
In Argentina l’inflazione all’ingrosso frena all’1,1%, il dato più basso da quattro mesi
Il raffreddamento dei prezzi dei produttori, trainato dal crollo del petrolio e dalla debolezza degli alimenti, consolida il percorso disinflazionistico e anticipa minori pressioni sui listini al consumo.
L’indice dei prezzi interni all’ingrosso (IPIM) in Argentina è salito dell’1,1% a giugno, dimezzando il 2,5% di maggio e toccando il livello più contenuto da febbraio. Il dato, diffuso dall’istituto nazionale di statistica (INDEC), porta la variazione accumulata nel primo semestre al 15,6% e quella interannuale al 33,7%, allineandola alla dinamica dei prezzi al consumo, che nello stesso mese si è fermata all’1,9%. Per la prima volta dopo dieci mesi l’inflazione minorista è tornata sotto la soglia del 2%, un passaggio che a Buenos Aires viene letto come il consolidamento di una traiettoria di raffreddamento dopo le fiammate dei mesi primaverili.
La frenata è stata guidata dalla componente energetica. La divisione “petrolio greggio e gas” ha registrato un calo del 5,3% su base mensile, sottraendo oltre mezzo punto percentuale all’indice generale, in scia al ripiegamento delle quotazioni internazionali del Brent, scese di circa il 25% tra metà maggio e metà giugno dopo l’impennata legata al conflitto in Medio Oriente. Sul fronte dei beni nazionali, i prodotti primari sono arretrati dell’1,2%, mentre i manufatti sono cresciuti dell’1,6%, con una contrazione dello 0,3% per gli alimenti e le bevande, il comparto che pesa di più sul paniere. I prodotti importati, invece, hanno segnato un +2,3%, risentendo del graduale scivolamento del peso, che nel periodo di rilevazione ha ceduto oltre il 3% sul mercato ufficiale.
Il governo ha reagito con soddisfazione: il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ha sottolineato che si tratta della variazione più bassa per un mese di giugno dall’inizio della serie storica nel 2015. Tuttavia, il costo delle costruzioni nel Gran Buenos Aires è salito del 2,6% mensile, spinto dai rinnovi salariali del settore (manodopera +3,3%) e dall’adeguamento delle tariffe elettriche e del gas, un promemoria di come la disinflazione conviva con sacche di rigidità nei servizi regolamentati e nei salari indicizzati.
Sullo sfondo internazionale, i dati statunitensi offrono un quadro contrastato: la produzione industriale è cresciuta solo dello 0,1% a giugno, deludendo le attese, mentre i prezzi all’importazione sono aumentati a sorpresa dello 0,3%, con un balzo dello 0,9% per le merci cinesi, il più marcato dal 2008. Queste tensioni sui costi delle importazioni, se persistenti, potrebbero rallentare il rientro dell’inflazione nei paesi emergenti, Argentina compresa, proprio mentre la domanda globale mostra segni di affaticamento. Il prossimo indicatore da monitorare sarà l’inflazione al consumo di luglio, che gli analisti di Buenos Aires si attendono ancora sotto il 2%, ma con rischi legati alla volatilità del cambio e all’andamento delle materie prime energetiche.
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