
La ragazza d’acciaio e il cane avvelenato: il ritorno di Supergirl tra space western e bossa nova
Milly Alcock presta il volto a una Kara Zor-El ribelle e fragile, in un film che divide la critica e intreccia il destino del DC Universe con echi brasiliani e polemiche sull’intelligenza artificiale.
C’è un autobus alieno, scomodo e affollato, che la disegnatrice paulista Bilquis Evely ha immaginato guardando la caotica rua 25 de Março di San Paolo. Quella scena, nata da un ricordo di asfalto e folla, è finita in una delle graphic novel più celebrate di Supergirl, e oggi rivive sul grande schermo in un film che porta con sé, quasi per caso, un’impronta brasiliana. Non solo nei disegni di Evely e nei colori di Matheus Lopes, ma anche nella colonna sonora: il regista Craig Gillespie, per omaggiare il padre che canticchiava in casa, ha inserito una versione in inglese di «Garota de Ipanema» mentre la protagonista si lancia in una rissa per salvare il suo cane Krypto. Un dettaglio che racconta molto di questa nuova Supergirl: un’eroina sradicata, sporca, spesso ubriaca, che cerca pianeti dal sole rosso per sentirsi umana e affoga la nostalgia di Krypton nell’alcol.
La Kara Zor-El interpretata dall’australiana Milly Alcock – già rivelazione di House of the Dragon – è lontanissima dalla cugina solare di Superman. Il film, diretto da Gillespie e scritto da Ana Nogueira a partire dal fumetto Woman of Tomorrow di Tom King, si presenta come uno «space western» in cui la vendetta e la giustizia si mescolano al lutto. La trama è lineare: il mercenario Krem avvelena Krypto, e Supergirl ha settantadue ore per trovare l’antidoto, accompagnata suo malgrado dalla giovane aliena Ruthye, che cerca vendetta per la famiglia uccisa. La critica nordamericana ha reagito con freddezza: su Rotten Tomatoes il film ha raccolto un 57% di recensioni positive, ben al di sotto dell’83% di Superman, e testate come Forbes hanno già messo in dubbio la capacità di James Gunn di guidare il DC Universe quando non scrive o dirige in prima persona. In America Latina, invece, il giudizio è più sfumato: il quotidiano argentino Clarín riconosce il carisma di Alcock ma lamenta un copione «piatto» e un villain unidimensionale, mentre La Razón, in Spagna, elogia il viaggio di autoscoperta di una protagonista «rotta dentro» e la scelta azzeccata di Jason Momoa nei panni del cacciatore di taglie Lobo.
In Asia, i media indonesiani hanno sottolineato la dimensione emotiva del personaggio, descrivendo la pellicola come un racconto di trauma e resilienza che si distacca dall’ottimismo di Superman. In Europa, il quotidiano svedese Uppsala Nya Tidning parla di un ritorno «tiepido» dopo il flop del 1984, mentre il francese Le Devoir apprezza l’interpretazione «sbalorditiva» di Alcock ma nota un avvio lento e un cattivo caricaturale. In Italia, il podcast de Il Post ha ironizzato sulla corsa contro il tempo per salvare il supercane, accostando la vicenda a quella, ben più terrena, del film Artificial di Luca Guadagnino, che rischia di non trovare un distributore dopo il dietrofront di Amazon.
Ed è proprio il caso Guadagnino ad allargare lo sguardo oltre il pianeta Krypton. Artificial, con Andrew Garfield nei panni del fondatore di OpenAI Sam Altman, è stato scaricato da Amazon MGM Studios dopo un accordo da miliardi di dollari tra il colosso di Jeff Bezos e la stessa OpenAI. Secondo la stampa statunitense, il film dipinge Altman come un sociopatico e Elon Musk come un manipolatore, e nessuno studio sembra disposto a distribuirlo, nonostante le prime proiezioni riservate abbiano ricevuto commenti per lo più elogiativi. Una vicenda che, mentre Supergirl combatte contro il veleno e i traumi del passato, ricorda come i veri mostri, oggi, non vengano dallo spazio ma dalle sale riunioni della Silicon Valley.
Alla fine, Supergirl resta sospesa tra la polvere dei pianeti lontani e il silenzio dello spazio, dove Kara lancia un urlo muto che racchiude tutte le sue perdite. Un’immagine che forse dice più di mille recensioni: la ragazza d’acciaio non ha ancora trovato casa, ma ha smesso di cercare solo bar in cui stordirsi. E mentre il suo cane Krypto attende l’antidoto, il DC Universe trattiene il respiro, consapevole che il prossimo appuntamento con il destino si chiama Wonder Woman, e che il nome di Gal Gadot, per ora, non compare da nessuna parte.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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DC Studios punta su Supergirl per rilanciare il suo franchise supereroistico, offrendo un'avventura cosmica attraverso nove pianeti. Il film arriva senza scene post-crediti, rompendo con le convenzioni del genere, e si consiglia ai fan di recuperare i precedenti capitoli dell'Universo DC prima della visione.
Supergirl offre una tipica narrazione oscura DC di vendetta e giustizia, ma con un tocco colorato e comico che ricorda Guardiani della Galassia. Il film segue Kara Zor-El in un viaggio interstellare, fondendo lo stile cupo dello studio con una sensibilità più leggera e giocosa.
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