
Il più grande attacco di droni su Mosca: raffineria in fiamme, Zelensky avverte 'Mosca brucerà'
Nella notte, centinaia di droni ucraini hanno colpito la capitale russa per la seconda volta in una settimana, incendiando la raffineria MNPZ e paralizzando gli aeroporti, mentre Zelensky promette ritorsioni.
All'alba di giovedì 18 giugno, Mosca è stata colpita dal più vasto attacco di droni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Centinaia di velivoli senza pilota hanno perforato le difese aeree, centrando per la seconda volta in tre giorni la raffineria MNPZ nel distretto di Kapotnya, a quindici chilometri dal Cremlino. Video verificati mostrano colonne di fumo nero e un'esplosione che ha scoperchiato un serbatoio di carburante; nei quartieri limitrofi è stata segnalata una 'pioggia di petrolio'. Almeno diciassette persone sono rimaste ferite e un edificio residenziale di oltre venti piani è stato evacuato a Zhukovsky.
Volodymyr Zelensky ha rivendicato l'operazione come 'sanzioni a lungo raggio' e una 'risposta pienamente giustificata' al bombardamento russo che aveva danneggiato il monastero delle Grotte di Kiev, patrimonio millenario. 'Se l'Ucraina brucia, brucerà anche la vostra Mosca', ha avvertito in un messaggio vocale, mentre si preparava a incontrare gli alleati NATO a Bruxelles per sollecitare nuovi sistemi di difesa aerea. La telefonata di coordinamento con Donald Trump ed Emmanuel Macron dopo il vertice G7 in Francia segnala un rinnovato attivismo diplomatico, in un momento in cui Kiev cerca di consolidare il sostegno occidentale in vista di possibili negoziati.
Sul fronte russo, il ministero della Difesa ha dichiarato di aver abbattuto 555 droni, di cui quasi duecento in avvicinamento a Mosca, ma ha ammesso che diversi hanno raggiunto la raffineria. Il sindaco Sobjanin ha parlato di attacco 'su larga scala'; i quattro aeroporti internazionali sono stati chiusi per ore, con oltre cinquecento voli cancellati. Putin, a Kazan per un vertice asiatico, non ha commentato, ma Lavrov ha minacciato ritorsioni. Quasi in simultanea, missili russi hanno colpito Kiev.
La strategia ucraina di colpire in profondità le infrastrutture energetiche russe mira a erodere la capacità di Mosca di finanziare lo sforzo bellico e a portare il conflitto nella vita quotidiana dei cittadini russi. Secondo analisti di Bruxelles, l'attacco alla raffineria che fornisce tre quarti della benzina consumata nella regione moscovita potrebbe aggravare le già segnalate carenze di carburante in alcune aree della Federazione. Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, che dipende ancora in parte dagli equilibri del mercato petrolifero globale, ogni destabilizzazione del settore energetico russo introduce incertezze sui prezzi, benché le sanzioni abbiano ridotto i flussi diretti.
L'operazione, mentre Putin ostentava normalità diplomatica a Kazan, segnala che la guerra non ha più confini. Con l'inviato americano Witkoff atteso a Mosca e i colloqui esplorativi in corso, l'escalation rischia di irrigidire le parti, ma potrebbe anche accelerare la ricerca di una tregua, se il costo della prosecuzione del conflitto diventerà insostenibile per entrambe le parti. In questo gioco di specchi, l'Italia e l'Unione Europea restano chiamate a bilanciare il sostegno a Kiev con la necessità di evitare una pericolosa escalation incontrollata.
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Un massiccio attacco di droni ucraini ha colpito Mosca, incendiando una raffineria per la seconda volta in pochi giorni. Le difese aeree russe hanno abbattuto decine di velivoli, ma alcuni hanno raggiunto l'obiettivo, provocando esplosioni e fiamme visibili in tutta la città. L'episodio segna un'escalation preoccupante nel conflitto.
Droni ucraini hanno colpito una raffineria di Mosca, mentre la Russia lanciava missili su Kiev, in uno scambio reciproco di attacchi. Gli attacchi sono avvenuti mentre il presidente Zelensky cercava sostegno da Stati Uniti ed Europa per un accordo di pace. Mosca ha dichiarato di aver abbattuto oltre cinquanta droni, ma la raffineria è stata comunque danneggiata, evidenziando il ciclo continuo di rappresaglie e manovre diplomatiche.
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