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Il doppio terremoto in Venezuela: un raro ‘dobletto sismico’ ha colpito la costa caraibica

Due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 in 39 secondi hanno devastato La Guaira e Caracas, con un bilancio ancora provvisorio e centinaia di dispersi.

Due terremoti di grande intensità, separati da appena trentanove secondi, hanno colpito la sera del 24 giugno la costa settentrionale del Venezuela, provocando distruzione e un numero elevato di vittime. Secondo le autorità locali, il bilancio provvisorio oscilla tra 164 e 235 morti, con oltre mille feriti e centinaia di persone ancora sotto le macerie, in particolare nella regione costiera di La Guaira, a nord di Caracas, dove interi edifici sono crollati. Il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) ha classificato l’evento come un “dobletto sismico”, un fenomeno poco frequente in cui due terremoti di magnitudo simile si verificano quasi simultaneamente lungo faglie contigue.

Il meccanismo all’origine del doppietto è stato descritto dai sismologi come una rottura a catena: la prima scossa, di magnitudo 7.2, ha liberato energia sufficiente a trasferire uno stress aggiuntivo su un segmento di faglia adiacente già prossimo al punto di rottura, innescando così il secondo sisma di 7.5. A differenza di una normale sequenza sisma-replica, il secondo evento non è stato di intensità minore, ma ha anzi liberato un’energia circa dieci volte superiore, a causa della scala esponenziale con cui si misura la magnitudo. La sismologa Lucía Lozano, della Rete Sismica Nazionale spagnola, ha spiegato che in questi casi anche gli strumenti faticano a distinguere le due scosse, mentre la popolazione le percepisce come un’unica, prolungatissima scossa. L’USGS ha precisato che il movimento è avvenuto lungo una faglia trascorrente superficiale, al confine tra la placca caraibica e quella sudamericana, dove il blocco caraibico scivola verso est a circa due centimetri l’anno.

L’impatto sulle infrastrutture è stato aggravato proprio dalla natura doppia dell’evento. Secondo gli analisti del rischio sismico in America Latina, le norme antisismiche internazionali sono concepite per resistere a un singolo forte terremoto seguito da repliche di minore intensità, non a due scosse maggiori quasi contemporanee. Il geologo Andrés Folguera, dell’Università di Buenos Aires, ha osservato che molte strutture, già danneggiate dal primo sisma, sono collassate definitivamente con il secondo, complicando le operazioni di soccorso. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e disposto l’invio di squadre di ricerca, mentre blackout elettrici e interruzioni delle comunicazioni hanno isolato temporaneamente diverse aree.

Fenomeni di questo tipo, sebbene rari, non sono inediti né in Venezuela né in altre regioni del mondo. Gli esperti indonesiani dell’Ikatan Ahli Kebencanaan Indonesia (IABI) ricordano che un meccanismo analogo fu all’origine del devastante doppio terremoto in Turchia del febbraio 2023, quando una scossa di 7.8 sulla faglia anatolica orientale innescò un secondo evento di 7.5 su una faglia vicina. In Venezuela, un doppietto di magnitudo 6.2 e 6.3 si era già verificato nel settembre 2025 a ovest di Caracas. L’USGS stima una probabilità del 99% che nei prossimi giorni si verifichi almeno una replica di magnitudo 4.0, e del 24% per una di magnitudo 6.0, ma sottolinea che non è possibile prevedere nuovi forti terremoti.

Mentre proseguono le ricerche dei dispersi, il governo venezuelano ha annunciato un fondo di 200 milioni di dollari per la ricostruzione e ha ricevuto assistenza umanitaria da Stati Uniti, Nazioni Unite, Messico e Qatar. Il bilancio definitivo delle vittime e l’entità dei danni restano ancora da accertare, in un quadro che le autorità definiscono provvisorio e in continua evoluzione.

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I doppi terremoti in Venezuela, di magnitudo 7.2 e 7.5 a 39 secondi di distanza, hanno causato devastazione specialmente a La Guaira. Oltre 200 morti e migliaia di feriti sono stati segnalati mentre continuano le operazioni di soccorso. Il raro fenomeno sismico ha amplificato la distruzione e ha messo in luce la vulnerabilità degli edifici.

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I media indonesiani hanno spiegato che i doppi terremoti in Venezuela, un raro e pericoloso fenomeno sismico, hanno ucciso centinaia di persone. Il primo terremoto di magnitudo 7,2 è stato seguito 39 secondi dopo da uno di 7,5, causando danni diffusi. Gli esperti hanno avvertito che tali doppietti possono verificarsi ovunque e sono più distruttivi dei singoli terremoti.

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venerdì 26 giugno 2026

Il doppio terremoto in Venezuela: un raro ‘dobletto sismico’ ha colpito la costa caraibica

Due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 in 39 secondi hanno devastato La Guaira e Caracas, con un bilancio ancora provvisorio e centinaia di dispersi.

Due terremoti di grande intensità, separati da appena trentanove secondi, hanno colpito la sera del 24 giugno la costa settentrionale del Venezuela, provocando distruzione e un numero elevato di vittime. Secondo le autorità locali, il bilancio provvisorio oscilla tra 164 e 235 morti, con oltre mille feriti e centinaia di persone ancora sotto le macerie, in particolare nella regione costiera di La Guaira, a nord di Caracas, dove interi edifici sono crollati. Il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) ha classificato l’evento come un “dobletto sismico”, un fenomeno poco frequente in cui due terremoti di magnitudo simile si verificano quasi simultaneamente lungo faglie contigue.

Il meccanismo all’origine del doppietto è stato descritto dai sismologi come una rottura a catena: la prima scossa, di magnitudo 7.2, ha liberato energia sufficiente a trasferire uno stress aggiuntivo su un segmento di faglia adiacente già prossimo al punto di rottura, innescando così il secondo sisma di 7.5. A differenza di una normale sequenza sisma-replica, il secondo evento non è stato di intensità minore, ma ha anzi liberato un’energia circa dieci volte superiore, a causa della scala esponenziale con cui si misura la magnitudo. La sismologa Lucía Lozano, della Rete Sismica Nazionale spagnola, ha spiegato che in questi casi anche gli strumenti faticano a distinguere le due scosse, mentre la popolazione le percepisce come un’unica, prolungatissima scossa. L’USGS ha precisato che il movimento è avvenuto lungo una faglia trascorrente superficiale, al confine tra la placca caraibica e quella sudamericana, dove il blocco caraibico scivola verso est a circa due centimetri l’anno.

L’impatto sulle infrastrutture è stato aggravato proprio dalla natura doppia dell’evento. Secondo gli analisti del rischio sismico in America Latina, le norme antisismiche internazionali sono concepite per resistere a un singolo forte terremoto seguito da repliche di minore intensità, non a due scosse maggiori quasi contemporanee. Il geologo Andrés Folguera, dell’Università di Buenos Aires, ha osservato che molte strutture, già danneggiate dal primo sisma, sono collassate definitivamente con il secondo, complicando le operazioni di soccorso. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e disposto l’invio di squadre di ricerca, mentre blackout elettrici e interruzioni delle comunicazioni hanno isolato temporaneamente diverse aree.

Fenomeni di questo tipo, sebbene rari, non sono inediti né in Venezuela né in altre regioni del mondo. Gli esperti indonesiani dell’Ikatan Ahli Kebencanaan Indonesia (IABI) ricordano che un meccanismo analogo fu all’origine del devastante doppio terremoto in Turchia del febbraio 2023, quando una scossa di 7.8 sulla faglia anatolica orientale innescò un secondo evento di 7.5 su una faglia vicina. In Venezuela, un doppietto di magnitudo 6.2 e 6.3 si era già verificato nel settembre 2025 a ovest di Caracas. L’USGS stima una probabilità del 99% che nei prossimi giorni si verifichi almeno una replica di magnitudo 4.0, e del 24% per una di magnitudo 6.0, ma sottolinea che non è possibile prevedere nuovi forti terremoti.

Mentre proseguono le ricerche dei dispersi, il governo venezuelano ha annunciato un fondo di 200 milioni di dollari per la ricostruzione e ha ricevuto assistenza umanitaria da Stati Uniti, Nazioni Unite, Messico e Qatar. Il bilancio definitivo delle vittime e l’entità dei danni restano ancora da accertare, in un quadro che le autorità definiscono provvisorio e in continua evoluzione.

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