
Il bosco e la redazione: tornano i fantasmi di fine millennio
A quasi trent'anni dal found footage che fece credere al mondo di una strega nel Maryland, e a venti dal manuale di sopravvivenza nella moda, Blair Witch e Il diavolo veste Prada tornano con nuove incarnazioni pensate per un pubblico che non ha vissuto quegli incubi.
Nel 1999, tre attori furono lasciati per giorni in una foresta del Maryland con razioni di cibo progressivamente ridotte e istruzioni recapitate tramite biglietti nascosti tra gli alberi. Eduardo Sánchez e Daniel Myrick volevano che la paura fosse vera, che la telecamera tremasse per la stanchezza e non per la recitazione. Il risultato fu The Blair Witch Project, un film da sessantamila dollari che ne incassò duecentocinquanta milioni in tutto il mondo e convinse una fetta di spettatori che quei nastri ritrovati fossero autentici. Oggi, a distanza di quasi tre decenni, la Lionsgate ha annunciato che una nuova versione della leggenda arriverà nelle sale il 24 settembre 2027. Non un sequel, ma una «visione nuova» – secondo le parole del presidente Adam Fogelson – affidata alla regia di Dylan Clark e alla scrittura di Chris Thomas Devlin, con la produzione di Jason Blum e James Wan e il ritorno dei creatori originali in veste di produttori esecutivi.
Lo stesso impulso a riesumare icone di un passato che non passa attraversa l’universo della moda cinematografica. Il diavolo veste Prada, che nel 2006 trasformò il romanzo di Lauren Weisberger in un ritratto feroce e glamour del giornalismo patinato, ha appena vissuto un secondo trionfo al botteghino: 677 milioni di dollari nel mondo per il sequel diretto da David Frankel, che dal 29 luglio approderà su Disney+ e Hulu. Vent’anni dopo, Andy Sachs non è più l’assistente terrorizzata da Miranda Priestly, ma la editor di contenuti di Runway, alle prese con una rivista in crisi di identità nell’era digitale. Miranda, ancora interpretata da Meryl Streep, affronta uno scandalo istituzionale, mentre Emily Charlton – Emily Blunt – è diventata una potente executive di Dior con il potere di salvare o affondare i bilanci pubblicitari della testata. Accanto ai volti noti di Stanley Tucci e Tracie Thoms, il cast si allarga a Kenneth Branagh, Simone Ashley, Lucy Liu e a una sfilata di camei che vanno da Donatella Versace a Lady Gaga, in un gioco di specchi tra finzione e industria reale.
Le due operazioni, pur appartenendo a generi lontani, condividono una logica industriale e affettiva. Da un lato, la Blumhouse e la Atomic Monster di Wan provano a ripetere il miracolo di un horror che anticipò l’estetica virale di internet, quando il confine tra realtà e montaggio era ancora incerto. Dall’altro, la Disney scommette sulla nostalgia di una generazione che entrò nel mondo del lavoro con la paura di incontrare una Miranda Priestly e che oggi si riconosce in una Andy matura, costretta a rinegoziare potere e compromessi. In entrambi i casi, il richiamo non è solo economico: i creatori originali di Blair Witch – Sánchez, Myrick, Gregg Hale, e gli attori Joshua Leonard e Michael C. Williams – sono stati coinvolti per «preservare l’essenza della mitologia», mentre il ritorno del terzetto Streep-Hathaway-Blunt garantisce al Diavolo una continuità emotiva che nessun reboot avrebbe potuto costruire da zero.
Per lo spettatore europeo, e italiano in particolare, questi ritorni hanno il sapore di un doppio appuntamento con l’immaginario di fine millennio. Blair Witch arrivò nelle nostre sale quando il cinema horror stava abbandonando lo splatter per abbracciare l’inquietudine psicologica, e il suo stile “found footage” influenzò un’intera stagione di produzioni a basso costo, da Paranormal Activity a Rec. Il diavolo veste Prada, invece, parlava a un’Italia che faceva della moda un pilastro identitario e mediatico, e il suo lessico – dalla maglia cerulea alla borsa di Patricia Field – entrò nel vocabolario quotidiano. Oggi, la nuova Bruja de Blair si presenta con un teaser che mostra rami sospesi a formare la silhouette stilizzata che ossessionò milioni di adolescenti, mentre il Diavolo torna con un guardaroba firmato Molly Rogers, già oggetto di conversazione sui social ancora prima dell’uscita in streaming.
Alla fine, ciò che resta è la capacità di queste storie di adattarsi senza tradirsi. La strega del Maryland non sarà più una presenza appena intravista tra gli alberi, ma un mito da riscrivere per chi non ha mai avuto paura di perdersi in un bosco con una videocamera. Miranda Priestly, dal canto suo, non ha smesso di osservare il mondo con lo stesso sguardo che gelava il sangue nelle sale riunioni, ma ora lo fa in un ecosistema dove la carta patinata rischia di diventare un reperto archeologico. Due fantasmi di epoche diverse, entrambi convocati per ricordarci che certi incubi – siano essi fatti di rami secchi o di tacchi a spillo – non smettono mai di camminare accanto a noi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Due icone del cinema degli anni 2000, Il diavolo veste Prada e The Blair Witch Project, stanno tornando in trionfo. Il sequel sulla moda ha già conquistato le sale e arriverà in streaming a luglio, mentre il reboot horror promette di far rivivere il mito a un nuovo pubblico nel 2027. L'industria celebra la forza duratura di queste storie.
Lionsgate ha annunciato un nuovo film di Blair Witch per settembre 2027. I dettagli sono scarsi, ma il progetto mira ad espandere la mitologia. Anche il sequel de Il diavolo veste Prada è previsto in streaming.
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