
Il Cremlino respinge l’invito di Zelensky al G7: «Venga a Mosca se vuole parlare seriamente»
Mosca nega di aver ricevuto canali ufficiali per un incontro al vertice francese e ribadisce la disponibilità ad accogliere il presidente ucraino nella capitale russa.
La proposta ucraina di un faccia a faccia tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin ai margini del vertice G7 di Évian-les-Bains si è infranta contro il muro diplomatico del Cremlino. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che nessun invito formale è mai giunto a Mosca, aggiungendo che «non esistono canali ufficiali tra Mosca e Kiev». La risposta russa, affidata anche al ministro degli Esteri Serghej Lavrov, liquida l’iniziativa come «diplomazia del megafono» e ribadisce la linea già nota: se Zelensky è pronto a un dialogo «responsabile e serio», sarà ricevuto a Mosca. La dichiarazione arriva mentre il presidente ucraino, ospite del summit dei Sette, cercava di sfruttare la ribalta internazionale per riportare Putin al tavolo negoziale in un contesto multilaterale.
L’episodio mette in luce due strategie inconciliabili. Da Kiev si punta a internazionalizzare il confronto, coinvolgendo le potenze occidentali riunite in Francia come garanti di un eventuale processo di pace. Secondo fonti ucraine, l’invito era stato formulato già nei giorni precedenti il vertice, ma sarebbe rimasto senza risposta. La scelta di Évian, località simbolo del G7, intendeva costringere Mosca a uscire dall’isolamento autoimposto e a misurarsi con gli impegni sottoscritti dai leader di Stati Uniti, Canada, Giappone e dei maggiori paesi europei. Al contrario, il Cremlino interpreta ogni apertura pubblica come «megafono» e insiste su un canale diretto e bilaterale, con la capitale russa come unica sede accettabile per un colloquio «responsabile».
La reazione russa non sorprende gli analisti europei, che leggono nella vicenda la prosecuzione di una guerra di narrative parallele. Il G7, riunito in Francia per discutere di sicurezza economica e transizione energetica, ha confermato il proprio sostegno a Kiev, ma senza riuscire a colmare la distanza tra le parti. L’Italia, presente al tavolo con un ruolo attivo nella ricostruzione ucraina, si trova ancora una volta nel solco di una diplomazia occidentale che esclude Mosca dai consessi decisionali, mentre il Cremlino continua a pretendere un riconoscimento diretto della propria sovranità negoziale, rifiutando qualsiasi intermediazione.
L’offerta di accogliere Zelensky a Mosca, già formulata in passato, assume oggi i contorni di una sfida politica più che di una reale apertura. Accettare significherebbe per Kiev legittimare il trasferimento del negoziato sul terreno dell’avversario, in assenza di garanzie internazionali e in un momento in cui le posizioni sul campo restano distanti. Al tempo stesso, il rifiuto russo di qualsiasi cornice multilaterale allontana la prospettiva di un cessate-il-fuoco, lasciando all’Europa il compito di mantenere unito il fronte del sostegno a Kyiv mentre si profila un conflitto di lunga durata. La prossima mossa, secondo osservatori di Bruxelles, dipenderà dalla capacità occidentale di offrire a Zelensky una piattaforma sufficientemente robusta da rendere inevitabile, prima o poi, un confronto non più rinviabile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Cremlino liquida l'invito di Zelensky al G7 come non ufficiale e ribadisce che Mosca è pronta ad accogliere il leader ucraino per un dialogo serio. La diplomazia di Kiev viene descritta come teatrale e priva di sostanza, mentre la proposta russa è presentata come l'unica via concreta per un negoziato responsabile.
Il Cremlino ha dichiarato che Putin non ha ricevuto alcun invito ufficiale da Zelensky per il vertice G7, sottolineando l'assenza di canali ufficiali diretti tra Mosca e Kiev. La notizia viene riportata in modo descrittivo, limitandosi a registrare la smentita e l'offerta alternativa di un incontro nella capitale russa.
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