
Inflazione in calo in Brasile e Argentina, ma dollaro e rischi geopolitici pesano
Il rallentamento dei prezzi alimentari e la discesa del greggio favoriscono la disinflazione sudamericana, mentre le tensioni in Medio Oriente e le pressioni valutarie minacciano la stabilità.
L’indice dei prezzi al consumo in Brasile ha registrato a giugno un aumento dello 0,16%, dimezzando il dato di maggio e sorprendendo nettamente le previsioni degli analisti. Secondo i tecnici dell’istituto di statistica di Rio de Janeiro, la caduta è stata guidata dal crollo dei prezzi alimentari e dalla riduzione dei costi dei carburanti, favorita da raccolti abbondanti e dal calo delle quotazioni del petrolio dopo la tregua nel conflitto mediorientale. In Argentina, parallelamente, le stime preliminari delle principali piazze finanziarie di Buenos Aires indicano che l’inflazione di giugno potrebbe scendere sotto la soglia del 2%, confermando una tendenza disinflazionistica che prosegue da settimane, nonostante un’impennata dei prodotti freschi nella prima settimana di luglio.
La dinamica dei prezzi agricoli gioca un ruolo chiave: il costo dei trasporti, diminuito grazie ai carburanti meno cari, ha compresso i listini di frutta e ortaggi in Brasile, mentre in Argentina la media mobile a quattro settimane del paniere alimentare è scesa allo 0,8%, il valore più basso da cinque mesi. Tuttavia, entrambi i Paesi devono fare i conti con fattori di rischio locali e globali. Gli operatori colombiani osservano una rivalutazione del peso che ha portato il cambio vicino alla soglia dei 3.000 pesos per dollaro, alimentata da tassi d’interesse elevati e da operazioni di carry trade, ma considerata da molti analisti di Bogotá insostenibile se il governo non realizzerà le annunciate riforme fiscali.
Sul fronte valutario, la banca centrale argentina ha intensificato gli interventi sul mercato dei titoli dollar-linked per contenere la pressione sul cambio ufficiale, evitando che un deprezzamento eccessivo alimenti le aspettative inflazionistiche. Secondo le rilevazioni degli istituti economici di Córdoba, la posizione corta in futures del BCRA si è ridotta sensibilmente, ma la strategia è considerata temporanea e dipendente dalla pazienza degli investitori. L’effetto traslativo del dollaro sui prezzi al consumo in Argentina, finora limitato, potrebbe manifestarsi nei prossimi mesi, destabilizzando il percorso di rientro dell’inflazione.
Nel frattempo, i mercati mediorientali hanno vissuto una seduta di forte volatilità dopo l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che ha fatto precipitare la borsa di Teheran e spinto al rialzo oro e valute rifugio; il successivo rallentamento del confronto diplomatico ha però invertito il movimento, con un rapido riassorbimento delle perdite. Questo testimonia come la geopolitica resti una variabile decisiva per la stabilità dei prezzi delle materie prime e, di riflesso, per l’inflazione globale. Per l’Italia e l’Europa, il calo dei prezzi all’origine delle commodities agricole e del greggio rappresenta un fattore moderatore, ma la persistente incertezza mediorientale potrebbe ripercuotersi sulle forniture energetiche.
Il prossimo appuntamento per verificare la tenuta della tendenza è fissato a Buenos Aires, dove l’istituto ufficiale argentino diffonderà il dato sull’inflazione di giugno il 14 luglio; in Brasile, l’attenzione resta concentrata sul nucleo dei servizi, ancora elevato al 5,9% su base annua, e sui possibili effetti del fenomeno climatico El Niño sulle colture e sulle tariffe elettriche a partire dall’estate australe.
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
L'Argentina supera la soglia del 2% di inflazione, un successo del governo Milei che guarda con cautela all'effetto del dollaro.
Attribuendo il calo dell'inflazione alle politiche del governo, si crea un nesso causale diretto tra azione esecutiva e risultato positivo, trascurando fattori esterni come il contesto globale.
Si omette che la recente salita del dollaro potrebbe invertire la tendenza, e che il dato di giugno potrebbe essere un outlier stagionale.
L'Iran gestisce le tensioni e il dollaro cala, dimostrando che la diplomazia funziona.
Si stabilisce una correlazione diretta tra livello di tensione politica e andamento dei prezzi, suggerendo che il controllo della valuta dipenda dalla stabilità geopolitica più che da fattori economici.
Non si menziona che la storia riguarda l'Argentina e il calo dell'inflazione in America Latina, né si collega la propria situazione a quel contesto.
Allarga lo sguardo
La Cina supera gli Stati Uniti nella percezione globale: il sondaggio Pew segna una svolta storica
7 lingue · 10 testate
Da TechnologySoyuz porta in orbita Menon, la cooperazione spaziale sopravvive alle tensioni
3 lingue · 9 testate
Da Science & HealthZucchero nello spazio e tessuti molli fossili: due scoperte riscrivono la storia della vita
4 lingue · 5 testate