
Il rito crudele dell’esame: quando la prova diventa polveriera politica
Dall’India al Brasile, passando per l’Indonesia, le selezioni nazionali per l’università si caricano di tensioni sociali, sospetti di brogli e strumentalizzazioni che travolgono le vite di milioni di studenti.
Alle sette del mattino del 21 giugno 2026, in 5.440 centri d’esame sparsi per l’India, più di due milioni di ragazzi hanno appoggiato la penna sul banco per rifare il NEET-UG, il test di ammissione alle facoltà di medicina. L’aria condizionata rombava nelle aule bendate da misure di sicurezza senza precedenti: i questionari erano stati trasportati dall’Aeronautica militare, le agenzie di intelligence vigilavano, il governo aveva mobilitato una «whole-of-government approach» per blindare una prova che appena un mese prima era stata annullata per una fuga di domande. Eppure, fuori dai cancelli, restava sospesa la domanda che nessuna scorta poteva tacitare: quanti di quei giovani avevano già pagato con la vita l’incubo di un sistema percepito come truccato?
La polemica era esplosa subito dopo il primo test del 3 maggio, quando la notizia della fuga di documenti aveva scatenato proteste e accuse. Il Congresso, principale partito d’opposizione, ha brandito i nomi di quattordici aspiranti medici che si sarebbero tolti la vita nelle settimane successive, trasformando ogni studente in un simbolo. Rahul Gandhi ha attaccato il premier Modi per aver elogiato pubblicamente il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan nel giorno del suo compleanno, chiedendo se avesse «dedicato un pensiero a quei ragazzi». La Students’ Federation of India, dal canto suo, ha reclamato dall’Agenzia nazionale per i test i dati reali sulle presenze, insinuando che quasi duecentomila candidati potrebbero non essersi presentati alla ripetizione, un’ombra di sfiducia difficile da dissipare.
La tensione indiana non è un caso isolato, ma la manifestazione più acuta di un malessere che attraversa molti Paesi dove un unico esame decide il futuro di una generazione. In Brasile, l’Inep ha appena comunicato gli esiti delle richieste di assistenza specializzata per l’Enem 2026, il grande test di fine scuola superiore: ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, necessità di accompagnatori o di tempo supplementare disegnano il profilo di una gioventù fragile, per la quale la prova è già di per sé una corsa a ostacoli. In Indonesia, la selezione per le borse di studio Talenta ha pubblicato i risultati della seconda fase, mentre a Bandung l’Istituto Tecnologico annunciava le liste degli ammessi ai dottorati per docenti di istituti professionali: procedure a tappe, ricorsi, documenti da caricare, in un rito burocratico che accomuna i continenti.
Ciò che rende il caso indiano una ferita aperta è la sua immediata traduzione politica. Mentre il governo inseriva nei libri di testo di prima media un capitolo sull’Emergenza del 1975 – la sospensione delle libertà civili imposta da Indira Gandhi –, l’opposizione gridava alla manipolazione della storia e all’incapacità di gestire il presente. Il Congresso ha lanciato la campagna nazionale «Chhatron Ki Goonj», l’eco degli studenti, con l’obiettivo di portare migliaia di ragazzi a Delhi il 9 agosto, dopo settimane di assemblee nei campus e presidi davanti agli uffici governativi. Per molti osservatori indiani, la sequenza di fughe di notizie, suicidi e rimpalli di responsabilità ha trasformato l’Agenzia nazionale per i test in una «National Trauma Agency», come l’ha ribattezzata il presidente del Congresso del Bengala occidentale.
In attesa che l’NTA pubblichi i risultati della ripetizione – attesi nella seconda settimana di luglio –, resta l’immagine di quei ragazzi che, usciti dall’esame, hanno riconsegnato il badge di riconoscimento e sono tornati a casa in silenzio, mentre sui social rimbalzava la nota della comunità che correggeva il post di auguri del primo ministro. Un dettaglio minimo, quasi involontario, che racconta come la fiducia in un rito di passaggio collettivo possa incrinarsi fino a diventare irriconoscibile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stagione degli esami d'ingresso in India è sprofondata nel caos, con fughe di notizie che hanno imposto nuovi test e scatenato suicidi tra gli studenti. I leader dell'opposizione accusano il governo di indifferenza, mentre le proteste denunciano un sistema al collasso.
La stagione degli esami in Brasile si svolge con annunci amministrativi di routine: le autorità pubblicano i risultati delle richieste di assistenza speciale e aprono le iscrizioni per gli esami di specializzazione medica. Il processo è presentato come ordinato e tecnico, senza accenno a disservizi.
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