-il-fuoco complessivo che includesse il fronte libanese, dove il conflitto ha già provocato quasi quattromila morti e oltre undicimila feriti. Fonti libanesi e analisti mediorientali sottolineano come l'accordo, pur rappresentando un passo storico, non abbia ancora prodotto meccanismi vincolanti per le parti in causa, lasciando spazio a interpretazioni unilaterali. Israele, che non è firmatario diretto dell'intesa, considera prioritario smantellare le minacce poste dalle milizie sciite, mentre l'Iran, attraverso i suoi alleati regionali, potrebbe vedere nell'intransigenza israeliana un pretesto per rilanciare la propria influenza.
Per l'Italia e l'Europa, la posta in gioco è alta. La missione UNIFIL, cui Roma contribuisce con un contingente significativo, si trova ora in una posizione ancora più delicata, stretta tra una tregua formale e operazioni militari in corso. La stabilità del Mediterraneo orientale e la sicurezza energetica restano legate a un equilibrio che l'accordo Usa-Iran avrebbe dovuto consolidare, ma che rischia di sgretolarsi se Israele persisterà in una strategia di sicurezza unilaterale. Gli osservatori internazionali temono che, senza un coinvolgimento diretto di tutte le parti e garanzie multilaterali, la tregua possa trasformarsi in una parentesi effimera.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Nonostante l'accordo di pace tra USA e Iran, un drone israeliano ha ucciso una persona nel sud del Libano. Israele ha dichiarato che continuerà le operazioni militari nella zona, mentre ha anche annunciato la morte di un soldato. L'attacco solleva dubbi sull'attuazione del cessate il fuoco.
Israele si rifiuta ostinatamente di ritirare le sue forze dal Libano meridionale, insistendo sul mantenimento di una zona di sicurezza. L'esercito afferma che continuerà a eliminare le minacce oltre la zona, sfidando l'accordo di pace tra USA e Iran.
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