
L'esordio da sogno di Haaland: doppietta e Norvegia travolgente, il Gruppo I parla già scandinavo
Con due gol del 'cyborg' al debutto iridato, la Norvegia travolge l'Iraq 4-1 e si candida a rivelazione del torneo, affiancando la Francia in vetta al girone di ferro.
Ci sono voluti ventotto anni di assenza e trentacinque minuti di attesa, poi Erling Haaland ha semplicemente preso possesso del palcoscenico che gli mancava. Nell'esordio della Norvegia al Mondiale 2026, il centravanti del Manchester City ha messo a referto una doppietta che ha frantumato la resistenza di un Iraq coraggioso ma tecnicamente inferiore, fissando il punteggio sul 4-1 finale al Gillette Stadium di Foxborough, Massachusetts. Un debutto che la stampa scandinava ha definito 'da sogno', non solo per la vittoria che proietta i norvegesi in vetta al Gruppo I a pari merito con la Francia di Mbappé, ma per la sensazione, palpabile tra gli analisti di Bruxelles come nelle cronache sudamericane, che l'ultimo tassello mancante per consacrare Haaland nell'olimpo del calcio sia stato finalmente incastonato.
La partita, tuttavia, non è stata la passeggiata che il risultato potrebbe suggerire. L'Iraq, ultimo tra i 48 qualificati e alla prima presenza dopo quattro decenni, ha mostrato un'organizzazione difensiva che ha imbrigliato i norvegesi per buona parte del primo tempo, trovando persino un insperato pareggio con un colpo di testa del capitano Aymen Hussein, giunto in America segnato da un interrogatorio di sette ore alla dogana di Chicago. È stato proprio un errore in fase di costruzione dal basso del portiere iracheno Jalal Hassan a riconsegnare il vantaggio alla Norvegia, con Haaland che, da autentico rapace d'area, ha capitalizzato la disattenzione avversaria. Da quel momento, la 'furia vikinga' descritta dai media iberici si è scatenata, concretizzandosi nella ripresa con le reti di Leo Østigård e un'autorete finale dello stesso Hussein, deviata da un colpo di testa del 'cyborg'.
L'ottica mediorientale e asiatica sottolinea come la sconfitta irachena abbia interrotto una striscia di risultati positivi per le rappresentative del continente in questo avvio di torneo, ma riconosce la schiacciante superiorità di una generazione norvegese che si presenta come la più talentuosa della propria storia. Con Martin Ødegaard a orchestrare il gioco e Antonio Nusa a garantire imprevedibilità sugli esterni, la squadra di Ståle Solbakken non si limita a essere 'Haaland-dipendente', ma trova nel suo centravanti un terminale offensivo di efficacia chirurgica. Lo stesso Haaland, intercettato dai media brasiliani e indonesiani, ha stemperato gli entusiasmi con una maturità inedita: 'Dobbiamo giocare meglio', ha dichiarato, consapevole che il 4-1 finale maschera alcune fragilità emerse nella prima mezz'ora di gioco.
La vittoria assume contorni storici anche per la statistica: mai la Norvegia aveva segnato quattro gol in una singola partita di una fase finale di Coppa del Mondo. Il dato, evidenziato con enfasi dalle agenzie di stampa lusitane, la dice lunga sul potenziale offensivo di una squadra che nelle qualificazioni europee aveva già impressionato per continuità e concretezza. Il successo, tuttavia, è solo il primo passo in un girone che gli osservatori di Città del Messico e di Buenos Aires non esitano a definire 'gruppo della morte'. Dopo il Senegal, prossimo avversario degli scandinavi, all'orizzonte si profila lo scontro diretto con la Francia, un duello che si preannuncia come uno dei momenti clou della fase a gironi e che potrebbe già decidere le sorti del primato.
Per l'Europa calcistica, e in particolare per un'Italia assente ma spettatrice interessata, l'irruzione di Haaland sulla scena mondiale rappresenta la definitiva consacrazione di un'era dominata da pochi, fenomenali attaccanti. Se Mbappé aveva già risposto presente con un'altra prestazione maiuscola, la replica immediata del norvegese delinea i contorni di una rivalità generazionale destinata a infiammare il decennio. La Norvegia non vinceva una partita ai Mondiali dal 1998, quando batté il Brasile. Oggi, con un Haaland che ha già raggiunto quota 59 gol in nazionale, il sogno di un intero popolo non sembra più un azzardo, ma una concreta, per quanto ardua, possibilità.
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Erling Haaland, soprannominato 'El Androide', ha debuttato ai Mondiali con una doppietta che ha spento l'impeto guerriero iracheno. La Norvegia ha travolto l'Iraq 4-1 nel 'gruppo della morte', tornando a vincere in una Coppa del Mondo dopo 28 anni. Con questo trionfo, i nordici sono in vetta al girone insieme alla Francia.
Erling Haaland ha segnato due gol nel debutto mondiale, ma la Norvegia ha rovinato il record impressionante dell'Iraq come rappresentante asiatico. La partita è finita 4-1, con Haaland protagonista, ma l'Iraq ha mostrato resistenza nel primo tempo. I norvegesi guidano il girone, mentre l'Iraq resta a zero punti.
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