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Trump ammette il fallimento del cambio di regime in Iran e detta le condizioni per il nuovo accordo

Al vertice G7 in Francia, il presidente americano riconosce l'insuccesso dei tentativi di rovesciare Teheran e annuncia una fase negoziale più agevole, senza investimenti diretti degli Stati Uniti.

L’ammissione più sorprendente è arrivata quasi en passant, durante l’incontro bilaterale con l’emiro del Qatar a Évian-les-Bains. Donald Trump ha riconosciuto che «ci sono stati sforzi per cambiare il regime in Iran, ma hanno fallito». Una frase che segna uno spartiacque rispetto alla retorica della «massima pressione» e che introduce la nuova architettura negoziale: il memorandum d’intesa con Teheran entra in una «seconda fase, più facile della prima», ha detto il presidente americano, precisando però che Washington «non investirà un solo dollaro» nella Repubblica Islamica. Il fondo per la ricostruzione, stimato in trecento miliardi di dollari, sarà alimentato dalle monarchie del Golfo, mentre gli Stati Uniti si concentreranno sul controllo del programma nucleare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

Secondo gli analisti mediorientali, la svolta riflette un realismo dettato dall’impossibilità di piegare il sistema iraniano con la sola pressione economica e militare. Trump ha elogiato la mediazione di Doha, definita «coraggiosa e positiva», e ha descritto gli attuali interlocutori iraniani come «persone razionali, più intelligenti dei gruppi precedenti, non estremiste». L’obiettivo primario resta impedire che Teheran ottenga un’arma nucleare: «Se ci proveranno, si scatenerà l’inferno», ha minacciato, rivendicando al contempo che gli Stati Uniti hanno già distrutto un sito contenente «polvere nucleare» in Iran. L’amministrazione americana intende inoltre acquisire l’uranio arricchito iraniano, mentre i colloqui tecnici della seconda fase affronteranno le misure di allentamento finanziario e i dettagli per la riapertura del corridoio marittimo strategico.

Da Teheran, la narrazione è opposta ma convergente sull’esito: la Guida suprema ha sempre negato qualsiasi ambizione atomica militare, e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha certificato la natura pacifica del programma. La disponibilità al dialogo viene letta come una vittoria della resistenza contro le sanzioni, mentre la promessa di non investire capitali americani rassicura l’ala dura del regime. Nell’ottica delle capitali del Golfo, il Qatar si ritaglia un ruolo di mediatore indispensabile, con l’emiro che ha evocato un partenariato commerciale da oltre mille miliardi di dollari con gli Stati Uniti. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, un accordo stabile ridurrebbe le tensioni sui mercati energetici e allenterebbe le pressioni migratorie dal Medio Oriente, ma gli osservatori di Bruxelles temono che l’esclusione dei canali diplomatici europei e la dipendenza dai finanziamenti del Golfo creino un equilibrio fragile, esposto ai contraccolpi delle rivalità regionali.

La dichiarazione sul fallimento del cambio di regime non è soltanto una confessione storica: ridisegna i confini della politica americana verso l’Iran, sostituendo la trasformazione forzata con un contenimento negoziato. Resta da vedere se la «fase più facile» resisterà alle pressioni interne a Washington, dove i falchi continuano a considerare il regime iraniano una minaccia esistenziale, e alle incognite di un Medio Oriente in cui la partita si gioca ormai simultaneamente su Libano, Siria e lo scacchiere nucleare. Per l’Italia, partner atlantico con profondi interessi energetici e commerciali nell’area, la priorità sarà monitorare la tenuta dell’intesa e la reale capacità del meccanismo di finanziamento regionale di stabilizzare l’economia iraniana senza innescare nuove spirali di instabilità.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affiniStampa del Golfo arabo
Stampa iraniana e affini/ regime
indignazionevittimismoscetticismo

Il presidente americano, definito un leader terrorista, ha confessato che i tentativi di rovesciare il governo iraniano sono falliti. Mentre parla di un accordo equo ed esclude qualsiasi investimento statunitense, Teheran ribadisce che le sue attività nucleari sono pacifiche, come confermato dagli ispettori internazionali e da un editto religioso.

Stampa del Golfo arabo
distaccopragmatismo

Dal vertice del G7, il presidente americano ha inviato una serie di messaggi, sottolineando che l'obiettivo principale dell'accordo nucleare è impedire all'Iran di ottenere una bomba. Ha elogiato l'attuale leadership di Teheran come razionale e accorta, avvertendo che qualsiasi tentativo di militarizzazione scatenerebbe conseguenze catastrofiche.

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martedì 16 giugno 2026

Trump ammette il fallimento del cambio di regime in Iran e detta le condizioni per il nuovo accordo

Al vertice G7 in Francia, il presidente americano riconosce l'insuccesso dei tentativi di rovesciare Teheran e annuncia una fase negoziale più agevole, senza investimenti diretti degli Stati Uniti.

L’ammissione più sorprendente è arrivata quasi en passant, durante l’incontro bilaterale con l’emiro del Qatar a Évian-les-Bains. Donald Trump ha riconosciuto che «ci sono stati sforzi per cambiare il regime in Iran, ma hanno fallito». Una frase che segna uno spartiacque rispetto alla retorica della «massima pressione» e che introduce la nuova architettura negoziale: il memorandum d’intesa con Teheran entra in una «seconda fase, più facile della prima», ha detto il presidente americano, precisando però che Washington «non investirà un solo dollaro» nella Repubblica Islamica. Il fondo per la ricostruzione, stimato in trecento miliardi di dollari, sarà alimentato dalle monarchie del Golfo, mentre gli Stati Uniti si concentreranno sul controllo del programma nucleare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

Secondo gli analisti mediorientali, la svolta riflette un realismo dettato dall’impossibilità di piegare il sistema iraniano con la sola pressione economica e militare. Trump ha elogiato la mediazione di Doha, definita «coraggiosa e positiva», e ha descritto gli attuali interlocutori iraniani come «persone razionali, più intelligenti dei gruppi precedenti, non estremiste». L’obiettivo primario resta impedire che Teheran ottenga un’arma nucleare: «Se ci proveranno, si scatenerà l’inferno», ha minacciato, rivendicando al contempo che gli Stati Uniti hanno già distrutto un sito contenente «polvere nucleare» in Iran. L’amministrazione americana intende inoltre acquisire l’uranio arricchito iraniano, mentre i colloqui tecnici della seconda fase affronteranno le misure di allentamento finanziario e i dettagli per la riapertura del corridoio marittimo strategico.

Da Teheran, la narrazione è opposta ma convergente sull’esito: la Guida suprema ha sempre negato qualsiasi ambizione atomica militare, e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha certificato la natura pacifica del programma. La disponibilità al dialogo viene letta come una vittoria della resistenza contro le sanzioni, mentre la promessa di non investire capitali americani rassicura l’ala dura del regime. Nell’ottica delle capitali del Golfo, il Qatar si ritaglia un ruolo di mediatore indispensabile, con l’emiro che ha evocato un partenariato commerciale da oltre mille miliardi di dollari con gli Stati Uniti. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, un accordo stabile ridurrebbe le tensioni sui mercati energetici e allenterebbe le pressioni migratorie dal Medio Oriente, ma gli osservatori di Bruxelles temono che l’esclusione dei canali diplomatici europei e la dipendenza dai finanziamenti del Golfo creino un equilibrio fragile, esposto ai contraccolpi delle rivalità regionali.

La dichiarazione sul fallimento del cambio di regime non è soltanto una confessione storica: ridisegna i confini della politica americana verso l’Iran, sostituendo la trasformazione forzata con un contenimento negoziato. Resta da vedere se la «fase più facile» resisterà alle pressioni interne a Washington, dove i falchi continuano a considerare il regime iraniano una minaccia esistenziale, e alle incognite di un Medio Oriente in cui la partita si gioca ormai simultaneamente su Libano, Siria e lo scacchiere nucleare. Per l’Italia, partner atlantico con profondi interessi energetici e commerciali nell’area, la priorità sarà monitorare la tenuta dell’intesa e la reale capacità del meccanismo di finanziamento regionale di stabilizzare l’economia iraniana senza innescare nuove spirali di instabilità.

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Stampa iraniana e affini/ regime
indignazionevittimismoscetticismo

Il presidente americano, definito un leader terrorista, ha confessato che i tentativi di rovesciare il governo iraniano sono falliti. Mentre parla di un accordo equo ed esclude qualsiasi investimento statunitense, Teheran ribadisce che le sue attività nucleari sono pacifiche, come confermato dagli ispettori internazionali e da un editto religioso.

Stampa del Golfo arabo
distaccopragmatismo

Dal vertice del G7, il presidente americano ha inviato una serie di messaggi, sottolineando che l'obiettivo principale dell'accordo nucleare è impedire all'Iran di ottenere una bomba. Ha elogiato l'attuale leadership di Teheran come razionale e accorta, avvertendo che qualsiasi tentativo di militarizzazione scatenerebbe conseguenze catastrofiche.

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