
La rivincita del silenzio: spegnere le notifiche e riscoprire il tempo vissuto
Dall'Indonesia alla Svezia, passando per l'Italia, una generazione cresciuta a doppio schermo sta imparando a disconnettersi per ritrovare attenzione, relazioni e una forma più autentica di benessere.
Abdulkader Tammo ha diciassette anni e vive a Sundsvall, nel nord della Svezia. In un editoriale pubblicato sul quotidiano locale, ha raccontato con lucidità ciò che molti adulti faticano ad ammettere: «È facile che le vacanze estive diventino solo sveglie tardive e ore davanti al cellulare. Prima che te ne accorga, un'altra settimana è passata». La sua non è una lamentela contro la tecnologia, ma la presa di coscienza di un giovane che, come milioni di coetanei in Europa, sta imparando a dare un nome a quella sensazione di vuoto che segue ore di scroll infinito.
Quella stessa sensazione è al centro di un'ampia riflessione che arriva dal mondo islamico. In Indonesia, la rivista accademica Al-Muharrik ha dedicato un numero monografico al rapporto tra Islam e tecnologia, mettendo in guardia contro l'illusione della connettività: i social media creano un senso di vicinanza che spesso maschera isolamento e solitudine. Il concetto islamico di amanah – la responsabilità e la trasparenza nella custodia dei dati altrui – viene invocato come argine etico contro lo sfruttamento commerciale delle informazioni personali. Parallelamente, in Bangladesh, studiosi musulmani sottolineano come la gratitudine (shukr) per le piccole cose quotidiane possa contrastare l'ansia da confronto sociale che i feed algoritmici alimentano senza sosta.
La psicologia occidentale, nel frattempo, sta mappando con strumenti empirici ciò che queste tradizioni spirituali suggeriscono da secoli. Ricercatori statunitensi hanno osservato che il fenomeno del double screening – guardare la tv tenendo il telefono in mano – non è semplice multitasking, ma un meccanismo di difesa contro il disagio del silenzio e della solitudine. Chi spegne le notifiche per l'intera giornata, secondo studi condotti negli Stati Uniti, non lo fa per isolarsi, ma per riconquistare la capacità di concentrazione profonda e per proteggere la propria energia mentale. Sono spesso persone introverse, che trovano nelle interazioni faccia a faccia e nei tempi lunghi della riflessione una fonte di soddisfazione più stabile rispetto alla gratificazione istantanea dei like.
In Italia e nel resto d'Europa, questa riscoperta del valore dell'attenzione si manifesta in piccoli gesti quotidiani: la scelta di guardare di nuovo una vecchia serie tv invece di avventurarsi in un catalogo infinito di novità, il piacere di camminare con le mani dietro la schiena – postura che la psicologia associa a sicurezza di sé e pensiero meditativo – o la decisione di un padre americano di portare i quattro figli adolescenti in vacanza ai Caraibi, nonostante la consapevolezza che potrebbe essere l'ultima tutti insieme. «Non so se sarà l'ultima vacanza di famiglia», ha scritto in un diario personale ripreso dalla stampa, «ma so che sono grato di averla vissuta prima che la finestra si chiudesse».
Forse è proprio questa la cifra del cambiamento: non una rinuncia al digitale, ma una sua riforestazione emotiva. Mentre i manuali di bon ton made in Indonesia ricordano che la vera classe non sta nell'esibire il prezzo di un orologio ma nel ringraziare chi ti ha detto la verità, e gli psicologi di Giacarta osservano che chi ama i film horror allena inconsapevolmente la resilienza, il mondo sembra riscoprire che la maturità emotiva si misura dalla capacità di non lasciarsi disturbare da ciò che non conta. L'immagine che resta è quella di un ragazzo svedese che, in una sera d'estate, appoggia il telefono e decide di uscire a fare una passeggiata, senza una meta precisa, solo per sentire che la giornata gli appartiene davvero.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il rumore digitale è il risultato di un uso irresponsabile dei social media. La soluzione è un'etica della comunicazione che responsabilizzi ogni utente. Solo così si può ritrovare il silenzio interiore.
Il rumore digitale richiede un intervento legislativo. Lo Stato sta aggiornando le leggi per regolare il cyberspazio e proteggere i cittadini. La soluzione è legale e istituzionale.
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