
Condanna esemplare in Brasile: Eduardo Bolsonaro a quattro anni per pressioni su Washington
Il figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro è stato riconosciuto colpevole di coazione processuale per aver sollecitato sanzioni statunitensi contro i giudici del Supremo Tribunal Federal.
Con un verdetto unanime che segna un nuovo capitolo nella saga giudiziaria della famiglia Bolsonaro, la Prima Sezione del Supremo Tribunal Federal brasiliano ha condannato martedì 16 giugno Eduardo Bolsonaro a quattro anni e due mesi di reclusione in regime semi-aperto, oltre a una multa di circa 162mila reais e alla perdita dei diritti politici per otto anni. L'ex deputato federale, autoesiliato negli Stati Uniti dal 2025, è stato ritenuto colpevole di coazione nel corso di un procedimento penale: secondo l'accusa, avrebbe orchestrato una campagna di pressioni sull'amministrazione Trump affinché imponesse dazi, sanzioni e revoche di visti contro magistrati e autorità brasiliane, con l'obiettivo di condizionare il processo per tentato golpe a carico del padre Jair Bolsonaro.
La vicenda affonda le radici nel turbolento post-elettorale del 2022, quando l'ex presidente di estrema destra, sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva, tentò di sovvertire l'ordine democratico. Condannato nel 2025 a ventisette anni di carcere per cospirazione golpista, Jair Bolsonaro sconta oggi la pena in detenzione domiciliare. In quel contesto, il figlio Eduardo – già noto per le sue relazioni con l'entourage repubblicano americano – si trasferì in Florida e avviò un'intensa attività di lobbying, invocando apertamente l'applicazione del Magnitsky Act e l'adozione di misure punitive contro il Brasile. I giudici del STF hanno giudicato tali condotte come una grave minaccia all'indipendenza della magistratura, respingendo le eccezioni di immunità parlamentare sollevate dalla difesa d'ufficio: «Non è compito di un deputato federale fare lobby all'estero contro il proprio Paese», ha dichiarato il relatore Alexandre de Moraes.
La sentenza assume un rilievo che travalica i confini nazionali. Da Washington, dove Donald Trump ha più volte denunciato una presunta persecuzione politica ai danni dei Bolsonaro, si levano voci di possibili ritorsioni contro i ministri del Supremo, in particolare contro lo stesso Moraes. Analisti brasiliani e osservatori europei leggono nella condanna anche una risposta alle recenti frizioni diplomatiche: il rifiuto dell'Italia di estradare la deputata bolsonarista Carla Zambelli e la notifica giudiziaria proveniente da Miami nell'ambito della causa intentata dalle società Rumble e Trump Media hanno accresciuto la percezione di un'ingerenza esterna. Bruxelles segue con attenzione l'evolversi della tensione tra Brasilia e Washington, consapevole che un'escalation di misure extraterritoriali americane potrebbe destabilizzare gli equilibri commerciali e politici dell'intera regione latinoamericana, con ripercussioni sugli interessi europei.
Sul fronte interno, la condanna priva il bolsonarismo di uno dei suoi volti più riconoscibili in vista delle presidenziali del 2026. L'ineleggibilità fino al 2034, sancita dalla Lei da Ficha Limpa, impedisce a Eduardo di candidarsi, mentre fornisce al presidente Lula un argomento potente sul tema della sovranità nazionale. Tuttavia, il rischio di una radicalizzazione dello scontro non è scongiurato: Eduardo ha già definito il processo una «farsa a carte segnate» e ha annunciato che non presenterà ricorso, alimentando la narrativa vittimista che potrebbe mobilitare la base oltranzista. La partita, dunque, resta aperta, con il STF chiamato a difendere la propria autorità in un clima di crescente pressione internazionale.
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La Corte Suprema brasiliana ha condannato all'unanimità Eduardo Bolsonaro per aver tentato di coartare la magistratura cercando sanzioni statunitensi contro il Brasile. I giudici hanno sottolineato che fare lobbying all'estero contro il proprio paese non rientra nei doveri di un parlamentare. L'ex deputato è stato condannato a oltre quattro anni di carcere per aver ostacolato il processo al padre Jair Bolsonaro.
La Corte Suprema del Brasile ha condannato Eduardo Bolsonaro a quattro anni di carcere e otto anni di interdizione per aver cercato l'aiuto di Trump per boicottare il processo al padre. Il politico, che vive in Texas, è stato riconosciuto colpevole di coazione nel procedimento giudiziario.
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