
Iran, assassinato l’imam sunnita di Mirjaveh: è il secondo omicidio in quattro anni nel Sistan-Baluchistan
Mohammad Anwar Rigi è stato ucciso da uomini armati mentre si recava alla preghiera dell’alba; le autorità parlano di atto terroristico, mentre fonti locali e organizzazioni per i diritti umani sollevano interrogativi sulle responsabilità.
Mohammad Anwar Rigi, imam e predicatore sunnita della città di Mirjaveh, nel sud-est dell’Iran, è stato ucciso all’alba di lunedì da colpi d’arma da fuoco esplosi da sconosciuti a bordo di un’auto. Secondo le autorità locali e la polizia della provincia del Sistan-Baluchistan, l’agguato è avvenuto mentre Rigi si dirigeva verso la moschea per la preghiera del mattino; i soccorritori intervenuti sul posto non hanno potuto far altro che constatarne il decesso per la gravità delle ferite.
L’imam era già sopravvissuto a un precedente tentativo di assassinio nel dicembre 2024, e la sua nomina, avvenuta dopo la destituzione e l’arresto del predecessore Abdolqahar Mirbaluchzehi, aveva suscitato forti tensioni nella comunità locale. Secondo fonti della regione, la scelta di Rigi – indicato dalle istituzioni di Teheran – era stata percepita da una parte della popolazione come un’imposizione, in un contesto già segnato dalla repressione delle proteste del 2022 e dalla «strage del venerdì di Zahedan», in cui persero la vita oltre novanta manifestanti. Le autorità iraniane hanno condannato l’attacco definendolo un’operazione terroristica volta a fomentare divisioni settarie, mentre i Guardiani della rivoluzione hanno evocato il coinvolgimento di «agenti sionisti americani», senza fornire prove.
L’omicidio riaccende i riflettori sulla condizione della minoranza sunnita in Iran, in particolare nel Sistan-Baluchistan, provincia povera e a maggioranza baluchi, dove da anni si registrano attacchi contro figure religiose e attivisti. Organizzazioni per i diritti umani con sede in Europa e reti di documentazione locali denunciano una sistematica campagna di arresti, rimozioni e violenze contro gli imam sunniti critici verso il governo, e ricordano che nel 2022 un altro importante religioso, Abdolvahed Rigi, fu rapito e ucciso in circostanze mai del tutto chiarite. Per gli analisti mediorientali, la sequenza di omicidi si inserisce in una strategia di controllo di una regione frontaliera instabile, attraversata da traffici illeciti e percorsa da gruppi armati baluchi, e rappresenta un fattore di potenziale instabilità per i Paesi europei affacciati sul Mediterraneo, già esposti alle conseguenze delle crisi mediorientali.
Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attentato. Le forze di polizia hanno annunciato l’istituzione di una squadra speciale per identificare e catturare i responsabili, mentre il governatore di Mirjaveh ha invitato la popolazione alla calma e a non cedere a tentativi di strumentalizzazione. Le indagini sono in corso e le circostanze esatte dell’agguato restano da chiarire.
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
La narrazione del regime di un attacco terroristico è una copertura per la sua repressione sistematica dei chierici sunniti. L'assassinio è una conseguenza diretta delle politiche statali, e la comunità internazionale deve ritenere l'Iran responsabile.
Collocando l'assassinio in un modello più ampio di repressione e citando le organizzazioni per i diritti umani, la narrazione fa apparire la spiegazione ufficiale del regime come un insabbiamento, delegittimando così la versione dello stato.
Il blocco del Golfo omette l'accusa specifica delle autorità iraniane di coinvolgimento sionista-americano, che introdurrebbe una narrativa di cospirazione esterna che potrebbe distrarre dall'attenzione sulla repressione interna.
La cospirazione sionista-americana è chiara: mirano a dividere le comunità sunnite e sciite in Iran. Le autorità iraniane hanno ragione a condannare questo atto terroristico e a perseguire i colpevoli.
Attribuendo l'assassinio a agenti esterni, la narrazione sposta la responsabilità dalle tensioni interne e rafforza la legittimità del regime come vittima di complotti stranieri.
Il blocco omette qualsiasi menzione delle critiche delle organizzazioni per i diritti umani sulla repressione sistematica dei chierici sunniti, che minerebbe la tesi della cospirazione esterna.
Uomini armati non identificati hanno ucciso l'imam. La polizia sta indagando. Non ci sono ulteriori dettagli al momento.
Limitandosi a riportare i fatti nudi e crudi senza analisi o attribuzione, la narrazione evita di prendere posizione e lascia al lettore la sola cronaca dell'evento.
Il blocco omette qualsiasi analisi sulle motivazioni o sul contesto politico, sia la critica interna che la cospirazione esterna, presentando l'evento come un incidente isolato.
La polizia sta gestendo il caso. La vittima era un rispettato chierico. Le indagini sono in corso.
Basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni ufficiali della polizia e su una rete per i diritti umani, la narrazione presenta l'evento come un fatto di cronaca gestito dalle autorità, senza mettere in discussione la versione ufficiale.
Il blocco omette sia l'accusa di cospirazione esterna (sionista-americana) sia le critiche delle organizzazioni per i diritti umani sulla repressione sistematica, limitandosi alla cronaca ufficiale.
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