
Iran accusa gli Stati Uniti di violare l'accordo di pace, escalation nello Stretto di Hormuz
Teheran denuncia la violazione del memorandum d'intesa siglato il 17 giugno e risponde colpendo basi USA in Kuwait e Bahrein, mentre Washington parla di legittima difesa del traffico commerciale.
L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il memorandum d'intesa che aveva posto fine al conflitto tra i due paesi, in seguito ai bombardamenti statunitensi contro obiettivi militari sulla costa meridionale iraniana. Secondo il ministero degli Esteri di Teheran, i raid notturni hanno colpito infrastrutture di sorveglianza, comunicazioni e difesa aerea nella regione dello Stretto di Hormuz, e rappresentano una «violazione flagrante» dell'articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce l'uso della forza. La Repubblica islamica ha definito gli attacchi «barbari», affermando che essi dimostrano come Washington non attribuisca alcun valore ai propri impegni e che «infrangere le promesse è parte della sua natura».
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha rivendicato un contrattacco con missili balistici e droni contro otto strutture militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, tra cui la base aerea di Ali Al Salem e la Quinta Flotta nel porto di Salman. L'Irgc ha ammonito che eventuali nuove aggressioni di Washington riceveranno una «risposta schiacciante» e ha avvertito che le violazioni del cessate il fuoco porteranno alla «completa paralisi» del processo diplomatico. Da parte americana, il Comando centrale (Centcom) ha giustificato i raid come una reazione all'attacco iraniano contro la petroliera M/T Kiku nello Stretto di Hormuz e a una «persistente aggressione contro il traffico commerciale». Un funzionario statunitense ha riferito che non si registrano vittime né danni significativi alle installazioni colpite.
La crisi mette in discussione la tenuta del memorandum di Islamabad, firmato a distanza il 17 giugno 2026 per chiudere formalmente la guerra lampo scoppiata a fine febbraio tra l'asse USA-Israele e l'Iran. L'intesa, entrata in vigore immediatamente, aveva avviato una finestra di sessanta giorni per negoziare un accordo più ampio su nucleare e sanzioni. Già il 28 maggio, prima della firma, l'abbattimento di droni iraniani da parte delle forze americane nello stesso teatro aveva suscitato le proteste di Teheran. Secondo analisti mediorientali, l'escalation conferma la fragilità di un cessate il fuoco che non ha mai spento le ostilità latenti, mentre la Casa Bianca non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Il ministero degli Esteri iraniano ha sollecitato l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu e del segretario generale António Guterres, invocando il diritto all'autodifesa sancito dall'articolo 51 della Carta. La comunità internazionale guarda con preoccupazione alla possibilità che lo scontro si allarghi, con ripercussioni dirette sullo Stretto di Hormuz, via di transito per un quinto del petrolio mondiale e snodo cruciale per l'approvvigionamento energetico dell'Europa, esponendo paesi come l'Italia a rischi di instabilità dei mercati. Al momento, l'assenza di canali di comunicazione diretti tra Washington e Teheran rende incerto il ripristino del cessate il fuoco.
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
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